“Re-Think Syria”: il Ritorno delle Imprese Italiane sul Mercato Siriano

“Re-Think Syria”: il Ritorno delle Imprese Italiane sul Mercato Siriano
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19 Novembre 2019
Categoria: Exportiamo incontra
Paese:  Siria

In occasione dell’evento “Re-Think Syria” che si svolgerà a Roma il 28 novembre 2019, abbiamo avuto il piacere di intervistare Loma Saker, Presidente di SINA –Syrian Italian Networking Association-, l’evento che vuole gettare le basi per il “ritorno” delle imprese italiane sul mercato siriano, la ricostruzione del quale sarà la vera partita geopolitica ed economica del Mediterraneo Orientale (e del Medio Oriente) nei prossimi 5 anni.

Il vostro convegno si chiama ‘Re-Think Syria’, in che modo intendete far ‘pensare’ alla Siria in un modo diverso?

Prima della guerra, diciamo fino al 2010, il Paese stava attraversando un periodo molto positivo, di riforme e di aperture agli investimenti internazionali. Purtroppo negli ultimi anni il Paese si è allontanato dai radar non solo degli investitori ma del commercio internazionale, e questo anche adesso che il governo ha ripreso il controllo della quasi totalità del territorio. Noi di SINA, attraverso queste iniziative pubbliche, intendiamo far tornare la Siria una meta di nuovo interessante per le imprese italiane, spiegando che il Paese ha quanto mai bisogno di nostre tecnologie e prodotti.

La ricostruzione è già iniziata?Quali sono i settori più interessanti?

I danni alle infrastrutture del Paese sono enormi, anche se a Damasco, per esempio, tutto funziona regolarmente ed anche nei momenti più intensi della crisi la popolazione non ha mai smesso di consumare, commerciare, vivere la vita quasi normalmente. La ricostruzione nelle città più colpite ha bisogno di ingenti capitali ma le sanzioni europee hanno avuto come effetto quello di spostare in altre aree del mondo le opportunità ad essa collegate. SINA, in attesa della possibilità di poter nuovamente operare in Siria per le aziende italiane, vuole per adesso informare e creare contatti utili tra gli imprenditori dei due Paesi. Ci sono tra l’altro alcuni settori già estranei all’embargo ed è in questi che possiamo segnalare le opportunità di business.

Quanto pesa non poter avere il supporto delle istituzioni italiane?

Non potersi avvalere dei servizi dell’Ambasciata a Damasco, ad esempio… E’ un handicap non da poco, in realtà, ma confidiamo che a breve possano riattivarsi i canali diplomatici e si possa riaprire l’Ambasciata italiana a Damasco. Nel frattempo per i visti cerchiamo di utilizzare l’Ambasciata a Beirut, anche se per i nostri contatti siriani recarsi lì per le pratiche non è certo agevole. Ma confidiamo che possa essere una situazione transitoria. A livello politico, alcuni deputati stanno cercando di sensibilizzare il Governo per accelerare il processo. D’altronde, il popolo siriano secondo noi non può essere vittima due volte: prima della guerra e poi delle sanzioni.

Quali sono le principali caratteristiche del mercato siriano?

Contrariamente ad altri mercati dell’area dove è predominante il settore l’Oil&Gas, in Siria è sempre esistita un’industria manifatturiera importante, che ha bisogno di essere rilanciata dopo questi anni difficili. Parliamo di industria alimentare, di food processing, di artigianato, di costruzioni, farmaceutica. La Siria oggi ha bisogno di rimettere in funzione interi ambiti industriali e l’Italia può essere un partner fondamentale.

Qual è il quadro normativo per gli investitori esteri?

Fino al 2010 sono stati avviati progetti per facilitare gli investimenti internazionali, anche nel turismo e nel real estate. In seguito, la crisi interna e internazionale ha di fatto bloccato il vasto processo di riforme in atto. Oggi questo processo può finalmente riprendere, con le complessità dovute ovviamente alla situazione collegata all’embargo anche finanziario in atto verso il Paese.

Può fornirci alcune informazioni sulla business etiquette che è ben tenere in considerazione se si opera a Damasco?

I siriani hanno sempre avuto grande considerazione e stima nei confronti degli italiani, apprezzandone la comune radice mediterranea. Ricordo che la Siria è un Paese dove si praticano liberamente le diverse religioni, per cui oltre alla libertà di culto c’è una mentalità aperta, soprattutto a Damasco, nei confronti degli stranieri e degli occidentali. La gente ama trattare affari a tavola o davanti ad un onnipresente caffè ed i rapporti umani e la fiducia vengono prima di ogni altra cosa. Insomma, l’etichetta per gli affari è molto simile a quella italiana, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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