Italiana Vera, un successo che nasce dalla passione per il pomodoro

Italiana Vera, un successo che nasce dalla passione per il pomodoro
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23 Agosto 2017
Categoria: Un'Italia da Export

Con Diana Attianese, fondatrice di Italiana Vera, abbiamo parlato di una storia di un’azienda che nasce dalla passione per il pomodoro con l’intenzione di proporre una visione innovativa del mangiar bene, mangiar sano e - soprattutto - mangiare italiano.

Ci racconti brevemente la storia della sua azienda…

Italianavera è la mia storia, è la storia di una donna che ha avuto la fortuna di nascere tra le distese di campi di pomodoro a San Marzano sul Sarno. Ed è da quei luoghi e dai ricordi d’infanzia che sono partita perché rappresentano le mie radici: ricordo quando ero ancora una bambina e, andando con mio padre nei campi a valutare il grado di maturazione del pomodoro, restavo incantata da come, la lavorazione di quel frutto, regalasse prodotti così buoni ed intensamente profumati. Tutte le mie estati erano scandite dalla raccolta dei pomodori, c’era sempre un gran fermento intorno, le donne svolgevano il lavoro più importante, la loro esperienza e la conoscenza della materia prima le portava a scegliere i frutti più maturi. Osservavo di nascosto il loro operato e cercavo di carpirne i segreti.

Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della sua azienda sul mercato attuale?

Parlare di successo mi sembra un tantino esagerato: il percorso è iniziato da poco ed è ancora tutto da scrivere. Il mio è un progetto di cultura e di diffusione di valori legati al territorio: è la voglia di raccontare la tradizione e la passione italiana di “fare pomodoro”. In un vasetto racconto l’odore del ragù della nonna la domenica mattina, E soprattutto le sensazioni e le emozioni legate a quel tempo lontano, al vissuto di ognuno di noi.

In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per la sua azienda?

Più che di necessità io parlerei di opportunità, di desiderio di far conoscere il nostro modo autentico di mangiare, al di fuori dei confini nazionali. L’Italia resta comunque un Paese complicato. Il nostro problema è che spesso non riusciamo a fare squadra e questo, ahimè, ci danneggia. I mercati internazionali rappresentano in tal senso un’importante sfida ed un’ottima opportunità di sviluppo. Esportare un sugo che sia buono ma anche facile da preparare e con un packaging accattivante è sicuramente un obiettivo ambizioso, dato che il mercato del marchio privato e quello del brand storico detengono un’ampia fetta di mercato. Non voglio snaturare il mio prodotto scendendo a compromessi, si tratta di cercare il giusto equilibrio. Piazzare sul mercato un prodotto di qualità dal target non economico non è semplice, i mercati vanno studiati costantemente in maniera approfondita.

Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

Ho puntato tutto sulla qualità, sull’origine delle materie prime e sul modo di lavorarle. Ho unito il concetto di qualità a valori quali la trasparenza, l’autenticità dei sapori, la rievocazione della tradizione vera e del saper fare italiani. La mia azienda è giovanissima e si affaccia pian piano ai mercati europei collocandosi in prestigiose food hall. L’obiettivo è sicuramente ambizioso, ma va costruito passo dopo passo, con un processo di crescita sostenibile ed una strategia ben delineata.

Qual è il “peso” delle attività internazionali oggi sul suo business?

Le attività internazionali hanno da sempre avuto un peso importante per lo sviluppo del mio brand. Grazie alle fiere internazionali ho avuto la possibilità di far conoscere più velocemente le mie produzioni e raccontare la mia passione che mi porta ad essere sempre più esigente ed attenta alla qualità dei miei prodotti

Nel vostro percorso di espansione all’estero siete stati supportati da strutture pubbliche e/o da società di consulenza private?

In realtà no! Nel senso che non ci siamo affidati a nessuna struttura pubblica o società di consulenza privata. Ho cercato di mettere giù il progetto ed, individuati gli step da seguire, ho contato sul supporto della regione Campania che mi ha permesso di usufruire dei bandi legati al sostegno finanziario per gli spazi espositivi fieristici.

Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Quando si tratta di mercati extra Ue è importante conoscere tutta la normativa e le pratiche legate all’esportazione. In parte ho studiato in prima persona la documentazione necessaria per esportare nei Paesi esteri e mi sono avvalsa del l’ausilio di consulenti esperti che hanno arricchito la mia formazione. Ritengo che la formazione sia un momento fondamentale di crescita e sviluppo del mio progetto di impresa.

Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

Nel nostro immediato futuro c’è la necessità di continuare a proporre un prodotto naturale, sughi “da mangiare”, perché definirli sughi pronti fa pensare a qualcosa di industriale e i nostri sughi sono cucinati con soffritto fresco e ortaggi selezionati direttamente dal campo per poi essere lavorati a mano, proprio come in una cucina casalinga. Quindi occhi puntati sul prodotto e sulla comunicazione, promuovere in maniera moderna, ironica, “al femminile”, il pomodoro e le sue declinazioni per poter arrivare a nuovi mercati. Diciamo che nel prossimo futuro c’è il consolidamento di posizioni acquisite e lo sviluppo di mercati che hanno già dimostrato interesse per i nostri prodotti.

Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

Per portare avanti un’idea imprenditoriale innanzitutto bisogna avere una grande passione ed una visione di insieme delle cose. Se ami ciò che fai sei già un passo avanti rispetto agli altri e se a questo aggiungi conoscenza del settore, umiltà, voglia di fare e tanti altri piccoli ingredienti, riesci a dare alla tua attività quel quid che fa la differenza.
Ci vuole coraggio, forza, tenacia, perseveranza e costanza. E’ importante conoscere almeno due lingue straniere, avere competenze trasversali in vari ambiti, continuare a mettersi in gioco anche se le difficoltà non mancano. Alla base di tutto c’è l’essere positivi e propositivi, fissare l’obiettivo ed essere perseveranti nel raggiungerlo: non è facile ma le soddisfazioni riempiono i vuoti e costituiscono la spinta a fare meglio e con maggiore entusiasmo!

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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