Da Capoterra a Las Vegas: Clhub sbarca al CES

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05 Gennaio 2018
Categoria: Un'Italia da Export

Grande attesa per il CES (Consumer Electronic Show) di Las Vegas in programma dal 9 al 12 gennaio, la fiera dell’hi-tech più importante dell’anno con oltre 180.000 visitatori provenienti da tutto il mondo. Tra i temi più caldi per il 2018 spiccano l’intelligenza artificiale, le reti veloci, la robotica, il riconoscimento vocale e le analisi biometriche per aumentare la sicurezza. La grande novità sarà anche la nutrita spedizione di startup italiane che verranno ospitate per la prima volta all’interno dell’Eureka Park Marketplace.

Tra queste spiccano Veranu, Autentico e Namastree che fanno parte del venture incubator internazionale Clhub con sedi a Capoterra (Cagliari), Santa Monica (California) e Milano. Dalla mattonella che produce energia, alla startup che riconosce il vero Made in Italy, fino all’albero della vita che trasforma l’aria in acqua grazie ai pannelli solari: ecco come la Sardegna cercherà di conquistare gli investitori americani al prossimo CES di Las Vegas.

A tal proposito abbiamo intervistato Giovanni Sanna, giovanissimo cofondatore di Clhub, che in pochi anni è riuscito a portare il meglio dell’innovazione sarda oltreoceano.

Da Cagliari a Las Vegas: il venture incubator Clhub in pochi anni è riuscito a portare ben 3 startup innovative al CES 2018 di Las Vegas. Quale è stato il vostro percorso? Quali sono i prossimi obiettivi?

Il CES rappresenta per noi un importantissimo traguardo a seguito di un ottimo lavoro e processo di internazionalizzazione con un focus principale proprio sul mercato statunitense. L’evento vuole però rappresentare per noi solo un punto di partenza, per le startup del nostro portafoglio che saranno presenti e esporranno in anteprima mondiale i propri prodotti, e tra i futuri obiettivi abbiamo proprio il rafforzamento della presenza internazionale.

Non solo Stati Uniti, ma Clhub ha riscosso un grande successo anche a Singapore. Quali sono i mercati più interessanti per le startup Made in Italy?

In questo momento notiamo tanto fermento in giro per il mondo, non è infatti solamente Silicon Valley, Londra o Israele ad attrarre la nostra attenzione e degli operatori del settore, ma diciamo che ci sono tantissime aree nel mondo che oggi vanno considerate. Per quanto ci concerne, avendo peraltro rispetto ad altri dei focus che vanno maggiormente verso la green economy e l’ioT, siamo attratti da quei mercati in cui la presenza di fondi specializzati o la richiesta di queste tecnologie è elevata, e quindi guardiamo di buon occhio gli USA e recentemente l’Asia, dove vorremmo posizionarci in Giappone entro la fine del 2018.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra oggi nel mercato italiano? Differenze con i mercati esteri?

Il mercato italiano, e soprattutto l’ecosistema innovazione, è di recente emanazione e si fa ancora molta fatica per la diffusione della cultura dell’innovazione verso istituzioni e imprese, aspetto fondamentale per lo sviluppo del mercato italiano. Infatti tra le maggiori difficoltà che una startup incontra rispetto ad altri mercati è proprio la pesante burocrazia sull’avvio e la gestione di imprese, e nonostante si sia fatto parecchio in termini di nuove leggi, c’è ancora molto da fare e probabilmente siamo solo all’inizio. Tuttavia ritengo che sarà fondamentale per il futuro, e che ci farà avvicinare eventualmente ai mercati esteri che utilizziamo come riferimento, l’ingresso dei fondi internazionali che investano attivamente nelle startup e le grandi corporate che acquisiscono tecnologie.

Quale consiglio daresti ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

L’Italia rappresenta una grande opportunità come punto di partenza, in quanto il sistema innovazione è relativamente giovane e il supporto è probabilmente maggiore rispetto ad altre parti del mondo, tuttavia il consiglio principale è quello di creare qualcosa non che sia rivolto solo a un fabbisogno italiano ma che possa avere una diffusione internazionale. Infatti è proprio l’internazionalizzazione delle startup che garantisce il successo nel lungo termine dell’iniziativa.

In bocca al lupo a tutte le startup italiane che parteciperanno al CES 2018!

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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