Moovenda, l'azienda romana che sta conquistando il mercato italiano del food delivery

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25 Luglio 2018
Categoria: Un'Italia da Export

Con Simone Ridolfi, Ceo di Moovenda, abbiamo parlato della startup creata nel 2015 ed oggi presente in 6 città italiane che non esclude un futuro approdo sui mercati esteri.

Da dove nasce l’idea di Moovenda?

E’ una bella storia nata quasi per caso durante uno “Startup Weekend” organizzato dalla LUISS, occasione nella quale io e Filippo abbiamo conosciuto Simone Terranova. Ci siamo subito trovati ed in poche ore avevamo già un’idea: volevamo creare un corriere espresso evoluto con una forte componente tecnologico-logistica. La nostra idea è stata premiata, ed abbiamo avuto l’occasione di entrare nell’acceleratore di Luiss Enlabs. Dopo pochi mesi poi abbiamo deciso di evolvere la nostra idea iniziale applicandola, a modo nostro, nel mercato del food delivery, ed era nata davvero Moovenda come la conosciamo oggi.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Quando siamo partiti eravamo noi tre founder più Eleonora, che è stata la nostra prima dipendente assunta, appena laureata in Marketing. All’inizio ha anche dovuto fare qualche consegna, ha continuato a studiare, è cresciuta con noi ed oggi è il nostro Direttore Marketing. Mi piace parlare di Eleonora perché è un bellissimo esempio di crescita parallela a quella che ha avuto Moovenda. Oggi siamo circa 35 persone, un team di giovani supportati da alcune figure chiave più esperte; senza contare i 250 moover che attraversano le 6 città che al momento serviamo. Non ci sono competenze più o meno importanti, siamo un ingranaggio dove tutti i pezzi devono combaciare e lavorare all’unisono, abbiamo ruoli ben definiti ma lavoriamo molto insieme, così facendo siamo tutti incentivati a lavorare non solo per se stessi ma anche per gli altri.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Sono molteplici: prima fra tutte la burocrazia davvero pesante, bisogna studiare tanto ed avvalersi di professionisti altrimenti è quasi impossibile non perdersi qualcosa per strada. Non è facile trovare finanziatori che credano realmente nel progetto così molte startup non riescono ad arrivare allo “step successivo”: per farcela bisogna avere molto coraggio e lavorare sodo. Il mercato italiano non è semplice, nel nostro campo lo stiamo vedendo in questo periodo anche con i tentativi di colmare i vuoti normativi della cosiddetta gig economy, passaggi normativi obbligati ma che creano anche incertezza. Per comprendere quanto sia difficile è sufficiente pensare che il 90% delle startup italiane falliscono.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Le compagnie più grandi di food delivery sono americane, inglesi e tedesche, mercati forti e più reattivi del nostro sul piano della reperibilità di fondi. Noi siamo la piattaforma italiana più importante, vogliamo consolidare questo primato e, perché no, sognare di esportare la nostra italianità. Se dovessi puntare però su un mercato vi direi di guardare in Europa dell’Est dove ci sono ottimi margini di crescita.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Per noi è stato fondamentale, è un passaggio importantissimo per chi vuole far nascere e crescere la propria startup. Tuttavia è importante che non ci si affidi completamente ad incubatori ed acceleratori, il rischio è di frenare la crescita dell’azienda. Noi abbiamo capito nel momento giusto quando dovevamo cominciare a correre con le nostre gambe.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Credeteci, informatevi, lavorate sodo e non mollate mai. Aprire una startup oggi è molto più semplice rispetto a qualche anno fa, c’è più informazione e più supporto, anche più capacità di trovare investitori. Però non basta una bella idea, serve un bel progetto, che sono due cose differenti. E poi circondatevi di persone capaci, ci sono dei campi in cui necessaria una altissima professionalità.

Obiettivi per il futuro…

Dopo Roma, Viterbo, Napoli, Torino, Cagliari e Cosenza, abbiamo l’obiettivo dichiarato di arrivare a 10 città servite entro il 2018 e consolidare il nostro primato in Italia. Poi chissà…

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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