Kuwait, una piccola perla per fare affari in tutto il Golfo Persico

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26 Febbraio 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Kuwait

Diamo uno sguardo all’economia del piccolo stato arabo che si sta sforzando per differenziare la propria economia, ancora fortemente dipendente dall’esportazione di petrolio.

Il 2017 non ha rappresentato un anno entusiasmante per l’economia del Kuwait, il piccolo emirato sovrano che affaccia sul golfo Persico: il PIL è calato del 2,1% ed anche la produzione industriale ha subito una decisa battuta d’arresto (-1,5%).

Lo stato sorge in un’area ricchissima di petrolio e ne è per questo particolarmente dipendente. Proprio i bassi prezzi del greggio, che continuano ad attestarsi intorno ai 50 dollari al barile, hanno prodotto minori entrate nelle casse statali generando un deficit di bilancio che, secondo fonti governative, dovrebbe raggiungere i 21,6 miliardi di dollari nel corso dell’anno fiscale 2018-2019.

In Kuwait le entrate petrolifere rappresentano oggi l’89% del budget e sono destinate a crescere fino a 44,36 miliardi di dollari, con un aumento del 13,4% rispetto al bilancio 2017-2018. Le entrate non petrolifere, pari all’11%, dovrebbero salire invece fino a toccare quota 6 miliardi di dollari.

Le prospettive economiche del Paese per il prossimo futuro sono buone, con una crescita del PIL prevista pari al 3,4% nell’arco del periodo 2019-2022.

Tale previsione è il risultato sia del programma strutturale di riforme economiche e fiscali del Paese, che contempla un sensibile contenimento delle spese, sia di un nuovo piano di sviluppo “New Kuwait – 2035”, che mobiliterà, nei prossimi 18 anni, oltre 160 miliardi di dollari.

Se le aspettative saranno rispettate il piano, oltre a produrre sensibili effetti in termini di differenziazione della produzione industriale nazionale, porterà alla creazione di opere infrastrutturali capaci di cambiare il volto del Paese.

Il Kuwait, comunque, rimane un mercato di dimensioni limitate con appena 4,3 milioni di abitanti che però godono di elevati livelli di reddito procapite (poco meno di 70 mila dollari annui) e per questa ragione rappresenta un approdo da non sottovalutare per le produzioni straniere di gamma media ed alta. Fra l’altro è possibile “utilizzare” il Paese anche come un “ponte” per accedere ad altri Paesi del Golfo ben più popolosi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Tuttavia esiste un grosso ostacolo da superare per gli investitori stranieri interessati ad investire in Kuwait poiché la licenza d’importazione viene concessa solo ai cittadini locali e dunque non è permessa l’attività lavorativa diretta nel Paese senza uno sponsor kuwaitiano, salvo alcune particolari eccezioni prescritte dalla legge sugli IDE del 2013.

Fra i settori più interessanti, oltre a quello infrastrutturale, ci sono oil&gas, energie rinnovabili, agroalimentare (in forte aumento la richiesta di prodotti biologici e dietetici) ed abbigliamento, specialmente per la categoria di prodotti premium.

Rapporti Italia-Kuwait

Le relazioni economiche e politiche fra i due Paesi sono distese ed impostate all’insegna di una proficua collaborazione. Nel 2017 entrambi i flussi, import ed export, sono dati in aumento (rispettivamente del 46 e del 4 per cento) anche se i dati sono ancora parziali e si riferiscono ad i primi dieci mesi dello scorso anno.

In generale l’interscambio fra Roma e Kuwait City si attestano, ormai da un biennio, intorno ad i due miliardi di euro. Le imprese italiane confermano una spiccata capacità di fare affari nel Paese a tal punto che, negli ultimi due anni, sono stati firmati contratti per un valore superiore ai 12 miliardi di euro.

I prodotti italiani sono molto richiesti non solo in settori come moda, arredamento ed agroalimentare, che rappresentano in tutto il mondo i simboli dell’eccellenza del Belpaese, ma anche in diversi settori industriali in cui i nostri prodotti hanno dimostrato di essere molto performanti in condizioni climatiche tutt’altro che agevoli, visto il clima rovente che attraversa il Kuwait per buona parte dell’anno.

Inoltre a testimoniare l’importanza che continua a rivestire il settore petrolifero per il Paese c’è un’operazione recentemente conclusa da SACE che ha garantito un finanziamento da 625 milioni di dollari in favore della Kuwait National Petroleum Company (Knpc), principale società del gruppo petrolifero kuwaitiano Kpc.

Questo finanziamento nasce con l’obiettivo di supportare il progetto Clean Fuels di Knpc (valore totale 14,5 milioni di dollari) che prevede l’ammodernamento e l’espansione delle raffinerie Mina Abdullah e Mina Al-Ahmadi realizzando un complesso integrato altamente efficiente, in grado di soddisfare la domanda locale ed internazionale di prodotti petroliferi ad alto valore aggiunto e con ridotto impatto ambientale.

Si segnala infine che, nei prossimi mesi, sono previsti incontri fra i vertici del gruppo petrolifero kuwaitiano ed alcune imprese italiane per agevolare l’assegnazione di commesse a potenziali esportatori italiani interessati alle opportunità offerte dall’ampio piano strategico di Kpc, che prevede ben 300 miliardi di dollari di investimenti entro il 2030.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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