Un'Italia da export: intervista a Zonin1821

Un'Italia da export: intervista a Zonin1821
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07 Dicembre 2016
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica “Un’Italia da Export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra queste c’è Zonin1821, una delle più importanti realtà imprenditoriali vitivinicole italiane, apprezzata e riconosciuta a livello internazionale. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Di Gioia, Head of Sales and Marketing dell’azienda, che ha spiegato il segreto del successo di Zonin1821 ed il perché del forte orientamento a puntare sul mercato cinese…

Ci racconti la storia di Zonin1821…

Quella di ZONIN1821 è una storia secolare, che si tramanda da sette generazioni, con radici a Gambellara, nel cuore del Veneto, in una terra ad altissima vocazione vitivinicola. Nel segno della continuità familiare, i tre fratelli Zonin rappresentano l’ultima generazione della storia aziendale. ZONIN1821 rappresenta una delle più importanti realtà imprenditoriali vitivinicole private in Italia e tra le prime anche all’estero. Riconosciuta a livello internazionale come una delle aziende italiane più importanti e innovative, con un fatturato consolidato che registra un incremento del +16% rispetto al 2014 oggi ZONIN1821 vanta un ampio portafoglio di vini di qualità, che comprende quelli del noto marchio Zonin e i vini prodotti e imbottigliati nelle nove tenute situate nelle regioni a più alta vocazione vitivinicola in Italia, oltre alla tenuta di Barboursville Vineyards, in Virginia (USA).

Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della Sua Azienda sul mercato attuale?

ZONIN1821 produce, distribuisce, vende e commercializza i marchi appartenenti alla Famiglia Zonin in Italia e all’estero, grazie a oltre 600 collaboratori. Da tale statement derivano i tre principali punti di forza di cui siamo orgogliosi e per i quali ci impegniamo quotidianamente: il capitale umano, la sostenibilità e la qualità dei vini di cui controlliamo totalmente la filiera e l’internazionalizzazione. Per raggiungere i nostri obiettivi, in un concetto di “imprenditoria umanistica” che perseguiamo con determinazione, il nostro primo asso nella manica sono le risorse umane. Il nostro desiderio principale oggi, in tal senso, è quello di ampliare sempre più il gruppo di under 30 interno all’azienda. Così promuoviamo non solo la cultura enologica ma, su tutto, la crescita delle risorse umane interne: abbiamo investito molto nei nostri collaboratori delegando loro, via via, il processo decisionale, creando un ambiente dinamico, che garantisca il giusto equilibrio di competitività, impegno quotidiano, formazione continua e confort. Dirette conseguenze di questo approccio, sono un’attitudine internazionale verso il mercato e l’evoluzione costante del team multiculturale interno. Il rispetto e la cura per l’ambiente costituiscono un ulteriore valore fondamentale per la cultura e la filosofia della Famiglia Zonin: solo una grande e scrupolosa attenzione per i dettagli in ogni fase della lavorazione dell’uva, dalla vigna alla bottiglia, produce vini di alta qualità e solo la tutela dell’ambiente durante l’intero processo di produzione del vino lo rende un prodotto sostenibile. E qui entra in gioco, in particolare, la professionalità dei Direttori, winemaker e agronomi delle aziende agricole, che hanno dato vita a vini straordinari ed unici quali Aquilis, Amarone, Oltrenero, Moscato, Il Solatio, Rocca di Montemassi, Altemura, Deliella, Octagon, solo per citarne alcuni.

In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per l’azienda?

Nell’ultimo decennio io e tutti i collaboratori abbiamo lavorato assiduamente sul futuro della ZONIN1821 e insieme siamo riusciti a cambiare radicalmente la nostra strategia. Da un’azienda di produzione più tradizionale, ne abbiamo creata una sempre più qualitativa e “market oriented”. Gli obiettivi raggiunti sono stati tanti, anche se quello cui abbiamo dedicato più ore di lavoro nell’ultimo lustro e a cui siamo quindi particolarmente legato, è stato la fase dell’internazionalizzazione di ZONIN1821. La forte attenzione ai trend e alle opportunità del mercato nazionale e internazionale, attraverso strategie di marketing realizzate ad hoc in ogni Paese, ci permettono infatti di diffondere una cultura del vino italiano di qualità capillare.

Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

L’apertura ai mercati esteri per noi è una scelta strategica, che fa parte del dna della nostra azienda. Attualmente esportiamo in esattamente 115 Paesi, siamo un’azienda giovane e dinamica, che fattura 186 milioni di euro. Questi risultati e l’amore per il mio lavoro mi offrono sempre nuovi stimoli che condivido quotidianamente con il mio team che ha un’età media di circa 30 anni.

Qual è il “peso” delle attività internazionali oggi sul suo business?

L’85% della produzione di ZONIN1821 è esportato in oltre 110 Paesi, tra cui spiccano gli Stati Uniti, la Germania, l’Inghilterra, il Benelux, la Svizzera. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, già da qualche anno, gestiamo le vendite e il marketing localmente attraverso le due società controllate di distribuzione – ZONIN1821 USA (nata nel 2003) e ZONIN1821 UK (nata nel 2006), che nel 2014 hanno hanno fatturato rispettivamente 57 milioni di dollari e 25 milioni di sterline. Due anni fa in Cina è nata la ZONIN1821 China (la terza business unit a capo della Famiglia Zonin), con sede a Shanghai, per promuovere la commercializzazione dei vini della famiglia Zonin in tutto il Far East e con l’obiettivo di perfezionare i rapporti con i distributori e il posizionamento di marca. Lo scorso anno, inoltre, ZONIN1821 ha incrementato le esportazioni nel mercato australiano, che continua ad apprezzare il vino e la qualità “made in Italy”, in particolare le eccellenze prodotte dalla Famiglia Zonin che rappresentano il 25% del mercato del vino italiano importato in Australia. A conferma del riconoscimento internazionale che ci viene attribuito, la nota rivista inglese Drinks International, ha premiato il brand Zonin per il terzo anno consecutivo tra i “Top 50 Most Admired Wine Brands”.

Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Abbiamo tuttora, e incrocio le dita, ottimi rapporti in tutti i Paesi in cui esportiamo. Pensando a un’eccezione, potrei dire che forse, per le rispettive situazioni economiche e geo-politiche in parte oggi compromesse, due dei mercati in generale più difficili per il vino ma sempre interessanti sono attualmente il Brasile e la Russia. Ma noi non demordiamo mai.

Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

Il nostro focus principale resta la Cina. Nel 2015 abbiamo scelto Shanghai come sede di ZONIN1821 China, perché è la metropoli economica del Paese, grazie alla sua particolare posizione geografica e strategica, oltre al fatto che ci garantisce una base logistica solida per penetrare nei mercati di tutti i Paesi dell’Estremo Oriente, come quelli coreano, vietnamita e giapponese. In queste realtà, in tre anni, i volumi delle importazioni di vino italiano sono cresciute del 30% circa e il vino nazionale, così come l’‘italian style’, sono sempre più apprezzati e rappresentano una quota di mercato davvero rilevante. Sebbene il mercato cinese sia complesso e dominato per l’83% dai vini domestici, puntiamo in particolare a conquistare nuovi estimatori delle sue eccellenze nella fascia media della popolazione, quella che tende sempre più a consumare abitualmente vino.

Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

Dobbiamo fare più sistema con tutti i soggetti del territorio e del mercato: aziende, winelover, ristoranti, enoteche, winebar, sommelier, distribuzione organizzata per condividere e promuovere un processo culturale univoco. Il consumo di vino al ristorante potrà crescere, con una forte tendenza a consumare vini al bicchiere, indice del fatto che la modalità di consumo è cambiata e che dobbiamo muoverci per trovare le formule opportune per essere al passo coi tempi. La cultura della qualità e del territorio, anche per la distribuzione moderna, saranno il focus su cui concentrare gli sforzi nei prossimi anni. Certamente dobbiamo insistere sul tema della cultura perché, se circa l’85% dei consumatori ritiene di non conoscere il vino, significa che da qui dobbiamo partire per promuoverlo attraverso un marketing della conoscenza, per il quale tutti dobbiamo essere disposti a investire.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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