Panama, il non plus ultra per fare business in America Centrale

Panama, il non plus ultra per fare business in America Centrale
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30 Luglio 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Panama

Il piccolo stato centroamericano offre un ambiente di business di qualità alle imprese estere, oltre ad esibire tassi di crescita economica molto superiori al resto del continente. Scopriamolo insieme.

Panama è una realtà dalle dimensioni e popolazione limitate (3,75 milioni di abitanti) ma con un’economia aperta, diversificata e che negli ultimi anni sta viaggiando a ritmi di crescita molto significativi (superiori al 5% annuo). I servizi rappresentano la fetta più grossa del Pil di Panama (circa i ¾) e racchiudono attività legate al commercio, al turismo ed al settore bancario.

Anche le previsioni per il biennio 2018-2019 sono positive con una crescita che dovrebbe attestarsi intorno al 5,5% del Pil sostenuta dal più significativo aumento dei consumi privati da quattro anni a questa parte, stimato, per l’anno in corso, al +3,6%.

A livello commerciale la repubblica presidenziale intrattiene fitte relazioni, in tema d’importazioni, con Cina (da cui acquista circa 1/3 del suo import complessivo), Singapore e Stati Uniti mentre esporta principalmente verso Stati Uniti e Stati limitrofi.

Il Paese è guidato da ormai quattro anni da Juan Carlos Varela, politico conservatore di centrodestra, che però non può contare su una maggioranza al Congresso. L’attuale presidente deve inoltre fare i conti con le accuse di “manovrismo” mosse nei suoi confronti dal suo predecessore ed ex alleato Ricardo Martinelli, imprenditore di origine italiana coinvolto in un’indagine che comprende atti di corruzione e utilizzo di fondi pubblici a fini di spionaggio politico, recentemente estradato nel suo Paese d’origine su decisione del Dipartimento di Stato americano.

Anche Varela comunque non può vantare un’immagine limpidissima dal momento che è stato coinvolto in uno scandalo di corruzione relativo al conglomerato brasiliano Odebrecht.

Il Canale

Detto ciò, quando si parla di Panama, si pensa quasi automaticamente al canale artificiale di oltre 80 km di lunghezza che permette alle navi – dal lontano 1914 – di “tagliare” l’America in due, evitando di circumnavigare l’America del Sud per passare dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico e viceversa.

A tal proposito è importante ricordare che il 26 giugno del 2016 si è conclusa l’opera di raddoppiamento del canale, evento importante che ha “sbloccato” l’utilizzo del passaggio anche per navi di grandi dimensioni agevolando il trasporto merci ed in particolare di petrolio e derivati, beni che normalmente viaggiano su imbarcazioni di una certa grandezza.

La valenza strategica del canale è indubbia e riguarda soprattutto gli Usa in quanto rappresenta un efficiente collegamento tra le coste occidentali e orientali degli States, consentendo di risparmiare circa 8mila miglia di tragitto.

Perché Panama

Un altro elemento di forte attrazione della piccola repubblica presidenziale è costituito dalla presenza di una fiscalità agevolata – con una corporate tax fissata al 25% – che suscita l’interesse di un crescente numero di investitori ed imprese che sono così spinti a trasferirsi a Panama creando occupazione e facendo crescere l’economia locale.

In realtà per diventare residenti a Panama non è necessario trasferirsi fisicamente nel piccolo Paese poiché esso propone una politica migratoria sui generis per la quale non vige l’obbligo di trascorrere un certo numero di giorni l’anno nel Paese ma è sufficiente aprire una società, dimostrare di avere una situazione economicamente solida e depositare una certa quantità di denaro in un istituto di credito locale.

Inoltre si segnalano i rilevanti sforzi di Panama per migliorare il proprio livello di trasparenza finanziaria, ufficialmente riconosciuti dall’Ocse oltre un anno fa con la rimozione del Paese dalla lista grigia del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (Gafi).

A quanto pare dunque le società offshore di Panama che offrivano incredibili vantaggi come zero tasse, possibilità di essere amministrate da qualsiasi Paese al mondo e nessun obbligo di presentare bilanci e/o dichiarazione dei redditi fanno ormai parte del passato.

Tuttavia, Panama si deve prodigare per migliorarsi sotto una serie di aspetti fra cui funzionalità istituzionale, lotta alla corruzione e alla criminalità ed indipendenza del sistema giudiziario.

Infine per tutelare la propria posizione di polo logistico e centro finanziario, sarebbe certamente utile fare passi avanti anche in materia d’istruzione.

Rapporti con l’Italia

Roma e Panama City intrattengono un interscambio commerciale modesto che nel 2017 si è attestato su una cifra superiore ai 250 milioni di euro (-16,5% rispetto al 2016) ma con un saldo commerciale ampiamente positivo a favore del Belpaese (pari a circa 230 milioni). Fra i prodotti Made in Italy più richiesti a Panama spiccano prodotti della manifattura, macchinari, apparecchiature, mobili e prodotti chimici, ma come sottolineato dall’Ambasciatore Italiano a Panama “l’Accordo di Associazione tra l’UE e i Paesi del Centroamerica, entrato in vigore nel 2013, dovrebbe determinare nel medio-lungo periodo un incremento dell’appeal, anche in termini di prezzo, per molti beni e servizi italiani, in particolare del settore enogastronomico”.

Oggi comunque il piccolo Paese centroamericano rappresenta solo l’87esimo mercato di destinazione dell’export italiano con un trend in sensibile diminuzione come si nota prendendo visione dell’export italiano relativo al 2015, superiore ai 350 milioni di euro.

Da evidenziare che Panama offre alle imprese italiane e straniere interessanti zone di libero scambio e di libera esportazione come:

- la Colon Free Zone (CFZ) ovvero la seconda più grande zona duty-free al mondo dopo Hong Kong e la più grande zona di libero scambio nell’emisfero occidentale. Le aziende presenti nella CFZ sono esenti da imposte sul reddito;

- le Export Processing Zones (ZFE), particolarmente amate tra i produttori per via di diversi benefici, primo fra tutti l’esenzione dal pagamento di dazi doganali.

Infine si segnala la presenza di ulteriori incentivi fiscali come crediti per l’industria, per il settore manifatturiero, l’agro-industriale, e la trasformazione delle risorse marine che ampliano ancora le possibilità d’investimento offerte dal Paese latinoamericano.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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