Kazakistan, un hub strategico nel cuore dell’Asia centrale

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09 Aprile 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Kazakistan

L’ex repubblica sovietica, pur non essendo fra gli stati più conosciuti a livello globale, offre alle nostre imprese un ampio ventaglio di opportunità di sviluppo commerciale che sarebbe bene esaminare nel dettaglio.

Uno degli elementi che saltano maggiormente all’occhio quando si parla di Kazakistan è senza dubbio la sua posizione geografica che lo vede confinare con due superpotenze mondiali come Russia e Cina, oltre ad essere bagnato dal Mar Caspio. Proprio per questa ragione il Paese risulta essere naturalmente coinvolto nella Belt and Road Initiative (BRI), il colossale progetto di collegamento della Cina all’Europa e all’Africa Orientale promosso da Xi Jinping.

Il progetto dunque costituisce un’occasione importante per l’economia kazaka perché potrebbe riposizionare Astana nello scacchiere mondiale, aumentandone decisamente l’appeal agli occhi di imprenditori ed investitori internazionali. Secondo il fondo sovrano kazako Samruk-Kazyna la BRI darà uno slancio significativo alla crescita del PIL nazionale (stimato in una forbice che va dallo 0.7 all’1% annuo) da qui al 2021 e contribuirà a creare ben 200,000 posti di lavoro.

Ma, a ben vedere, il Kazakistan è un polo d’attrazione di capitali esteri per una serie di ragione che si possono definire come strutturali. Fra queste si ricordano i generosi incentivi fiscali ed i servizi pubblici gratuiti che sono messi a disposizione di chi decide di investire nelle zone speciali, tutti elementi che hanno contribuito al sensibile miglioramento del Paese nella classifica elaborata dalla Banca Mondiale “Doing Business 2018” che ha visto Astana scalare diverse posizioni, raggiungendo il 36esimo posto fra i Paesi in cui è ritenuto più semplice fare business.

L’economia del Paese comunque è ancora fortemente basata sull’industria mineraria (in particolare sull’esportazione di idrocarburi) e dunque sull’andamento dei prezzi delle materie prime ed è per questa ragione che la crescita del PIL, nel 2015 e nel 2016, non è riuscita ad andare molto oltre l’1% mentre lo scorso anno si è concluso con un avanzamento del 3,3%. Solo per fare un esempio oggi il petrolio rappresenta il 20% della ricchezza nazionale, il 50% delle entrate di bilancio ed il 60% dell’export.

La necessità di diversificare e modernizzare l’economia sembra tuttavia condivisa anche da buona parte della classe dirigente del Paese, che sembra voler spingere il Paese con decisione verso una modernizzazione tecnologica.

Tutto ciò si è visto in occasione dell’Expo 2017 in cui si è resa chiara la volontà dello stato centro asiatico di procedere speditamente verso una transizione energetica sostenibile, con l’obiettivo di arrivare entro il 2050 a coprire il 50% del proprio fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili.

Detto ciò comunque si deve riconoscere come il Kazakistan abbia gestito tutto sommato discretamente il delicatissimo passaggio dal sistema sovietico e quello capitalista, riuscendo a porre le basi per uno sviluppo sostenibile. A supportare tale tesi vi sono alcuni dati macroeconomici non di poco conto che riguardano il tasso di disoccupazione (5%), il PIL pro capite (salito fino a 26,100 dollari) e la (bassa) percentuale di persone che vive al di sotto della soglia di povertà, stimata dalla Central Intelligence Agency, al 2,7%.

Non si dimentichi però che esistono dei gravi problemi di distribuzione della ricchezza che devono essere affrontati quanto prima per permettere al cittadino medio kazako di elevare il proprio livello di benessere.

L’ambizioso piano di Nursultan Nazarbaev, alla guida del Kazakistan da ormai quasi un trentennio, mira a portare il Paese fra le 30 economie più sviluppate al mondo entro il 2050 procedendo verso una privatizzazione delle principali compagnie statali, riformando il sistema bancario, ridefinendo il regime fiscale e ripensando il settore agricolo.

Rapporti con l’Italia

Il Belpaese è un partner commerciale di rilievo per Astana anche se l’interscambio, nei primi 10 mesi del 2017, ha registrato una sensibile flessione calando di oltre il 26%. L’export italiano in Kazakistan si concretizza soprattutto nel comparto della meccanica, delle tecnologie e dei beni di consumo.

I consumatori locali di fascia alta apprezzano le calzature, gli accessori, l’arredamento ed i gioielli italiani che si possono trovare con estrema facilità nei moderni centri commerciali dei maggiori centri urbani del Paese.

Infine va detto che le imprese italiane, negli ultimi 10 anni, hanno investito molto in Kazakistan (circa 5 miliardi di euro) probabilmente intuendo che esso costituirà sempre più uno snodo essenziale tra Occidente e Oriente.

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Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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