Perché Investire in Messico?

Perché Investire in Messico?
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03 Agosto 2021
Categoria: Focus Paese
Paese:  Messico

La vicinanza geografica con gli Stati Uniti, la solidità finanziaria, la stabilità della valuta, la presenza di incentivi fiscali, l’apertura al commercio internazionale, il costo del lavoro relativamente basso e una manodopera giovane sono solo alcuni dei punti di forza del Messico. Scopriamo insieme perché investire nel Paese sudamericano!

Il Messico è considerato, a seconda delle statistiche, la 14-15esima economia del mondo, cresciuta negli ultimi anni a un tasso medio del 2%, con l’eccezione del rallentamento registrato nel 2019 (PIL -0.1%), %) per una varietà di fattori, tra cui l’inizio di un nuovo ciclo presidenziale, la decelerazione degli investimenti privati e pubblici e dei consumi interni, uniti all’incertezza sul rinnovo dell’accordo NAFTA con Stati Uniti e Canada. La pandemia ha accelerato queste dinamiche e determinato nel 2020 una contrazione del PIL che il FMI, nel World Economic Outlook di aprile, stima al -8.2%. Tuttavia, è atteso un rimbalzo nel prossimo biennio, rispettivamente del 5% nel 2021 e del 3% nel 2022.

I suoi punti di forza sono molteplici e variegati, a partire dai solidi fondamentali macroeconomici: mercato composto da 130 milioni di consumatori, stabilità politica, finanziaria e del tasso di cambio del peso, disponibilità di credito alle imprese, bassa inflazione, politica finanziaria rigorosa che ha garantito nel 2019 un avanzo primario di bilancio dell’1% e un rapporto debito/PIL sotto controllo (53,7%), nonché un aumento nel 2019 dei salari reali (+3,5%) e dell’occupazione (+1,8%).

In secondo luogo, la posizione geografica strategica di anello di congiunzione tra Nord e Sud del continente americano permette al Messico di produrre per il mercato interno e di esportare con facilità beni e prodotti verso gli Stati Uniti (dove sono dirette il 75% delle esportazioni) e l’America Latina. Il confine in comune con gli Stati Uniti costituisce un incredibile valore aggiunto che ha favorito lo sviluppo, a ridosso della frontiera, di un’industria delocalizzata e integrata con i processi produttivi statunitensi (il pensiero corre subito alle famose maquiladores).

In terzo luogo, alcuni Stati messicani, considerati il motore economico del Paese, promuovono una robusta politica di incentivi finanziari e fiscali che attraggono gli operatori stranieri e che hanno consentito la creazione di parchi industriali e centri tecnologici specializzati e dotati di importanti infrastrutture a beneficio di tutte le imprese di un determinato distretto. Esempi di grande interesse sono la zona industriale dello Stato del Messico, il Parco industriale di Queretaro, che ospita circa 130 aziende, il distretto automotive e quello aerospaziale di Guanajuato e il centro calzaturiero di Leon, tutti distretti ad alta concentrazione di investimenti produttivi, anche italiani. Inoltre, sono presenti incentivi da parte delle singole istituzioni locali per le aziende che intendono investire in un determinato Stato e realizzare progetti di valorizzazione territoriale.

A ciò si aggiunge la tradizionale apertura al commercio internazionale, che fa del Messico uno dei Paesi al mondo con più trattati di libero scambio in vigore.

L’architrave di questo intreccio di intese è il nuovo Trattato tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), entrato in vigore dopo la ratifica del Parlamento canadese il 13 marzo 2020 e che permetterà al Messico di conservare un accesso preferenziale al mercato più grande del mondo. La maggiore integrazione economica e commerciale con Stati Uniti e Canada consentirà al Messico di sfruttare al meglio anche un altro dei suoi punti di forza, ovvero la ricchezza di una manodopera giovane (l’età media dei messicani è di 26 anni) e disponibile ad un costo competitivo.

Un altro accordo internazionale di grande rilevanza, che coinvolge direttamente gli interessi italiani, è il nuovo Accordo globale Unione Europea-Messico che dovrebbe presto entrare in vigore dopo la ratifica degli aderenti. In ambito commerciale il testo prevede che la quasi totalità degli scambi di merci sia esente da dazi, anche nel settore agricolo. Procedure doganali più semplici andranno a vantaggio dell’industria dell’Unione, compresa quella farmaceutica, dei macchinari e delle attrezzature di trasporto. L’accordo precedente copriva larga parte dei prodotti industriali, ma soltanto poco più del 60% di quelli agricoli e della trasformazione alimentare, lasciando scoperti prodotti di punta del Made in Italy come pasta, formaggi, prodotti a base di carne di maiale e cioccolata, per i quali è ora prevista la liberalizzazione, sebbene per alcuni di essi persisteranno limiti quantitativi. L’Accordo con l’UE contiene invece il riconoscimento di 340 Indicazioni Geografiche europee, che saranno garantite contro le imitazioni, tra cui figurano 64 prodotti italiani (33 DOP/IGP alimentari e 31 vini). Inoltre, l’accordo consentirà alle imprese dell’UE di vendere più facilmente servizi finanziari e di altro tipo in Messico e faciliterà la partecipazione delle nostre aziende alle gare d’appalto nel Paese.

Questi elementi concorrono a spiegare come il Messico sia considerato nel report “Doing Business 2020” il secondo Paese latinoamericano per facilità di fare affari, preceduto solo dal Cile di una posizione (al numero 59).

Nel complesso il Messico è una terra di grandi opportunità e non è un caso che rappresenti il secondo mercato di sbocco per le esportazioni italiane nel continente americano (oltre 4,4 miliardi di euro nel 2019), dopo gli Stati Uniti ma prima di Canada, Brasile e Argentina, con ampi margini per le nostre aziende ancora da esplorare e sfruttare pienamente.

Ad oggi sono 1.600 le nostre aziende nel Paese, 150 delle quali hanno anche stabilimenti produttivi in vari distretti industriali, e sono attive in quasi tutti i settori: dal manifatturiero, all’alimentare, passando per l’automotive e l’energetico. Le imprese italiane presenti in Messico operano in tutti i settori: manifatturiero, automotive, alimentare, farmaceutico.

Negli ultimi anni si è sviluppata particolarmente la presenza di imprese italiane nel settore energetico, sia per quanto riguarda le rinnovabili che gli idrocarburi, grazie anche alla riforma energetica approvata dalla passata amministrazione che ha aperto il settore alla competizione internazionale.

Tra i comparti in cui si stanno aprendo sempre più spazi c’è sicuramente quello infrastrutturale, che è stato al centro di numerosi interventi tesi a rendere il Paese più compatibile con le esigenze produttive delle aziende di tutti i settori che hanno bisogno di migliori infrastrutture di trasporto ed energetiche. In questa direzione va il Piano infrastrutturale 2020-2024, che è stato annunciato dal Presidente messicano, Manuel Lopez Obrador, a fine 2019 e prevede la realizzazione di 147 progetti - principalmente nei segmenti dei trasporti, delle telecomunicazioni, del turismo e della salute pubblica - per un totale di 44 miliardi di dollari. Il settore privato, sulla base degli accordi raggiunti tra Governo e associazioni imprenditoriali, si è impegnato a finanziare la metà degli investimenti necessari. Al momento 15 progetti, soprattutto nel segmento della telefonia e aeroportuale, sono già cantierabili, mentre ulteriori 20 progetti saranno avviati al più presto, al termine degli studi di fattibilità. Tra i progetti maggiori del comparto dei trasporti va citato il ‘Tren Maya’, che attraverserà la Penisola dello Yucatán per collegare alcune delle più importanti mete turistiche del Paese, quello dell’Istmo di Tehuantepec, un ambizioso progetto logistico che collegherà le sponde dell’Oceano Atlantico e del Pacifico per sviluppare un corridoio di trasporto merci nel tratto più stretto del territorio messicano, quello dell’ampliamento dell’aeroporto di Santa Lucia e della costruzione ex novo di una raffineria a Dos Bocas.

Inoltre, tenendo conto del credito di cui godono i macchinari di produzione e la tecnologia italiani (le nostre esportazioni sono infatti costituite per il 70% da macchinari per l’industria), opportunità interessanti si riscontrano nell’industria alimentare e dell’imbottigliamento delle bevande, nel taglio del vetro, nell’industria ceramica, nella farmaceutica e nello sfruttamento delle miniere. Nelle infrastrutture la nostra tecnologia e la nostra competenza sono molto riconosciute, così come nell’agricoltura, nei metodi di irrigazione e nella lavorazione del legno.

Investire in Messico significa anche conoscere e sfruttare i punti forti del suo sistema produttivo: nel Paese sono attive oltre 4 milioni di PMI, che generano il 72% dell’impiego e il 52% del PIL nazionale. La sfida principale è coinvolgere appieno l’Italia e le sue imprese - anch’esse costituite in maggioranza da PMI - in una strategia che oltre ad attirare maggiori investimenti diretti renda anche partecipi le aziende italiane delle nuove catene di approvvigionamento e catene globali di valore. Per le caratteristiche di entrambe le economie esistono concrete opportunità di sviluppo in settori specifici come quello della logistica, delle costruzioni (concessioni, ammodernamenti di porti, autostrade, collegamenti), agricoltura, pesca, turismo, trasporti e telecomunicazioni.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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