Uzbekistan, le riforme stanno cambiando il volto della repubblica centroasiatica

Uzbekistan, le riforme stanno cambiando il volto della repubblica centroasiatica
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21 Maggio 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Uzbekistan

Le sorprendenti riforme economiche e politiche di Tashkent possono davvero cambiare il ruolo dell’Uzbekistan nello scacchiere mondiale?

Poco meno di due anni fa ci avrebbero scommesso in pochi ma ormai anche gli osservatori più scettici se ne sono convinti: qualcosa sta effettivamente cambiando in Uzbekistan. Le numerose riforme messe in campo dal nuovo capo dello stato, Shavkat Mirziyoyev, controverso successore di Islam Karimov (deceduto a settembre 2016 dopo aver presieduto per 26 anni il Paese) stanno concretamente incidendo sul sistema politico e sociale uzbeko.

In particolare a sorprendere maggiormente sono state le aperture di Mirziyoyev (trionfatore con l’88,6% dei consensi in una tornata elettorale definita “irregolare” dall’Osce) in materia di diritti umani, di pluralismo politico e libertà d’espressione anche perché lo stesso Mirziyoyev durante i tredici anni in cui fu primo ministro di Karimov non aveva mai fatto mancare il proprio appoggio alla linea di dura repressione dell’ex capo dello stato.

Tali cambiamenti, che potrebbero sembrare non così sostanziali da un punto di vista occidentale, assumono invece una certa importanza poiché si stanno realizzando in un Paese che da sempre ha avuto come tallone d’Achille la mancanza di libertà politica.

Tuttavia al momento rimangono poco chiare le ragioni profonde di questa ventata di cambiamento che sta investendo il Paese anche se i più maliziosi ritengono tali provvedimenti altro non rappresentino che una strategia per ottenere l’eliminazione delle sanzioni internazionali sull’export di cotone, essenziali per l’economia nazionale.

D’altro canto c’è chi sostiene che l’Uzbekistan oggi si trova costretto a distaccarsi dal vecchio sistema che ha favorito la diffusione della povertà ed allontanato i capitali esteri fondamentali per il rilancio e lo sviluppo economico. Le linee guida dell’azione riformatrice di Mirziyoyev sono contenute nella Strategia per lo Sviluppo Nazionale 2017-2021, (approvata a febbraio 2017) e che ha già portato alcuni risultati tangibili come la liberalizzazione dei tassi di cambio.

Inoltre di qui a poco potrebbero diventare realtà anche l’allineamento della tariffe doganali uzbeke a quelle dell’Unione Economica Eurosiatica (UEE) e l’adozione di nuove leggi contro lo sfruttamento dei lavoratori nei campi di cotone, molto spesso minorenni, costretti a lavorare in condizioni disumane.

Fondamentalmente si riscontra una forte volontà di cambiare in modo decisivo il ruolo di Tashkent nel panorama continentale e globale, come dimostra anche dall’obiettivo delle istituzioni uzbeke di promuovere l’adesione del Paese all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).

Per avere una maggiore libertà d’azione l’attuale presidente della repubblica ha portato avanti una politica di graduale ma sostanziale allontanamento dei suoi principali avversari politici (su tutti l’ex ministro delle finanze e l’ex direttore dei servizi segreti): ciò da un lato gli sta assicurando la necessaria forza politica per proseguire nel suo sforzo riformatore ma, d’altro canto, non ha inciso su uno dei più grandi difetti della politica uzbeka ovvero l’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di un’unica persona.

Il tentativo in atto è comunque chiaro e prevede la trasformazione del sistema economico e commerciale uzbeko che da una politica protezionistica intende passare a ad una maggiormente liberale e market-oriented.

Ora però è necessario capire se questi cambiamenti diventeranno strutturali o se si sgonfieranno nel giro di qualche tempo anche perché, secondo il New York Times, se essi proseguiranno saranno addirittura in grado di “ridisegnare la mappa politica nel centro dell’Asia”.

Rapporti con l’Italia

Le relazioni commerciali fra Roma e Tashkent sono discrete e nel 2017 l’interscambio fra i due Paesi si è attestato su poco meno di 200 milioni di euro, di cui quasi 170 rappresentano l’export italiano verso la repubblica centroasiatica.

Oltre la metà delle vendite di Made in Italy in Uzbekistan si riferisce a macchinari e apparecchiature: ciò rivela come il Belpaese contribuisca attivamente alla modernizzazione degli impianti industriali uzbeki, in particolar modo per quel che riguarda i settori tessile, food processing e turismo.

Inoltre va sottolineato che l’attuale strategia di sviluppo economico del governo uzbeko può generare nel prossimo futuro “interessanti opportunità per le imprese italiane specializzate nelle forniture di beni e servizi per il comparto oil&gas, meccanizzazione agricola, trasformazione alimentare, meccanica plastica, turismo”, come sottolineato dal direttore ICE di Almaty.

Fra i maggiori fattori d’attrazione per gli investitori internazionali ci sono anche le Special Economic Zones (SEZs) che favoriscono gli investimenti diretti esteri in diversi comparti attraverso un interessante mix di vantaggi fiscali e semplificazioni normative. Oggi le tre SEZs più importanti del Paese, in attesa della costituzione di quattro nuove zone a Urgut, Gijduvan, Qoqand e Hazarasap, sono Navoyi, Jizzakh e Angren.

In conclusione il futuro sembra abbastanza roseo per Tashkent che sembra avere le carte in regola per diventare un attore di un certo rilievo nell’economia globale anche per via delle grandi risorse naturali di cui dispone, fra cui gas naturale e metalli rari. Affinché la svolta sia completa a cambiare non dovrà però essere solo l’economia del Paese ma anche la società, oppressa e paralizzata da troppi anni di autoritarismo.

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Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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