Un'Italia da export: intervista a Vino à Porter

Un'Italia da export: intervista a Vino à Porter
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02 Novembre 2016
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica “Un’Italia da Export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra le startup più interessanti nell’universo delle giovani imprese italiane c’è Vino à Porter, un sommelier virtuale che accompagna l’utente in un viaggio esperienziale, tra i gusti e gli abbinamenti alle ricette, verso il vino ideale per ogni esigenza, categorizzato in 12 caratteri differenti. Vino à Porter, grazie al test del gusto, seleziona il vino ideale per l’utente senza però fare domande tecniche sul vino ma concentrandosi sulle preferenze gastronomiche di ciascuno. Nell’intervista che l’azienda ci ha concesso si è parlato anche di mercati esteri ed in particolare di USA, Singapore, UK e Germania considerati fra i mercati più attrattivi ed alto potenziale per lo sviluppo di questa innovativa idea imprenditoriale.

Da dove nasce l’idea di Vino à Porter?

Pur cercando di provare a diventare oggi imprenditori nel settore vinicolo, fino a poco tempo fa eravamo quattro semplici consumatori esigenti: volevamo vino adatto ai nostri gusti o alle nostre cene, senza spendere più di 1 minuto per sceglierlo. Cercavamo sempre qualcosa di nuovo e che potesse essere consegnato a casa in fretta e a temperatura giusta. Non trovando un servizio che rispondesse all’esigente domanda, abbiamo deciso di metterci in gioco. Vino à Porter è la soluzione che abbiamo trovato per esigenze irrisolte nella vendita del vino: diminuire l’ansia della scelta e avvicinare la generazione dei trentenni al vino. La chiave è rendere semplice e veloce l’acquisto di un bene complesso, rispettando la serietà e le innumerevoli sfumature che lo contraddistinguono. Vino à Porter è un sommelier virtuale che accompagna l’utente in un viaggio esperienziale, tra i gusti e gli abbinamenti alle ricette, verso il vino ideale per ogni esigenza, categorizzato in 12 caratteri differenti. Questo processo avviene utilizzando strumenti tecnologici all’avanguardia (algoritmo, machine learning e cognitive intelligence), un’interfaccia immediata e accattivante e servizi just-in-time, consegna a casa in 30min - quest’ultimo tassello è offerto grazie alla partnership con un’altra start up tutta italiana, che ora supporta Vino a Porter nella logistica su Milano, WineLivery. Il test del gusto seleziona il vino ideale dell’utente senza fare domande tecniche sul vino concentrandosi invece sulle preferenze gastronomiche di ciascuno. Il test dell’abbinamento inoltre va oltre il semplice sistema tagging carne-pesce, combinando le diverse tipologie di queste con verdure e formaggi. Tutto ciò è possibile grazie anche alla collaborazione di sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier), tra cui un diplomato al Master Sommelier ALMA AIS, che hanno collaborato nella creazione di uno specifico algoritmo, poi posto alla base dei nostri test, e affiancano quotidianamente il team nella scelta e selezione di nuove e sconosciute cantine di qualità. Nel processo di selezione coinvolgiamo anche i nostri utenti che si iscrivono alle nostre degustazioni settimanali gratuite, nelle quali in un’atmosfera totalmente informale con i nostri sommelier ed alcuni produttori parliamo con loro dei vini e facciamo un “blind-tasting”, così da avere anche la loro visione dei caratteri dei vini.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Noi siamo quattro trentenni, con un passato in importanti realtà della consulenza e dell’innovazione. Marco cresce professionalmente come consulente strategico in The Boston Consulting Group e consegue un Master in Business Administration presso INSEAD. Matteo, cresce professionalmente in IBM lavorando come consulente per l’innovazione dei processi aziendali e nel rimanente tempo libero sviluppa alcuni business nel Food&Beverage. Lorenzo, ha lavorato come consulente strategico in The Boston Consulting Group, per poi dedicarsi allo sviluppo della divisione telefonia mobile in Facile.it. Alessandro, anche lui con un Master in Business Administration presso INSEAD, ha lavorato come consulente strategico per The Boston Consulting Group, specializzato nel settore consumer. Tutti e quattro eravamo estremamente soddisfatti della nostra carriera e crescita professionale, ma un giorno, tre di noi, durante un road trip fra Europa e Medio Oriente, ci siamo fermati e abbiamo preso una decisione: metterci in gioco come imprenditori nel settore del vino.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Il mercato italiano, specialmente quello del vino, è molto “all’antica”. I consumatori italiani, infatti, si fidano ancora poco delle giovani realtà online che non hanno una presenza fisica e duratura sul territorio. La più grande sfida di una startup italiana sta quindi nel doversi guadagnare la fiducia del consumatore, e per farlo ha poco tempo ridotte risorse economiche. Una seconda difficoltà sta nel reperimento del capitale necessario allo sviluppo di un’attività imprenditoriale. Per lo stesso motivo sopra citato, la startup italiana incontra una grande sfida nella ricerca di investitori lentamente migliorando, con fondi specializzati nello sviluppo di realtà giovani, ma siamo ancora lontani da contesti di incubazione fertili come l’area della Silicon Valley degli Stati Uniti oltre oceano, Singapore in Asia o UK in Europa.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Per entrambe le risposte, crediamo che i mercati più attrattivi come mercato potenziale e come facilità nel trovare capitale siano l’area della Silicon Valley degli Stati Uniti oltre oceano, Singapore in Asia o UK e Germania in Europa. Questi mercati tuttavia, sono proprio a causa della loro attrattività molto competitivi e, per gareggiare in questi mercati, bisogna essere solidi e strutturati, pertanto abbiamo scelto di giocare la nostra partita in casa per acquisire quelle competenze nel mercato del vino che solo l’Italia e le sue logiche possono insegnare. Il contesto italiano, ad oggi, infatti non è ideale come in altri Paesi per una startup digitale (sebbene negli ultimi anni tale contesto stia cambiando e migliorando), ma proprio per questo abbiamo deciso di testare il nostro modello qui, perché più sfidante. Inoltre, siamo in un contesto dove la startup straniera difficilmente può venire a competere con noi per evidenti barriere culturali e di linguaggio e quindi si va a ridurre il panel di potenziali competitor.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Cavalcando l’onda del “non si finisce mai di imparare” penso che più si partecipi a programmi e tutoraggi meglio sia, considerando però che nessuno da niente per niente e quindi rendersi bene conto del valore della propria idea o progetto. Detto ciò sono sicuro che il programma giusto o il tutoraggio mirato e in focus con la direzione di una startup possa essere utile, dando un vantaggio competitivo notevole, la domanda principale rimane sempre “a che prezzo?”.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Siamo noi che necessitiamo di consigli, ma se proprio dobbiamo pensare a qualcosa da consigliare è usare l’unica arma che ad oggi abbiamo tutti ed utilizzarla è ancora gratis: la propria curiosità e fiducia nella propria idea. Il rendersi profeta di un modello e togliere l’opzione che “non funzioni”; questo non vuol dire che non deve essere modificato o accettare feedback esterni, vuol dire semplicemente credere nell’utilità della propria idea.

Obiettivi per il futuro…

Se devo considerare la nostra mission più alta, l’obbiettivo è quello di avvicinare sempre più gli amanti e i curiosi di questo mondo, ma che non ne hanno una conoscenza profonda, a scoprire sempre più vini. Considerando invece gli obiettivi operativi, oltre all’ingresso della app negli store di Apple e Android, c’è la volontà di affinare sempre di più ed esportare l’algoritmo ed il modello in altre città, così come all’estero, per garantire capillarità nel servizio e nella scoperta.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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