Un'Italia da export: intervista con Praesto

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18 Gennaio 2017
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica settimanale “Un’Italia da Export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra le startup più interessanti del Belpaese c’è Praesto, una piattaforma che tramite app permette ai suoi affamati utenti di preordinare il proprio pranzo al ristorante, arrivando quando il pasto è già pronto per essere servito e saltando la fila alla cassa (si paga con carta di credito). Ne abbiamo parlato con Nicole Silvya Bouris, una dei founder di Praesto, che ci ha tenuto a sottolineare che “la difficoltà più grande è attrarre fondi” e che dopo “un piccolo investimento da parte di un business angel privato” ora gli sforzi della startup sono rivolti verso la ricerca di un investitore più grande che possa assicurare un’espansione capillare del progetto prima a Milano e poi in Europa.

Da dove nasce l’idea di Praesto?

Praesto nasce per due necessità fondamentali che i fondatori hanno notato durante la loro quotidianità: il primo è il bisogno delle persone di mangiare bene senza perdere tempo in pausa pranzo e il secondo è quello dei ristoratori di ottimizzare il turnover dei tavoli durante il picco della pausa pranzo.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

E’ stato molto importante scegliere le persone che potessero rendere il team autosufficiente. Ci siamo impegnati ad internalizzare tutte le risorse necessarie affinché il progetto potesse crescere senza dover pagare dipendenti. Praesto è dotata di sviluppatori backend e frontend (iOS e Android), designer e business developers.
Per noi, tutte le risorse che abbiamo sono state fondamentali per lo sviluppo dell’idea. E’ stato importante che tutti fossero sempre presenti e operativi.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

La difficoltà più grande è attrarre fondi. Tutti vogliono metriche, che però non è facile raccogliere se non si hanno fondi. Quindi è un cane che si morde la coda!
Noi, fortunatamente, avendo internalizzato tutto ciò di cui avevamo bisogno, non abbiamo avuto difficoltà nel dimostrare che Praesto fosse un’idea valida e che dunque funzionasse. Proprio per questo siamo stati capaci di raccogliere quelle metriche che i business angels e i fondi vogliono sentirsi presentare. Dopo un piccolo investimento da parte di un business angel privato, siamo alla ricerca di un investimento più grosso che ci permetta di espanderci in maniera capillare a Milano e poi in Europa.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

I nostri target sono i mercati in cui le persone danno molta importanza al tempo: luoghi in cui perdere la mezz’ora in fila fuori al ristorante ha per le persone un costo elevato. Quindi la città più ambita è di certo Londra. Oltre a Londra, in Europa, ci sono Berlino e Parigi. In Italia ci hanno contattato da Napoli e Treviso per poter provare a lanciare il servizio. All’estero ci hanno contattato da Dubai.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Tutto dipende da ciò che una startup cerca. Bisogna essere molto accorti nello scegliere l’incubare: costi e quote che vogliono in cambio dei servizi. In particolare, i tutoraggi sono utili per coloro che non hanno studiato o non hanno esperienza con marketing e finanza/accounting.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Quando crei il tuo team, sceglietelo bene. Scegli le persone in base alle competenze e non le amicizie, scegli le risorse che servono per lo sviluppo dell’idea. Non solo il team è il cuore pulsante della startup ma è anche un punto molto importante che un investitore vuole analizzare prima di investire.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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