Foodbarrio, il Primo Social Commerce dei Produttori Regionali

Foodbarrio, il Primo Social Commerce dei Produttori Regionali
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18 Dicembre 2020
Categoria: Un'Italia da Export

Con Giorgia Barbieri, Head of Communication di Foodbarrio, abbiamo parlato dell’innovativa startup foodtech che, attraverso un’app dedicata, mette in contatto, piccole realtà locali con i cultori del cibo genuino e di qualità.

Com’è nata l’idea di Foodbarrio?

I tre founder, appassionati del buon cibo e vino artigianali italiani, hanno voluto semplificare il modo di scovare i tanti prodotti genuini introvabili nei supermercati, creando un grande mercato virtuale dove potersi relazionare con i produttori, ascoltarne le storie, condividere recensioni e ricette, addirittura trattare il prezzo, proprio come si faceva nelle botteghe di una volta.

Qual è il vostro business model? Avete competitor in Italia? E all’estero? In cosa vi differenziate?

Foodbarrio è una startup che sta emergendo per il modello di business originale dell’app, a metà strada tra il food marketplace ed il social network. Foodbarrio, infatti, è un social commerce delle eccellenze regionali italiane. Piccoli produttori di specialità Made in Italy creano gratuitamente e con pochi click la loro bottega in Foodbarrio ed iniziano da subito a vendere i propri prodotti agli amanti del buon cibo genuino, ma anche a ristoratori e gruppi d’acquisto. Per i produttori l’app Foodbarrio è un “e-commerce-as-a-service” e quindi uno shop già abilitato a transazioni sicure ed incasso real-time, con accesso ai mercati B2C e B2B. Un social network interno permette di interagire con i propri clienti attuali e potenziali ed inviare notifiche push con offerte e racconti della propria attività. Per gli acquirenti è un modo originale di tornare ad assaporare sapori regionali, scoprire golosità gourmet, interagire con gli altri utenti della community e con i produttori stessi in modo diretto ed umano, persino trattando direttamente il prezzo con il produttore e riscoprendo anche online la dimensione emozionale del cibo attraverso un sapiente storytelling. La mission di Foodbarrio è quella di portare le eccellenze regionali italiane agli appassionati di tutto il mondo. A breve apriremo al mercato tedesco.

Da quali profili è composto il vostro team?

All’inizio dai tre founder e da parenti e amici, poi il business si è ingrandito molto velocemente, i produttori ci hanno dato fiducia, tanto che oggi in Foodbarrio sono presenti più 220 botteghe (in aumento costante) che propongono più di 4000 prodotti davvero unici. Al momento contiamo tre persone interamente dedicate all’assistenza ai produttori, tre persone dedicate al customer care, tre nel marketing. Completano il team altri 4 collaboratori, che si occupano dei servizi premium dedicati ai produttori, come ad esempio i servizi fotografici, l’advertising o la gestione della bottega, che il produttore può delegare in toto a Foodbarrio a fronte di un fee annuale.

Chi è il vostro cliente tipo? Come lo intercettate?

Foodbarrio è frequentato da tutti gli amanti del cibo genuino artigianale che non si trova nei supermercati, da chi ama esplorare le regioni italiani alla ricerca di specialità tipiche e di sapori che sembravano perduti, ma anche chi vuole fare una scelta d’acquisto sostenibile, per supportare la microeconomia italiana. Fra gli acquirenti ci sono inoltre anche ristoratori, proprietari di enoteche e bar, e gruppi d’acquisto. Inizialmente il passaparola ha creato una piccola ma agguerrita schiera di clienti, che poi sono aumentati grazie all’investimento pubblicitario.

Quanto tempo ci avete messo ad entrare sul mercato? Quale strategia avete adottato?

I primi mesi sono stati dedicati a rendere l’app fruibile e tecnicamente funzionale nel percorso di acquisto, ma già dopo 9 mesi siamo stati presenti online. Inizialmente abbiamo puntato alla viralità coinvolgendo alcuni micro influencer, poi, con l’arrivo di due investor abbiamo potuto destinare budget sia per implementare l’assistenza a produttori e clienti, aumentando i servizi e le funzioni, sia per intensificare la pubblicità on e offline. In pratica, in poco più di un anno e mezzo, possiamo dire di essere riusciti ad entrare in un mercato, quello del food ecommerce, già saturo di proposte, e distinguerci grazie alla nostra personalità di social marketplace.

Come siete riusciti a finanziare la vostra startup fino ad ora e come pensate di finanziare i vostri progetti di crescita?

Fino ad oggi abbiamo avuto finanziamenti da investor internazionali. L’obiettivo è un series A nel 2021, con uno o più investitori che credano nel progetto internazionale.

Quali gli obiettivi per il futuro?

Abbiamo obiettivi ambiziosi, il primo è di aprire al mercato tedesco per poi entrare anche in altri Paesi europei. Contemporaneamente stiamo studiando nuovi servizi di supporto ai produttori, che al momento stanno crescendo al ritmo di 20 al mese. L’idea iniziale di Foodbarrio era quella di dare voce e spazio online alle tante piccole realtà artigianali del territorio italiano che mantengono viva la nostra grande tradizione agroalimentare, e vogliamo continuare a perseguirla. Anche per questo, per ogni acquisto effettuato destiniamo un euro alla Comunità del Cibo per la protezione e la valorizzazione dell’agro biodiversità italiana.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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