Elezioni USA 2020: Sfida a tre fra Trump, Biden e il Coronavirus

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08 Ottobre 2020
Categoria: Focus Paese
Paese:  USA

Le elezioni presidenziali americane rappresentano un appuntamento importante che ogni quattro anni mette in fibrillazione non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero. Quali saranno le conseguenze della vittoria di uno o dell’altro candidato sulla politica e l’economia internazionali, anche alla luce della pandemia da Covid-19?

Il countdown ormai è iniziato: siamo alle battute finali di questo lungo anno elettorale che il prossimo 3 novembre ci consegnerà il nome del 59esimo presidente degli USA.

Il clima elettorale di queste elezioni, secondo molti analisti e storici, è il più aspro da almeno mezzo secolo, ed è caratterizzato da uno scontro tra due visioni del mondo molto diverse, quelle di Trump e Biden, che vede il Paese spaccato a metà, tra i sostenitori delle due fazioni.

Inoltre, quello che sta per volgere al termine è stato un anno decisamente atipico che ha visto tutto il pianeta sferzato dai colpi di una pandemia che non accenna a placarsi, ma al contrario, è in piena recrudescenza.

In questo quadro estremamente complicato è l’incertezza, oggi più che mai, a regnare sovrana.

Prima del Covid, infatti, la rielezione di Trump appariva largamente prevedibile, in quanto mai, dal primo periodo della presidenza Clinton, il PIL, l’occupazione e le retribuzioni negli Stati Uniti si erano assestati su livelli tanto alti, facendo guadagnare un enorme consenso al tycoon newyorkese.

Ad oggi però, il risultato non sembra più così scontato: secondo RealClear Politics, che costantemente fa una media tra tutti i sondaggi nazionali realizzati, Joe Biden sarebbe al momento oltre otto punti davanti a Donald Trump, anche se, nel caso di Trump, i sondaggisti hanno imparato dal 2016 ad aggiungere 2 punti percentuali al suo gradimento perché c’è chi non vuole far sapere di votarlo.

Ciò che avrebbe fatto scivolare il magnate nei sondaggi, oltre all’impeachment per il caso ucraino ed i disordini civili per il caso Floyd, è stata soprattutto la sua pessima gestione dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid e la conseguente ed inevitabile recessione economica che ne è derivata. Nel 1° trimestre del 2020 il PIL USA ha infatti registrato una contrazione del 5% per poi crollare del 32,9% nel 2° trimestre. Al momento gli Stati Uniti sono tra i Paesi più colpiti al mondo dal virus, con la città di New York in ginocchio. Secondo un sondaggio Abc/Ipsos di settembre, solo il 35% degli americani approvava la sua gestione dell’emergenza perché il presidente ha obiettivamente reagito tardi alla pandemia, ha platealmente rifiutato per mesi di mostrarsi con la mascherina e ha costantemente sfidato le regole sul distanziamento sociale anche nei suoi appuntamenti elettorali più recenti, cercando di spostare deliberatamente l’asse del dibattito politico dal Covid – che negli Usa registra più di 7 milioni di casi e oltre 200 mila vittime – su altri temi, incentrando la propria campagna elettorale sulla ripresa economica, sulla sicurezza e sulle relazioni con la Cina. 

Al contrario, la gestione della pandemia è uno dei punti su cui lo sfidante dem Joe Biden mostra una maggiore incisività nelle argomentazioni. 

Ma forse per effetto del karma - come hanno commentato decine di utenti su Twitter – dopo aver a lungo minimizzato il virus, arrivando a definirlo ironicamente “Kung Flu” (facendo riferimento alla sua origine asiatica), Trump è risultato positivo al Coronavirus.

Questa variabile potrebbe ribaltare le carte in tavola poiché, come afferma Yascha Mounk, politologo della John Hopkins University, l’aver contratto il coronavirus “potrebbe favorire” Trump nella sua rielezione, ricordando come nei mesi scorsi altri due leader risultati positivi, il britannico Boris Johnson e il brasiliano Jair Bolsonaro, abbiano visto “un aumento di popolarità” dopo aver superato la malattia.

Ci sono d’altro canto, possibili effetti negativi poiché la positività del presidente limita la sua capacità di campaining nelle ultime settimane che sono fondamentali per andare alla conquista di quei 5-6 Swing States che consegneranno le chiavi della Casa Bianca. Settimane solitamente frenetiche, costantemente in viaggio, che tra l’altro vedono in agenda altri due dibattiti televisivi restanti, il 15 (che sarebbe al limite della quarantena) e il 22 (che ne sarebbe fuori), ora in dubbio.

In ogni caso questa ‘october surprise’ non favorisce Biden, secondo Mounk, sottolineando che il candidato democratico “è avanti nei sondaggi e tutto quello che cambia la narrativa va contro Biden che ha interesse a far restare tutto così com’è”.

Che effetto avrà quindi il contagio di Trump, se lo avrà, è la domanda che si pongono tutti anche se siamo ben lontani dall’avere una risposta che molto probabilmente arriverà ben oltre il 3 novembre. Infatti, ci potrebbero volere giorni o persino settimane prima di avere un risultato finale visto che, a causa della pandemia, quest’anno sarà consentito il voto per posta che, inevitabilmente, allungherà i tempi dello spoglio. Un ulteriore fattore d’incertezza è rappresentato dalla trasparenza dell’esito. È possibile che in molti Stati il risultato sia in bilico e si crei un contenzioso che richiederebbe diverse settimane per essere risolto.

Quali implicazioni potrebbero esserci sul piano internazionale?

A prescindere dall’esito delle votazioni, le elezioni presidenziali americane hanno sempre avuto un forte impatto sull’economia globale e la vittoria di uno o dell’altro candidato potrebbe avere pesanti implicazioni nelle relazioni commerciali con il Vecchio Continente ed il nostro Paese.

Nel 2019, i membri dell’UE hanno esportato 384 miliardi di euro di merci verso gli Stati Uniti e importato 232 miliardi di euro di merci - il che equivale a 152 miliardi di euro di surplus commerciale per l’UE.

Ma nonostante ciò, gli ultimi quattro anni sono stati particolarmente difficili per i diplomatici europei, che hanno visto l’amministrazione Trump combattere a suon di tariffe il deficit commerciale e le frizioni geopolitiche.

Una riconferma di Trump potrebbe portare a nuove tensioni commerciali e forse anche a nuovi dazi. Un’ulteriore frammentazione nel commercio globale ovviamente sarebbe negativa sia per la UE che per gli Stati Uniti. A livello di singoli settori, in questo scenario potremmo aspettarci un impatto positivo per i petroliferi e negativo per le case automobilistiche.

Al contrario la vittoria di Biden attenuerebbe le tensioni con l’Europa riguardo a possibili dazi, uno sviluppo positivo soprattutto per i produttori di auto. Anche il settore delle energie rinnovabili trarrebbe vantaggio da una vittoria del candidato democratico. La vittoria di Biden, poi, potrebbe portare ad una maggiore regolamentazione soprattutto nel settore dell’energia, delle telecomunicazioni e della tecnologia, aumentando i costi delle imprese. Di contro, però, potrebbero aumentare gli investimenti nel settore della sanità, green economy e infrastrutture, mantenendo positivi i livelli dei mercati. Da considerare poi che la debolezza del dollaro potrebbe acuirsi con l’elezione di un presidente democratico, favorendo le esportazioni statunitensi mentre per il resto del mondo che importa beni in dollari i costi delle materie prime importate potrebbero ridursi, favorendo il commercio globale. Penalizzati, invece, i produttori europei che di contro vedrebbero apprezzarsi l’euro.

Agli antipodi anche le posizioni dei due candidati per quando riguarda le relazioni internazionali.

L’attuale presidente americano sarebbe pronto ad abbandonare la NATO in caso di secondo mandato, uno scenario che sarebbe il più grande cambiamento nello scacchiere geopolitico mondiale da generazioni. L’Europa potrebbe in questo modo perdere la protezione garantita nei 70 anni dalla sottoscrizione del Patto Atlantico e i rapporti tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti subirebbero un radicale cambiamento. D’altronde, negli anni della sua presidenza, in più di un’occasione Trump ha rimproverato agli alleati europei di fornire una scarsa partecipazione alle risorse comuni, esortandoli a stanziare almeno il 2% del proprio PIL, come gli stessi Stati Uniti e solo altri 8 Paesi attualmente fanno. L’inquilino della Casa Bianca aveva quindi minacciato che non sarebbe corso in difesa delle nazioni che avessero mancato tale obiettivo di spesa. A queste promesse Trump aveva dato seguito annunciando lo scorso luglio il ritiro di 12.000 truppe americane presenti in Germania, uno dei centri nevralgici dell’alleanza.

Al contrario, la tendenza all’internazionalismo di Biden indica che, in caso d’elezione, si muoverebbe rapidamente per ricostruire le relazioni tristemente interrotte dagli Stati Uniti con molti alleati, compresa la NATO e l’Organizzazione mondiale del commercio, e potrebbe favorire accordi a vari livelli, per esempio l’introduzione di una fiscalità condivisa per i colossi digitali.

Biden potrebbe prendere provvedimenti anche per tornare a far parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) e della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Trump ha abbandonato entrambe le agenzie per via di presunti pregiudizi anti-israeliani, spingendo il suo Paese verso un ulteriore isolamento.

Biden dal canto suo ha anche promesso di tornare a far parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre Trump aveva formalmente notificato all’Onu la sua intenzione di ritirarsi dall’OMS il 7 luglio 2020, affermando che l’agenzia stava “gestendo male e coprendo” la crisi da coronavirus in modo favorevole alla Cina.

Anche i rapporti proprio con la Cina, nei confronti della quale Trump continua ad avere un approccio bellicoso basato su politiche protezionistiche che rischiano di deprimere l’economia a stelle e strisce compromettendo anche gli equilibri geopolitici mondiali, potrebbero distendersi con l’elezione di Biden.

L’approccio multilaterale di Biden potrebbe tradursi anche in una risoluzione della crisi sul nucleare iraniano innescata da Trump, che ha deciso di ritirarsi dall’accordo raggiunto nel 2015 bloccando di fatto le fruttuose relazioni commerciali che molti Paesi Europei, compresa l’Italia, intrattenevano con l’Iran .

È difficile prevedere con certezza chi dei due la spunterà e come le loro scelte influenzeranno le relazioni degli Usa con il resto del pianeta, ma una cosa è certa: entrambi dovranno fare i conti con un “Cigno Nero”, la pandemia di Covid-19, che sta riscrivendo le regole sociali, con un impatto elettorale dirompente, tutto da valutare.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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