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    <title>Exportiamo.it - Eventi e Formazione</title>
    <link>https://www.exportiamo.it/eventi-e-formazione/</link>
    <description>Ultimi eventi pubblicati su Exportiamo.it</description>
    <language>it-it</language>
        <item>
        <title><![CDATA[Riad, nuove chance per le imprese italiane]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14540/riad-nuove-chance-per-le-imprese-italiane/</link>
        <pubDate>Tue, 25 Nov 2025 07:23:14 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[L&rsquo;Arabia Saudita &egrave; nel pieno della sua trasformazione con il programma Vision 2030, un piano di riforme e investimenti da circa mille miliardi di dollari pensato per diversificare l&rsquo;economia oltre il petrolio, con circa il 30% delle risorse destinate alle infrastrutture tecnologiche. In questo contesto si inserisce il Business Forum Italia&ndash;Arabia Saudita 2025 e la missione imprenditoriale organizzata da Farnesina e ICE-Agenzia a Riad, che vede coinvolte oltre 900 aziende (circa 500 italiane e oltre 450 saudite) e una fitta agenda di panel e incontri B2B.&nbsp;
Per le imprese italiane &ndash; grandi gruppi ma anche PMI &ndash; &egrave; una finestra concreta per entrare o rafforzarsi in uno dei mercati pi&ugrave; dinamici al mondo. Vediamo perch&eacute;.
Un asse in crescita: numeri e tendenze dell&rsquo;interscambio
Negli ultimi anni l&rsquo;asse economico Italia&ndash;Arabia Saudita si &egrave; rafforzato in modo significativo:

Interscambio commerciale 2024: 10,3 miliardi di euro, con un saldo positivo per l&rsquo;Italia di 2,1 miliardi.&nbsp;
Negli ultimi cinque anni l&rsquo;interscambio &egrave; cresciuto del 67%, mentre le esportazioni italiane aumentano di quasi il 20% l&rsquo;anno dal 2022, con un +27,9% nel 2024.
L&rsquo;Italia &egrave; oggi il settimo partner commerciale del Regno e l&rsquo;export verso Riad ha superato i 6,2 miliardi di euro nei primi sette mesi del 2025.&nbsp;

Le voci principali delle esportazioni italiane verso l&rsquo;Arabia Saudita sono:

Macchinari: circa il 30% del totale export;
Farmaceutica: 11% circa, con vendite per 433,2 milioni di euro (+104%);
Arredo e design, semilavorati industriali, mezzi di trasporto e moda/lusso, con la moda che ha superato i 270 milioni di euro (+18%).&nbsp;

Questi numeri dicono una cosa molto semplice: il mercato saudita assorbe bene l&rsquo;offerta italiana e sta ancora crescendo.
La missione ICE&ndash;Farnesina a Riad: una &ldquo;piattaforma&rdquo; di contatti
Il Forum Imprenditoriale Italia&ndash;Arabia Saudita a Riad, organizzato da MAECI e ICE con il supporto dell&rsquo;Ambasciata italiana, &egrave; una vera e propria missione di sistema:

oltre 900 aziende partecipanti, di cui circa 500 italiane;
5 panel settoriali:

- Infrastrutture, automotive, trasporti sostenibili, edilizia e arredo
- Farmaceutico-medicale, salute e scienze della vita
- Alta tecnologia (digitale, AI, data center, semiconduttori)
- Agritech e agroindustria
- Industria della cultura e dello sport&nbsp;

oltre 300 incontri B2B programmati tra imprese italiane e saudite;&nbsp;
presenza coordinata di ICE, Confindustria, SACE e SIMEST, con l&rsquo;annuncio di una nuova antenna SIMEST a Riad per assistere sul posto gli investitori italiani.&nbsp;

La missione segue l&rsquo;accordo di partenariato strategico firmato a gennaio 2025 tra il Presidente del Consiglio italiano e il Principe ereditario saudita, che prevede fino a 10 miliardi di euro di investimenti congiunti, anche in difesa e sicurezza.&nbsp;
Per un&rsquo;impresa, partecipare o collegarsi a questa iniziativa significa entrare in un ecosistema gi&agrave; strutturato, dove:

i contatti con controparti locali sono pre-filtrati e qualificati;
la parte istituzionale (visti, protocolli, agenda) &egrave; gestita da Farnesina e ICE;
sono gi&agrave; presenti grandi gruppi italiani &ndash; Leonardo, Fincantieri, Webuild, Ferrovie dello Stato, Snam, Saipem, Maire Tecnimont, Ferrero, ecc. &ndash; che possono fare da traino lungo le filiere.&nbsp;

I grandi driver sauditi: Vision 2030, Expo 2030 e Mondiali 2034
L&rsquo;Arabia Saudita sta finalizzando gli obiettivi di Vision 2030, il piano che punta a trasformare il Paese in una economia basata su servizi, industria non-petrolifera, conoscenza e innovazione:

investimenti complessivi stimati attorno a 1.000 miliardi di dollari, con forte focus su infrastrutture, digitale, turismo, cultura, sport, energie rinnovabili;&nbsp;
crescita degli IDE (+24% nel 2024) fino a 31,7 miliardi di dollari, trainati in particolare dal manifatturiero e dall&rsquo;auto elettrica;&nbsp;
sviluppo di mega e giga project (NEOM, Red Sea, Diriyah, Qiddiya, ecc.), con cantieri che richiedono ingegneria, costruzioni, logistica, servizi avanzati.

A questo si aggiunge l&rsquo;orizzonte di due grandi eventi globali:

Expo Riyadh 2030
Mondiali di calcio 2034

che spingono ulteriormente investimenti in infrastrutture per la mobilit&agrave;, stadi, hotel, centri congressi, poli culturali e di intrattenimento.&nbsp;
Dove sono le opportunit&agrave; per le imprese italiane
1. Infrastrutture, costruzioni e mobilit&agrave; sostenibile
L&rsquo;Italia &egrave; gi&agrave; molto visibile:

Webuild &egrave; presente nel Regno dal 1966, con oltre 90 progetti realizzati, dalla metro driverless di Riad alle grandi opere idriche.&nbsp;
Il gruppo si &egrave; aggiudicato il terzo lotto del nuovo polo culturale e commerciale di Diriyah, sito UNESCO, ed &egrave; protagonista nei grandi progetti infrastrutturali.&nbsp;
L&rsquo;impianto di dissalazione di Shoaibah, sulla costa occidentale, fornisce acqua potabile a citt&agrave; come Jeddah e La Mecca: &egrave; un esempio del know-how italiano nella gestione idrica.&nbsp;

In questo settore si aprono spazi per:

ingegneria e project management;
materiali da costruzione e chimica per l&rsquo;edilizia (come dimostra la presenza di Mapei, con due stabilimenti dal 2021);&nbsp;
soluzioni per mobilit&agrave; urbana, ferrovie, metropolitane, smart roads;
tecnologie per impianti di trattamento acque e desalinizzazione.

2. ICT, data center e semiconduttori
Circa il 30% dei fondi di Vision 2030 &egrave; destinato alle infrastrutture tecnologiche, e l&rsquo;articolo di LaCNews24 segnala che ICT e servizi digitali sono tra i comparti pi&ugrave; dinamici, con forte domanda di:

soluzioni per data center;
tecnologie per semiconduttori;
piattaforme AI, cyber security, telecomunicazioni avanzate.&nbsp;

Per le imprese italiane attive nel digitale &ndash; software, cloud, cybersecurity, automazione industriale, elettronica &ndash; il mercato saudita offre:

programmi di co-sviluppo con partner locali;
incentivi fiscali e regolatori per investimenti high-tech;&nbsp;
possibilit&agrave; di partecipare alla creazione di smart cities e distretti tecnologici, fortemente promossi dal governo saudita.

3. Energia, rinnovabili e idrogeno
Vision 2030 punta a ridurre la dipendenza dal petrolio attraverso:

rinnovabili (solare, eolico);
efficienza energetica;
sviluppo di filiere legate a idrogeno e carburanti alternativi.

Qui l&rsquo;expertise italiana &egrave; competitiva in:

tecnologie per la produzione e gestione dell&rsquo;energia;
infrastrutture per reti elettriche &ldquo;intelligenti&rdquo;;
impiantistica, ingegneria, componentistica e servizi EPC (Engineering, Procurement, Construction).

4. Farmaceutico, salute e scienze della vita
L&rsquo;export farmaceutico italiano verso l&rsquo;Arabia Saudita &egrave; pi&ugrave; che raddoppiato (+104%) fino a oltre 430 milioni di euro, e il Forum dedica un intero panel al settore.
Vision 2030 prevede ingenti investimenti in:

ospedali e infrastrutture sanitarie;
digital health, telemedicina e sanit&agrave; connessa;
produzione locale di farmaci e dispositivi medici.

Per i player italiani significa opportunit&agrave; in:

partnership industriali per produzioni in loco;
tecnologie medicali, diagnostica, biotecnologie;
servizi di formazione, gestione e consulenza ospedaliera.

5. Agritech, agroindustria e sicurezza alimentare
In un Paese con condizioni climatiche estreme, l&rsquo;agricoltura ha bisogno di:

irrigazione intelligente, risparmio idrico;
serre ad alta tecnologia;
macchinari agricoli specializzati;
trasformazione agroalimentare e logistica del freddo.&nbsp;

Qui l&rsquo;Italia ha un posizionamento naturale: meccanica agricola, impianti di trasformazione, tecnologie per il trattamento delle acque, know-how sulla qualit&agrave; alimentare.
6. Cultura, sport, arredo e design
Non c&rsquo;&egrave; solo hi-tech:

l&rsquo;Arabia Saudita investe molto in cultura, turismo e sport (basti pensare alla candidatura e assegnazione di grandi eventi e allo sviluppo di nuovi distretti turistici e di intrattenimento);
il Forum prevede un panel dedicato a Industria della cultura e dello sport;&nbsp;
l&rsquo;export italiano di mobili verso il Regno &egrave; cresciuto del 15% nel 2024, tanto che l&rsquo;Arabia Saudita &egrave; oggi il secondo mercato della regione per l&rsquo;arredo italiano, con il Made in Italy che detiene circa il 36% del segmento alto di gamma.&nbsp;

In questo contesto si inserisce anche l&rsquo;evento &ldquo;Red in Progress. Salone del Mobile. Milano meets Riyadh&rdquo; e la programmata tappa estera del Salone del Mobile 2026 proprio a Riad, che rafforza il legame tra design italiano e progetti immobiliari e hospitality sauditi.&nbsp;
Vantaggi competitivi per le imprese italiane
Riassumendo, perch&eacute; un&rsquo;azienda italiana dovrebbe guardare oggi all&rsquo;Arabia Saudita?

Domanda in forte espansione in tutti i settori dove l&rsquo;Italia &egrave; tradizionalmente forte (meccanica, costruzioni, energia, farmaceutica, arredo, agroalimentare, digitale).
Supporto istituzionale strutturato: missioni di sistema, presenza di ICE, Ambasciata, SACE, SIMEST e rete associativa (Confindustria, CNA, ecc.) rendono l&rsquo;entrata sul mercato meno rischiosa.&nbsp;
Strategic partnership bilaterale: l&rsquo;accordo intergovernativo da 10 miliardi e il ruolo di Paese prioritario nel Piano d&rsquo;Azione per l&rsquo;Export italiano danno un orizzonte politico chiaro alle relazioni economiche.&nbsp;
Presenza di grandi &ldquo;apripista&rdquo; italiani che generano filiere di subfornitura e servizi, dove le PMI possono inserirsi con soluzioni specialistiche.&nbsp;

Come prepararsi: qualche spunto operativo
Per cogliere davvero queste opportunit&agrave;, un&rsquo;impresa italiana dovrebbe:

Allineare la propria proposta a Vision 2030, traducendo il proprio prodotto/servizio in un contributo agli obiettivi sauditi (innovazione, sostenibilit&agrave;, occupazione qualificata, trasferimento di know-how).
Valutare partnership locali (joint venture, distributori, integratori di sistema) per facilitare l&rsquo;accesso al mercato e rispettare i requisiti di local content.
Sfruttare i servizi di ICE, Ambasciata, SACE e SIMEST per analisi di mercato, ricerca partner, coperture assicurativo-finanziarie e strumenti di co-investimento.
Investire in relazioni di lungo periodo: il mercato saudita premia la continuit&agrave;, l&rsquo;impegno nel Paese e la capacit&agrave; di adattarsi alla cultura locale.

In sintesi, l&rsquo;Arabia Saudita oggi non &egrave; solo un grande cantiere, ma un laboratorio di trasformazione economica dove il Made in Italy pu&ograve; giocare da protagonista. La missione imprenditoriale guidata da ICE e Farnesina &egrave; il momento ideale per trasformare questa prospettiva in contatti, progetti e &ndash; auspicabilmente &ndash; contratti.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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    </item>
        <item>
        <title><![CDATA[Un Nuovo Corso per le Relazioni Economiche tra Italia e Cina]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14532/un-nuovo-corso-per-le-relazioni-economiche-tra-italia-e-cina/</link>
        <pubDate>Fri, 08 Nov 2024 10:18:36 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Nonostante le tensioni geopolitiche globali, le esportazioni italiane verso il gigante asiatico sono cresciute in modo significativo, attestandosi su livelli record. Questa crescita &egrave; stata accompagnata da importanti visite istituzionali che hanno ridefinito i termini della partnership strategica tra i due Paesi.
La visita di Stato del Presidente Mattarella in Cina segna un nuovo capitolo nelle relazioni italo-cinesi. Dopo l&#8217;uscita dall&#8217;accordo sulla Nuova Via della Seta, Italia e Cina si sono infatti impegnate a ridefinire i termini della loro partnership. L&rsquo;obiettivo della visita, che segue quella dello scorso luglio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, &egrave; quello di consolidare questo nuovo corso attraverso il rilancio del &ldquo;partenariato strategico globale&rdquo; varato venti anni fa, che va oltre gli scambi commerciali e tocca temi globali di rilevanza comune. La visita del Presidente italiano, fortemente voluta dalla parte cinese, conferma l&rsquo;importanza strategica di questo rapporto.
Cina: un mercato in crescita per l&rsquo;export italiano
Con un potenziale di crescita ancora inesplorato, la Cina rappresenta una destinazione strategica per le imprese italiane. Il Paese asiatico si posiziona tra le prime dieci destinazioni a livello globale per le nostre esportazioni, primeggiando in Asia e seguendo solo gli Stati Uniti tra i mercati extra-europei. L&rsquo;Italia, inoltre, &egrave; al quarto posto tra i Paesi UE per volume di esportazioni verso la Cina, preceduta solo da Germania, Francia e Paesi Bassi.
Il 2023 ha visto un rafforzamento delle esportazioni italiane verso il gigante asiatico, con una crescita a doppia cifra del 16,8% che sia attesta sulla cifra di 19,2 miliardi di euro. A trainare la crescita sono stati soprattutto il settore farmaceutico (+192,1%), il comparto del tessile e l&rsquo;abbigliamento (+14%), che hanno registrato performance particolarmente positive, e quello dei macchinari (+0,9%). I &nbsp;flessione, invece, il settore delle sostanze e prodotti chimici (-11,4%) e quello dei mezzi di trasporto (-26,5%). Questi risultati evidenziano le opportunit&agrave; offerte dal mercato cinese e il crescente interesse delle imprese italiane per questo mercato.
D&rsquo;altra parte, le importazioni italiane dalla Cina hanno registrato un forte calo nel 2023, attestandosi a 47,6 miliardi di euro, ovvero il 17,8% in meno rispetto all&#8217;anno precedente. Questa tendenza al ribasso, iniziata a dicembre 2022, ha interessato praticamente tutti i settori, in particolare quello dei computer, degli apparecchi elettronici e ottici (-16,5%), degli apparecchi elettrici (-6,9%), dei prodotti tessili (-23%), delle sostanze e dei prodotti chimici (-11,1%) e dei macchinari e apparecchiature (-20,1%), evidenziando una dipendenza sempre minore dell&#8217;Italia dalle importazioni cinesi in questi comparti.
Investimenti Italia-Cina: un rapporto asimmetrico
Rimane inalterato, per&ograve;, lo squilibrio sul piano degli investimenti. Le imprese italiane, infatti, investono in Cina molto pi&ugrave; di quanto le imprese cinesi investano in Italia: lo stock di IDE italiani in Cina al 2022 equivaleva a 15,5 miliardi di euro, mentre lo stock di IDE cinesi in Italia ammontava a 2,3 miliardi di euro. Questo significa che gli investimenti italiani in Cina erano pi&ugrave; di sei volte superiori a quelli cinesi in Italia. Per le aziende italiane &egrave; prioritario ottenere condizioni di gioco eque e una solida tutela della propriet&agrave; intellettuale in Cina. In Italia, invece, vi &egrave; un ampio margine di crescita per gli investimenti cinesi, soprattutto nei settori strategici come la mobilit&agrave; sostenibile.
La crescita delle esportazioni italiane e le nuove dinamiche politiche suggeriscono un futuro promettente per questa partnership. Tuttavia, per consolidare questi successi, &egrave; fondamentale affrontare le sfide esistenti e cogliere le nuove opportunit&agrave; che si presentano.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo,&nbsp;redazione@exportiamo.it
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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    </item>
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        <title><![CDATA[Made in Italy: Storie di Successo che Ispirano il Mondo]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14531/made-in-italy-storie-di-successo-che-ispirano-il-mondo/</link>
        <pubDate>Thu, 31 Oct 2024 11:35:42 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Made in Italy &egrave; la community che celebra l&#8217;eccellenza italiana, ispira l&#8217;innovazione e promuove la crescita del nostro Paese. Scopri come farne parte anche tu!
C&#8217;&egrave; un&#8217;Italia che non si ferma, un&#8217;Italia fatta di idee innovative, di imprenditori coraggiosi e di prodotti unici al mondo. &Egrave; l&#8217;Italia che il progetto Made in Italy vuole raccontare, mettendo in luce le storie di successo delle aziende italiane che ogni giorno scrivono il presente ed il futuro del nostro Paese.
Nato nel 2021 da un&#8217;intuizione di Roberto Santori, imprenditore ed esperto di formazione e consulenza aziendale, Made in Italy si pone l&rsquo;ambizioso obiettivo di valorizzare la creativit&agrave; delle nostre imprese e la loro capacit&agrave; di trasformare un&#8217;idea in un brand di successo, sia in Italia che all&rsquo;estero.
&ldquo;Tra gli aspetti pi&ugrave; belli e interessanti del mio lavoro ci sono le storie che scopro ogni giorno. Storie di imprenditori coraggiosi, di creativit&agrave;, di ricerca dell&rsquo;innovazione, spesso di resilienza&rdquo; afferma Santori raccontando di come abbia avuto inizio questa avventura. &ldquo;La cosa pi&ugrave; naturale per me &egrave; stata prima di cercarle e poi di condividere queste storie con chi mi segue. Ho iniziato a farlo sul mio profilo di LinkedIn, senza pensare che avrebbero riscosso cos&igrave; tanto successo. Ho capito invece che dare visibilit&agrave; alla creativit&agrave;, alle scelte di coraggio, al talento e all&rsquo;inventiva made in Italy avrebbe potuto essere di ispirazione per molte persone, ed &egrave; cos&igrave; che ho pensato di dare vita a un progetto dove far rivivere queste storie e lasciarle a disposizione di chi vorr&agrave; approfondire e imparare. Abbiamo bisogno di ottimismo, abbiamo bisogno di coraggio, abbiamo bisogno di sapere che pi&ugrave; spesso di quanto crediamo i nostri sogni sono realizzabili. E che in ogni caso vale sempre la pena provarci. Gli imprenditori che racconto sono l&igrave; a dimostrarlo, tutti i giorni e il progetto vuole dare luce a una faccia del nostro Paese che spesso dimentichiamo e che invece &egrave; quella a cui dobbiamo guardare&rdquo;. 
Un riconoscimento prestigioso
A conferma del successo del progetto, nel 2024 il libro &#8220;Storie di Successo: L&#8217;Italia dell&#8217;Ingegno e dell&#8217;Eccellenza nel Mondo&#8221; &egrave; stato scelto come dono istituzionale per il Vertice del G7, un riconoscimento importante che sottolinea il valore di questa iniziativa ed un segno tangibile del suo contributo nel promuovere le imprese italiane e ispirare le nuove generazioni.&nbsp;
Una community per crescere insieme
Made in Italy non &egrave; solo un progetto di comunicazione, ma una vera e propria community che riunisce imprenditori e professionisti che condividono la passione per l&#8217;eccellenza. Un luogo di confronto e di opportunit&agrave; di crescita che offre alle aziende la possibilit&agrave; di raccontare il proprio percorso, ispirando altre realt&agrave; imprenditoriali e dimostrando il potenziale del Made in Italy.&nbsp;
Attraverso eventi esclusivi, seminari tematici e collaborazioni con le istituzioni, la community Made in Italy crea occasioni concrete per il networking e lo scambio di idee tra leader del settore e favorisce il dialogo tra il sistema Paese e le imprese, stimolando una crescita condivisa e rafforzando l&#8217;immagine del Made in Italy nel mondo.
Il prossimo appuntamento sar&agrave; il 12 novembre a Firenze dove si svolger&agrave; la seconda tappa dell&rsquo;edizione 2024/2025 del roadshow &ldquo;Tradizione e Innovazione: L&rsquo;eccellenza italiana si rinnova&rdquo;, un&rsquo;occasione per conoscere da vicino le storie aziendali e le scelte strategiche che hanno consentito a realt&agrave; imprenditoriali nate sul territorio italiano di farsi strada nel mondo (clicca qui per iscriverti ed avere maggiori informazioni sul programma).
Nei prossimi mesi l&rsquo;agenda sar&agrave; fitta di tantissimi altri impegni, sia in Italia che all&rsquo;estero. Consulta il calendario degli eventi per scoprire tutte le iniziative.
Entra a far parte della community di Made in Italy!
Il progetto Made in Italy &egrave; un viaggio continuo alla scoperta dell&#8217;eccellenza italiana. Un viaggio che coinvolge tutti coloro che credono nel valore del nostro Paese e vogliono contribuire a costruire un futuro migliore. &Egrave; un invito a guardare avanti con ottimismo e a credere nelle nostre capacit&agrave;.
Se sei un imprenditore o semplicemente un appassionato del Made in Italy, unisciti alla community! Potrai condividere le tue esperienze, ricevere aggiornamenti periodici, arricchire il tuo network e partecipare a incontri esclusivi con i protagonisti del mondo imprenditoriale, contribuendo a far crescere l&#8217;orgoglio italiano nel mondo.
Come diceva Eleanor Roosevelt &ldquo;il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni&rdquo;. Made in Italy ti invita a sognare in grande e a trasformare i tuoi sogni in realt&agrave;. Non perdere l&#8217;opportunit&agrave; di far parte di questa comunit&agrave; dinamica.
Iscriviti oggi stesso e contribuisci a scrivere un nuovo ed entusiasmante capitolo della storia del Made in Italy!
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo,&nbsp;redazione@exportiamo.it
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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    </item>
        <item>
        <title><![CDATA[Viaggiare Senza Visti: La Classifica 2024 dei Passaporti pi&ugrave; Potenti]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14530/viaggiare-senza-visti-la-classifica-2024-dei-passaporti-piu-potenti/</link>
        <pubDate>Wed, 07 Aug 2024 11:19:54 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Il passaporto italiano, che si colloca al secondo posto in classifica, &egrave; uno dei pi&ugrave; potenti al mondo, consentendo l&rsquo;accesso senza visto a 192 destinazioni su 227, ma non &egrave; ovunque cos&igrave;, ricordandoci che, purtroppo, la libert&agrave; di viaggio &egrave; un privilegio e non un diritto universale. 
Grandi novit&agrave; nella classifica 2024 dei&nbsp;passaporti pi&ugrave; potenti al mondo, con ben 13 &nbsp;Paesi, di cui 10 europei, che si piazzano sul podio degli Stati con i documenti di viaggio pi&ugrave; forti sul pianeta.
&Egrave; quanto emerge dall&rsquo;ultimo aggiornamento del &ldquo;Passport Index&rdquo;, la classifica stilata dalla societ&agrave; di consulenza britannica Henley &amp; Partners che&nbsp;decreta quali sono i passaporti pi&ugrave; potenti al mondo, in base al numero di destinazioni a cui i titolari possono accedere senza visto preventivo.
Esistono tante classifiche di questo tipo, ma il &ldquo;Passport Index&rdquo; di Henley &amp; Partners resta il pi&ugrave; autorevole perch&eacute; &egrave; l&rsquo;unico che si basa sui dati forniti dall&rsquo;Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA). Attraverso ricerche incrociate per capire se un passaporto permette di viaggiare in un altro Paese senza visto oppure con visto all&rsquo;ingresso, o diversamente se richiede un visto obbligatorio prima della partenza, si valutano i passaporti di 199 Paesi mettendoli in relazione con 227 possibili mete in tutto il mondo. Il meccanismo per stilare l&rsquo;indice &egrave; semplice: il punteggio totale di ogni passaporto &egrave; pari al numero di destinazioni per le quali non &egrave; richiesto il visto.
La classifica viene aggiornata in tempo reale durante tutto l&rsquo;anno, man mano che si modificano le politiche sui visti.
Il podio 2024
Ad oggi, stando all&rsquo;ultimo aggiornamento del 23 luglio 2024, al primo posto si conferma saldamente ancorato un Paese asiatico, Singapore, il cui passaporto consente l&rsquo;ingresso senza visto a 195 destinazioni su 227. 
Il secondo posto &egrave; condiviso da Francia, Germania, Italia, Giappone e Spagna, con 192 mete raggiungibili. Un dato che conferma la forza dei passaporti di queste nazioni nel facilitare i viaggi internazionali, anche se per il nostro Paese c&rsquo;&egrave; stato un passo indietro rispetto alla classifica pubblicata a inizio gennaio, quando eravamo al primo posto con 194 destinazioni visitabili.
Al terzo posto si collocano pari merito Austria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Corea del Sud e Svezia con 191 Paesi in cui l&rsquo;ingresso &egrave; visa-free. 
In giro per il mondo&hellip;
Il passaporto ad aver scalato pi&ugrave; posizioni risulta quello degli Emirati Arabi Uniti, che ora consente l&rsquo;accesso a 185 Paesi piazzandosi in nona posizione: erano appena 33 nel 2006, quando fu pubblicata la prima edizione, a dimostrazione degli sforzi compiuti dal governo emiratino per trasformare il Paese in un hub globale per il business, il turismo e gli investimenti.
Crescita importante anche per&nbsp;Ucraina&nbsp;(30esimo posto con 148 destinazioni) e&nbsp;Cina&nbsp;(59esimo posto con accesso a 85 destinazioni),&nbsp;tra i primi 5 paesi a guadagnare pi&ugrave; posizioni negli ultimi 10 anni.
Alcuni passaporti hanno invece perso potere nell&rsquo;ultimo decennio, tra cui quello del Venezuela, i cui cittadini possono entrare senza visto in 124 Paesi, e che ha subito una significativa perdita di posizioni, scendendo dal 25esimo al 42esimo posto a causa della profonda crisi economica e politica e del conseguente aumento dell&rsquo;emigrazione dal Paese.
O quello della Russia, che teoricamente permette l&rsquo;ingresso in 116 Paesi, anche se a causa delle chiusure dello spazio aereo e delle sanzioni, ai cittadini russi &egrave; effettivamente vietato viaggiare nella maggior parte del mondo, con le marcate eccezioni degli Emirati Arabi Uniti e della Turchia, che sono diventati punti focali.
In fondo alla classifica
Anche nel 2024 rimane in fondo alla classifica il passaporto dell&rsquo;Afghanistan, che permette l&rsquo;accesso senza visto in soli 26 Paesi (per lo pi&ugrave; dell&rsquo;Africa subsahariana e di piccoli stati oceanici): il dato pi&ugrave; basso da quando viene redatta la classifica e il pi&ugrave; ampio divario di mobilit&agrave; globale rispetto al passaporto pi&ugrave; potente che consente l&rsquo;accesso a ben 169 destinazioni in pi&ugrave;.
Da un lato, infatti, nel corso degli anni sono mediamente aumentate le destinazioni disponibili senza visti, a dimostrazione dell&rsquo;aumento della libert&agrave; di viaggio e di una maggiore apertura a livello internazionale, ma allo stesso tempo sono aumentate anche le distanze fra passaporti pi&ugrave; potenti e pi&ugrave; deboli, dato che riflette le disuguaglianze a livello globale.
In generale, le ultime posizioni della classifica sono occupate quasi interamente da paesi africani e del Medio Oriente che versano in condizioni politiche instabili ed hanno un&rsquo;economia sottosviluppata o in via di sviluppo: l&rsquo;Afghanistan &egrave; infatti preceduto da Siria, Iraq, Yemen, Pakistan, Somalia, Nepal, Libia, Bangladesh e Corea del Nord.
Disparit&agrave; economiche e libert&agrave; di viaggio
Ci&ograve; mette in evidenza la&nbsp;forte correlazione esistente tra libert&agrave; di viaggio e ricchezza,&nbsp;che &egrave; alla base di un altro indice stilato dalla Henley &amp; Partners, l&rsquo;Henley Passport Power Score, ottenuto incrociando i dati dell&rsquo;International Air Transport Association con quelli della Banca mondiale relativi ai Pil nazionali. Si tratta di uno strumento che consente di valutare e prendere coscienza delle ineguaglianze economiche e disparit&agrave; di ricchezza esistenti nel mondo, associando ai passaporti la quota di Pil globale dei Paesi a cui il documento d&agrave; accesso senza visto. Ad esempio, i proprietari dei passaporti nigeriani possono visitare senza visto solo 45 destinazioni (20% del mondo) e questi Paesi rappresentano l&rsquo;1,5% del Pil globale.
Considerando l&rsquo;enorme differenza in termini di destinazioni e Pil con i primi classificati,&nbsp;&egrave; chiaro il divario economico e sociale, di opportunit&agrave; e crescita che penalizza questi Paesi. Gli Stati con i punteggi pi&ugrave; alti si caratterizzano invece per economie pi&ugrave; aperte, che incoraggiano gli investimenti diretti esteri e il commercio internazionale, tendono a crescere pi&ugrave; velocemente, sono maggiormente innovativi e produttivi, e forniscono stipendi pi&ugrave; alti e pi&ugrave; opportunit&agrave; ai loro cittadini.
Anche se, in questo senso, il passaporto italiano &egrave; abbastanza &ldquo;potente&rdquo;, prima di partire per l&rsquo;estero, soprattutto per mete lontane e potenzialmente rischiose, &egrave; comunque buona prassi consultare il sito&nbsp;Viaggiare sicuri&nbsp;della Farnesina, che oltre a fornire informazioni relative ai&nbsp;requisiti per l&rsquo;ingresso&nbsp;d&agrave; indicazioni utili anche in relazione allo stato di&nbsp;sicurezza, alla&nbsp;situazione sanitaria&nbsp;e alle&nbsp;condizioni di mobilit&agrave;&nbsp;nel Paese che si intende &nbsp;visitare, oltre a dare avvisi su situazioni di carattere urgente e temporaneo.
Per viaggiare in sicurezza, inoltre, vi &egrave; anche la possibilit&agrave; di iscriversi e&nbsp;registrare il proprio viaggio su&nbsp;Dovesiamonelmondo.it.&nbsp;La registrazione su questo portale, gestito dall&rsquo;Unit&agrave; di Crisi della Farnesina, fa s&igrave; che i dati del viaggio siano condivisi solo ed esclusivamente con l&rsquo;Unit&agrave; che, in caso di crisi all&rsquo;estero, potr&agrave; rintracciare il viaggiatore ed intervenire pi&ugrave; rapidamente, in base alle circostanze.
La classifica dei passaporti ci ricorda che la libert&agrave; di movimento &egrave; un privilegio, non un diritto universale. Le disuguaglianze globali si riflettono anche nella possibilit&agrave; di viaggiare liberamente, e questo dovrebbe spingerci a riflettere sul nostro ruolo di cittadini del mondo e sulle azioni che possiamo intraprendere per promuovere una maggiore equit&agrave;.
Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli,&nbsp;redazione@exportiamo.it
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA
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        <title><![CDATA[AIRE: Multe Salate e Controlli pi&ugrave; Severi per gli Italiani Residenti all&#039;Estero]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14529/aire-multe-salate-e-controlli-piu-severi-per-gli-italiani-residenti-allestero/</link>
        <pubDate>Fri, 02 Aug 2024 11:26:41 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[La Legge Bilancio 2024 ha introdotto&nbsp;sanzioni pi&ugrave; severe per gli italiani residenti all&rsquo;estero non iscritti all&rsquo;AIRE, con multe che variano dai 200 ai 1000 euro per ogni anno di mancata iscrizione.
Per i connazionali che vivono fuori dall&rsquo;Italia ci sono da quest&rsquo;anno sanzioni di migliaia di euro se non ci si iscrive all&rsquo;AIRE, l&rsquo;Anagrafe degli Italiani Residenti all&rsquo;Estero, che &egrave; un registro gestito dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle Rappresentanze consolari all&rsquo;estero.
La nuova Legge di Bilancio, infatti, ha introdotto obblighi di controllo per i Comuni di ultima residenza, scambio di informazioni con l&rsquo;Agenzia delle Entrate per l&rsquo;accertamento fiscale e multe salate per chi non provvede all&rsquo;iscrizione.
L&rsquo;obbligo di iscrizione in realt&agrave; esiste da decenni, visto che parte da una legge del 1954, ma fino ad oggi in molti lo consideravano una discrezionalit&agrave;, anche perch&eacute; le sanzioni correlate all&rsquo;omesso adempimento erano molto contenute, con importi oggi irrisori espressi ancora in lire, e raramente applicate.
I motivi per cui tanti connazionali non si sono mai iscritti all&rsquo;AIRE sono diversi: alcuni perch&eacute; ignari di quest&rsquo;obbligo; altri per scopi illeciti quali continuare a pagare l&rsquo;IMU ridotta sulla prima casa o percepire assegni familiari; molti altri frenati soprattutto dal fatto che cancellarsi dall&rsquo;anagrafe della popolazione nazionale italiana comporta la cancellazione anche dal Sistema Sanitario Nazionale italiano, e quindi dover rinunciare all&rsquo;acquisto di medicinali con il ticket, all&rsquo;assistenza ospedaliera e al medico di famiglia italiano.
Dal primo di gennaio di quest&rsquo;anno le cose per&ograve; sono cambiate, con l&rsquo;introduzione di pesanti sanzioni da 200 a 1000 euro per ogni anno di mancata iscrizione all&rsquo;AIRE, per un limite massimo di 5 anni sanzionabili. Le sanzioni si applicano per individuo e non per nucleo familiare, e riguardano anche i minori: cos&igrave;, per esempio, una famiglia di 4 persone che vive all&rsquo;estero da pi&ugrave; di 5 anni ed abbia trascurato tale adempimento amministrativo potrebbe ritrovarsi a dover pagare una sanzione fino a 20.000 euro.
La Legge di Bilancio non ha valore retroattivo, e dunque le nuove sanzioni non si applicano a chi &egrave; gi&agrave; iscritto all&rsquo;AIRE da una data antecedente all&rsquo;entrata in vigore della nuova legge (30.12.2023), anche nell&rsquo;ipotesi in cui l&rsquo;iscrizione &egrave; stata successiva al trasferimento effettivo e dunque ci fossero anni sanzionabili.
Un&rsquo;altra novit&agrave; &egrave; che ora &egrave; previsto anche un maggior coinvolgimento attivo da parte dei Comuni italiani, cui ora &egrave; demandato non solo l&rsquo;onere dei controlli, ma anche la remunerazione che ne consegue, e dunque avranno ora un interesse diretto nel provvedere agli accertamenti.
&Egrave; inoltre stato introdotto l&rsquo;obbligo, in capo alle amministrazioni pubbliche, anche estere, di scambio di informazioni con gli altri enti dello Stato in relazione ad elementi rilevanti relativi ai connazionali di cui si ha ragione di ritenere che siano residenti di fatto all&rsquo;estero, con il Comune italiano chiamato a notificare le iscrizioni (o cancellazioni d&rsquo;ufficio) AIRE anche all&rsquo;Agenzia delle Entrate per i controlli fiscali sugli anni aperti precedenti all&rsquo;iscrizione (o cancellazione), quando si risultava ancora formalmente residenti in Italia (o al contrario si beneficiava di una residenza estera fittizia).
Chi deve iscriversi all&#8217;AIRE?
All&rsquo;AIRE devono iscriversi i cittadini nati in Italia che vivono stabilmente all&rsquo;estero per pi&ugrave; di un anno solare, i cittadini nati all&rsquo;estero da genitori italiani (inclusi i minori) il cui atto di nascita &egrave; stato trascritto in Italia, e coloro i quali abbiano acquisito la cittadinanza italiana ma vivono stabilmente all&rsquo;estero.
L&rsquo;iscrizione invece non &egrave; obbligatoria per i cittadini italiani che si trovano all&rsquo;estero per periodi inferiori ad un anno, i lavoratori stagionali, i dipendenti statali che lavorano presso le sedi diplomatiche ed i militari in servizio presso la NATO.
Da notare che l&rsquo;obbligo non decorre dopo 12 mesi, ma dal momento del trasferimento: chi gi&agrave; sa che rester&agrave; all&rsquo;estero pi&ugrave; di un anno pu&ograve; e dovrebbe iscriversi immediatamente. La norma infatti prevede che si provveda entro 90 giorni dal trasferimento.
Perch&eacute; iscriversi all&#8217;AIRE?
Prima di tutto perch&eacute; &egrave; non solo un diritto, ma anche un dovere dei cittadini italiani residenti all&rsquo;estero; soprattutto, perch&eacute; l&rsquo;AIRE costituisce il presupposto, tra l&rsquo;altro, per usufruire di numerosi servizi consolari forniti dalle Rappresentanze all&rsquo;estero, nonch&eacute; per l&rsquo;esercizio di importanti diritti, quali ad esempio:

la possibilit&agrave; di votare per corrispondenza in occasione di elezioni politiche e di referendum;
la possibilit&agrave; di votare in occasione delle elezioni dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo presso seggi istituiti dalla rete diplomatico-consolare nei Paesi appartenenti all&rsquo;Ue;
la possibilit&agrave; di ottenere il rilascio di documenti di identit&agrave; e di viaggio;
la possibilit&agrave; di richiedere il rilascio di certificazioni di competenza delle Rappresentanze all&rsquo;estero;
la possibilit&agrave; di rinnovare la patente di guida.

La mancata iscrizione al contrario pu&ograve; comportare una serie di conseguenze negative, quali la difficolt&agrave; di usufruire tali servizi (in primis il rinnovo del passaporto), la perdita del diritto di voto, ma anche la difficolt&agrave; di dimostrare la propria residenza all&rsquo;estero.
Quest&rsquo;ultimo punto non dovrebbe essere sottovalutato, visto che la permanenza nell&rsquo;anagrafe della popolazione italiana residente genera una presunzione di residenza anche a fini fiscali e dunque un obbligo dichiarativo in Italia dei redditi prodotti all&rsquo;estero, ed un diritto impositivo e di accertamento da parte del fisco italiano anche verso chi presenta la dichiarazione e gi&agrave; paga le tasse all&rsquo;estero. Naturalmente in caso di accertamento da parte dell&rsquo;amministrazione finanziaria italiana sar&agrave; possibile fare ricorso rifacendosi alle convenzioni contro le doppie imposizioni che l&rsquo;Italia ha stipulato con diversi Paesi esteri, ma si tratta comunque di una procedura lunga e costosa e per la quale l&rsquo;esito non &egrave; scontato. La regola generale, super semplificata, &egrave; che chi &egrave; iscritto negli elenchi della popolazione residente in un Comune italiano paga le tasse in Italia.
Come iscriversi all&#8217;AIRE? 
La procedura di iscrizione all&rsquo;AIRE &egrave; gratuita e&nbsp;avviene online attraverso il portale&nbsp;Fast It, gestito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.&nbsp;In casi eccezionali&nbsp;(ad esempio nel caso di persone di et&agrave; superiore ai 75 anni o con particolari disabilit&agrave;), &egrave; possibile richiedere l&rsquo;iscrizione all&rsquo;AIRE tramite email o posta, ma sar&agrave; necessario motivare l&rsquo;impossibilit&agrave; di utilizzare il portale Fast It e fornire una ragione valida per procedere con metodi alternativi.
Per procedere con l&rsquo;iscrizione, &egrave; necessario fornire un indirizzo email valido, che sar&agrave; utilizzato per le comunicazioni ufficiali e per l&rsquo;accesso al portale. A partire dal&nbsp;2026, l&rsquo;accesso al portale Fast It sar&agrave; possibile solo mediante l&rsquo;utilizzo di credenziali&nbsp;SPID, il Sistema Pubblico di Identit&agrave; Digitale.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo,&nbsp;redazione@exportiamo.it
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        <title><![CDATA[Cambia il Vento sulla Manica: Francia e Regno Unito Svoltano a Sinistra]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14528/cambia-il-vento-sulla-manica-francia-e-regno-unito-svoltano-a-sinistra/</link>
        <pubDate>Tue, 09 Jul 2024 13:23:07 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Sulle due sponde della Manica, sono settimane di&nbsp;cambiamento. Gioved&igrave; 4 luglio, gli&nbsp;inglesi&nbsp;hanno votato, mettendo la parola fine a 14 anni di governo conservatore e consegnando ai laburisti 412 seggi, mentre il secondo turno delle legislative in Francia di domenica scorsa ha gettato il Paese in uno stallo politico dall&rsquo;esito ancora incerto. Cosa dovremo aspettarci per il futuro?
I risultati dei due Paesi sono stati per certi versi simili, per altri discordanti. Sia in Francia che nel Regno Unito i partiti che hanno raccolto pi&ugrave; seggi sono stati quelli di sinistra o centrosinistra, ma mentre nel Regno Unito il partito dei Laburisti ha ottenuto un&rsquo;ampia maggioranza per governare, in Francia la distribuzione dei seggi in Parlamento al momento non permette di individuare una maggioranza di partiti in grado di governare.&nbsp;
Le elezioni nel Regno Unito
Le&nbsp;prime elezioni nel Regno Unito post-Brexit&nbsp;sono state storiche sotto molti punti di vista. Per&nbsp;la valanga di seggi conquistati dal Partito Laburista. Per il tracollo senza precedenti nella storia del Partito Conservatore. Per il ritorno nell&rsquo;ombra del Partito Nazionale Scozzese. Per la prova elettorale pi&ugrave; convincente dei Liberal Democratici in poco pi&ugrave; di 30 anni di esistenza politica e per&nbsp;la comparsa sulla scena dei sovranisti di Reform Uk di Nigel Farage (l&rsquo;architetto della Brexit eletto all&rsquo;ottavo tentativo). Ma anche per altri dati che offrono significativi spunti di riflessione: quella appena eletta sar&agrave; la Camera dei Comuni con la maggiore rappresentanza femminile di sempre &ndash; 242 deputate &ndash; ma a fronte di un&rsquo;affluenza al voto tra le pi&ugrave; basse dal 1885, ferma al 59,8%.
&ldquo;Ce l&rsquo;abbiamo fatta! Il cambiamento inizia ora&ldquo;, sono state le&nbsp;prime parole&nbsp;del nuovo Primo Ministro&nbsp;Keir Starmer. Con 412 seggi conquistati alla Camera dei Comuni &ndash; la migliore performance elettorale dopo quelle di&nbsp;Tony Blair&nbsp;nel 1999 e nel 2001 &ndash;&nbsp;i Labour hanno ora un&rsquo;ampissima maggioranza per governare&nbsp;(la soglia minima &egrave; di 326).
Il contraltare della &ldquo;valanga&rdquo; (questa l&rsquo;espressione pi&ugrave; usata dai commentatori) di seggi laburisti &egrave; la cocente sconfitta per&nbsp;i Tories del premier uscente Rishi Sunak, crollati a 121 seggi alla Camera dei Comuni (-244). Si tratta del peggior risultato nella storia dei conservatori britannici dalla fondazione del partito nel 1834, che arriva dopo 14 anni di governo e 5 diversi gabinetti, da&nbsp;David Cameron&nbsp;tra il 2010 e il 2016 fino agli ultimi due anni di Sunak, passando da&nbsp;Theresa May&nbsp;e&nbsp;Boris Johnson&nbsp;a cavallo dell&rsquo;uscita del Regno Unito dall&rsquo;Unione Europea e&nbsp;i fallimentari 45 giorni&nbsp;di&nbsp;Liz Truss (non rieletta in questo turno)&nbsp;nell&rsquo;autunno 2022. Il risultato ai limiti del catastrofico dei conservatori (pi&ugrave; di 7 milioni di voti persi dal&nbsp;trionfo del 2019) pu&ograve; essere considerato&nbsp;la parabola del suicidio politico di Sunak, che a fine maggio aveva indetto elezioni anticipate, anche se i Tories rimarranno ancora il principale partito di opposizione ai Labour.
La vittoria dei Labour &egrave; certamente il risultato dello scontento nei confronti dei governi conservatori succedutisi dal 2010 a oggi, ma &egrave; anche effetto di un&nbsp;voto estremamente frammentato, ricondotto a un risultato reso univoco solo dal sistema elettorale, il cosiddetto modello Westminster che si basa sul principio &ldquo;First past the post&rdquo;, il primo prende tutto, quindi un maggioritario secco privo di qualsivoglia componente proporzionale, che favorisce i partiti pi&ugrave; grandi a svantaggio di quelli pi&ugrave; piccoli.
La vittoria schiacciante di Keir Starmer potrebbe far pensare che la strada del nuovo premier inglese sar&agrave; in discesa. Tuttavia, guardando la realt&agrave; del Paese, probabilmente non sar&agrave; cos&igrave;. Starmer eredita uno stato che negli ultimi, recenti, indicatori economici mostra qualche segnale di ripresa ma &egrave;&nbsp;sostanzialmente allo stremo, ed eroso dalle disuguaglianze. Il potere di acquisto &egrave; stato impoverito da un&rsquo;inflazione&nbsp;superiore a quella dei vicini europei. Ai disastri del Covid e della guerra in Ucraina, con i prezzi dell&rsquo;energia alle stelle, si &egrave; infatti aggiunto in Gran Bretagna il &ldquo;dazio Brexit&rdquo;, cio&egrave; i&nbsp;costi supplementari&nbsp;dovuti al ritorno ai controlli doganali. Una scelta di cui gli inglesi parrebbero oggi essersi largamente pentiti: a maggio scorso, il 55% si dichiarava convinto che lasciare l&rsquo;Unione europea sia stato un errore, e solo il 31% affermava che era stata una buona idea. L&rsquo;immigrazione poi non &egrave; diminuita, anzi&nbsp;&egrave; aumentata&nbsp;sia quella regolare sia quella dei clandestini sulla Manica. L&rsquo;imbarazzante minaccia di&nbsp;deportazione in Ruanda&nbsp;non &egrave; servita da deterrente per i migranti portati dai trafficanti dalle coste francesi. Sul versante legale le restrizioni per i visti di lavoro e di studio&nbsp;hanno disincentivato gli arrivi degli Europei, creando serie mancanze di manodopera nell&rsquo;ospitalit&agrave; e sanit&agrave;. &Egrave; stato cos&igrave; lasciato&nbsp;campo aperto agli extracomunitari. I nuovi residenti ogni anno sono addirittura raddoppiati rispetto all&rsquo;ultimo periodo pre-Brexit: meno Europei, pi&ugrave; dal resto del mondo.
Proprio su questi due temi (Brexit e immigrazione), considerati tossici e divisivi, Starmer ha volutamente evitato di pronunciarsi durante la campagna elettorale, limitandosi a&nbsp;promettere&nbsp;di combattere l&rsquo;inflazione, far ripartire l&rsquo;economia, ridurre le diseguaglianze, investire nella sanit&agrave; e in altri servizi pubblici una volta vanto globale e oggi allo sbando, senza veramente precisare&nbsp;come intenda ottenere tutto ci&ograve;&nbsp;e quali saranno le contropartite da accettare per finanziare queste politiche. Ora, per&ograve;, tutti questi nodi dovranno venire dolorosamente al pettine e non sar&agrave; un compito facile, n&eacute; dal risultato scontato.
Le elezioni in Francia
Storica, ma per altri versi, anche la tornata elettorale che si &egrave; conclusa domenica scorsa sull&rsquo;altro versante della Manica. Il 7 luglio, infatti, si &egrave; tenuto il secondo turno delle elezioni legislative francesi,&nbsp;vinte&nbsp;a sorpresa dalla coalizione di sinistra Nouveau Front Populaire (NFP) e perse dal principale partito di estrema destra, il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen e Jordan Bardella, nonostante al primo turno fosse stato&nbsp;di gran lunga il pi&ugrave; votato con oltre il 30% dei voti.
Il Rassemblement National, in realt&agrave;, &egrave; stato il partito che ha preso&nbsp;il maggior numero di voti&nbsp;sia al primo che al secondo turno, ma visto il sistema elettorale maggioritario con collegi uninominali usato in Francia, prendere pi&ugrave; voti su base nazionale non implica in alcun modo ottenere pi&ugrave; parlamentari: per essere eletto un candidato deve prendere pi&ugrave; voti degli altri candidati nel suo collegio elettorale, indipendentemente da quanti voti ha preso il partito in totale. La differenza fra voti e collegi ottenuti al secondo turno &egrave; anche data dal fatto che il Nuovo Fronte Popolare ed Ensemble&nbsp;hanno ritirato&nbsp;quasi tutti i loro candidati arrivati terzi ai ballottaggi e che quasi sicuramente non avrebbero vinto, evitando di disperdere voti e concentrandoli sui candidati che si opponevano a quelli di estrema destra, mentre Rassemblement National li ha mantenuti ovunque, non avendo un altro partito con cui adottare la stessa strategia.
Di conseguenza, il risultato delle elezioni ha portato a una composizione del parlamento estremamente frammentata e a una situazione di fatto inedita per la politica francese, che&nbsp;potrebbe portare a uno stallo istituzionale. La formazione di un governo in Francia, sostenuto dall&rsquo;Assemblea Nazionale, sar&agrave; difficile. Per avere la maggioranza in aula servono infatti 289 seggi e nessuno degli schieramenti da solo arriva a questo numero. &Egrave; possibile anche formare un governo di minoranza, ossia privo della maggioranza dei seggi: in questo caso per&ograve; il governo dovr&agrave; trovare la maggioranza dei voti dei partiti su singole proposte di legge. Per la Francia si apre cos&igrave; un periodo di incertezza che non ha eguali nella storia della Quinta Repubblica, e che ricorda pi&ugrave; il caos della Quarta (1946-1958), quando 24 governi si succedettero in soli 13 anni. Non a caso, la parola pi&ugrave; usata dai commentatori per definire l&rsquo;esito di queste elezioni &egrave; prioprio &ldquo;caos&rdquo;.
Ci&ograve; che &egrave; certo &egrave; che il presidente Macron non potr&agrave; sciogliere le camere nei prossimi dodici mesi, e che dovr&agrave; dunque andare alla ricerca di una soluzione all&rsquo;interno di questa Assemblea nazionale. Altrettanto certo &egrave; che per trovare una&nbsp;maggioranza che escluda il Rassemblement National&nbsp;sar&agrave; necessario imboccare una strada molto stretta e in salita. Non solo perch&eacute; per essere larga questa maggioranza dovr&agrave; tenere dentro tutti gli altri partiti, o quasi. Ma anche perch&eacute; il&nbsp;NFP ha incentrato la sua campagna sui fallimenti del macronismo&nbsp;almeno tanto quanto sulla minaccia rappresentata dall&rsquo;ascesa dell&rsquo;estrema destra.
In una situazione di questo tipo, gli interrogativi non possono che riguardare anche la&nbsp;questione della spesa pubblica.&nbsp;E qui &egrave; inevitabile constatare quanto le promesse elettorali del NFP fatichino a conciliarsi con i gi&agrave; dissestati conti pubblici francesi. Ad aprile, l&rsquo;IMF stimava che quest&rsquo;anno il deficit pubblico francese si sarebbe assestato intorno al 5% del PIL. In leggera riduzione rispetto al 5,5% dell&rsquo;anno scorso, ma ancora lontano dalla soglia del 3% richiesta da Bruxelles, che proprio quest&rsquo;anno&nbsp;ha riattivato le regole (rinnovate) del Patto di stabilit&agrave;&nbsp;e crescita e che ha gi&agrave; annunciato l&rsquo;intenzione di aprire la procedura d&rsquo;infrazione nei confronti della Francia a met&agrave; luglio. Inoltre, anche se le regole fiscali europee fossero ancora sospese, le traiettorie di deficit e debito sarebbero insostenibili: in vent&rsquo;anni, il debito francese &egrave; cresciuto dal 66% al 112% del PIL.&nbsp;Qui, le&nbsp;misure proposte dal NFP rischierebbero di aggravare ulteriormente il problema. Per esempio, la promessa di mettere un tetto al prezzo dei beni &ldquo;essenziali&rdquo;, come l&rsquo;energia o alcuni beni alimentari, costerebbe 24 miliardi di euro l&rsquo;anno. Ulteriormente costosa sarebbe la marcia indietro sulla riforma delle pensioni dell&rsquo;anno scorso, riportando l&rsquo;et&agrave; pensionabile da 64 a 62 anni (in Italia siamo a 67).&nbsp;
In tutto, il costo delle proposte potrebbe superare i&nbsp;100 miliardi di euro nel 2025, ovvero oltre il 3% del PIL in pi&ugrave;. Per finanziarlo almeno in parte, il NFP propone una raffica di nuove tasse (sui patrimoni, sugli asset finanziari, sulle imprese e sui redditi pi&ugrave; alti).&nbsp;Cos&igrave; il rischio per un nuovo governo sarebbe duplice. Se cedesse alle richieste di maggior spesa,&nbsp;potrebbe essere trascinato in un &ldquo;momento Truss&rdquo; dai mercati&nbsp;&ndash; dal nome della premier britannica su Liz Truss su citata e dal suo &ldquo;mini budget&rdquo; che ne caus&ograve; la caduta dopo soli 44 giorni di governo. Se, invece, il primo ministro designato si dimostrasse pi&ugrave; intransigente, rischierebbe di alienarsi rapidamente la parte pi&ugrave; oltranzista del NFP ed esporre a un rapido esaurimento questa esperienza politica di &ldquo;grande coalizione&rdquo;.&nbsp;Comunque vada, insomma,&nbsp;in Francia proseguir&agrave; l&rsquo;instabilit&agrave; cominciata due anni fa, dopo elezioni che avevano privato Macron della sua ampia maggioranza. Ma con sfide e rischi moltiplicati.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo,&nbsp;redazione@exportiamo.it
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        <title><![CDATA[Australia: Terra di Opportunit&agrave; per le Imprese Italiane]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14527/australia-terra-di-opportunita-per-le-imprese-italiane/</link>
        <pubDate>Mon, 08 Jul 2024 11:38:15 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[L&#8217;apertura dell&#8217;Australia al commercio internazionale, la presenza di una base di consumatori con un alto potere d&#8217;acquisto e un quadro politico e normativo stabile rendono il Paese un partner ideale per le imprese italiane che desiderano espandere la propria presenza sui mercati internazionali.
L&rsquo;Australia &egrave; la 12esima economia pi&ugrave; grande a livello mondiale e nonostante la sua popolazione rappresenti lo 0,3% di quella totale, conta per l&rsquo;1,7% nell&rsquo;economia globale.
Paese ricco di risorse naturali e caratterizzato da un elevato dinamismo economico, dal 1992 e fino allo scoppio della pandemia da COVID-19, l&rsquo;Australia ha registrato tassi di crescita economica ininterrotta e al di sopra della media delle economie OCSE, con incrementi del 2-3% l&rsquo;anno. Nonostante le complessit&agrave; dello scenario geo-politico internazionale, si prevede che il PIL australiano nel 2024 sar&agrave; di circa 1.619 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 1.625&nbsp;miliardi di euro del 2023.
Principale driver dell&rsquo;economia australiana &egrave; la domanda di risorse minerarie, energetiche ed agricole. Nel 2022 l&rsquo;Australia si &egrave; confermata come la pi&ugrave; grande produttrice mondiale di sabbie minerali di litio, zirconio e titanio, la 2&deg; al mondo per produzione di cobalto, 4&deg; per le terre rare e 7&deg; per l&rsquo;antimonio.
Le abbondanti riserve di risorse naturali e di energia sono affiancate da dinamici settori tecnologici, che offrono all&#8217;Australia un vantaggio competitivo sui mercati globali. La tecnologia, considerata nel suo complesso, contribuisce per un terzo al PIL del Paese. L&#8217;Australia &egrave; oggi una calamita per gli investimenti tecnologici in aree critiche, tra cui finanza, medicina e istruzione.
A questi fattori si aggiunge la crescita costante del settore dei servizi e gli investimenti pubblici, in particolare in infrastrutture e trasporti, oltre ad una politica fiscale e monetaria mirata a sostenere domanda e capacit&agrave; di acquisto. Il governo australiano sta investendo 120 miliardi di dollari in 10 anni, a partire dal 2022-23, in infrastrutture e trasporti in tutta l&#8217;Australia come parte integrante del Programma di Investimenti in Infrastrutture. Il settore delle costruzioni (25% degli investimenti nazionali) verr&agrave; sostenuto anche dalla domanda immobiliare.
L&#8217;apertura dell&#8217;Australia al commercio, con i suoi 17 accordi di libero scambio e gli investimenti stranieri, &egrave; un altro elemento di attrattivit&agrave; da prendere in considerazione. Secondo l&rsquo;Institute for Management Development, l&rsquo;Australia &egrave; uno dei Paesi in cui &egrave; pi&ugrave; facile fare affari, grazie all&rsquo;elevato standard di: contesto normativo, tempo necessario per aprire un&rsquo;impresa, sistema giudiziario e accesso al credito. Il successo dell&rsquo;Australia si basa su istituzioni solide ma allo stesso tempo agili, capaci di formulare e attuare politiche valide, oltre che su di un sistema giuridico apprezzato, con un riflesso positivo sugli investimenti esteri.
Il mercato australiano, inoltre, si contraddistingue anche per la presenza di una base di consumatori mediamente alto-spendenti con un potere d&rsquo;acquisto tra i pi&ugrave; elevati al mondo. Secondo l&rsquo;Economist Intelligence Unit (EIU), l&rsquo;Australia &egrave; il nono mercato per reddito dei consumatori, con 6 milioni di famiglie che generano un reddito superiore a US$ 75.000 all&rsquo;anno. L&rsquo;EIU stima che il numero di famiglie ad alto reddito in Australia raggiunger&agrave; i 7,6 milioni entro il 2030.
Rapporti con l&rsquo;Italia 
L&#8217;Australia &egrave; un importante partner economico per l&#8217;Italia, rappresentando il 5&deg; mercato di destinazione per l&#8217;export italiano nella regione dell&rsquo;Asia-Pacifico (dopo Cina, Giappone, Corea del Sud e Hong Kong).&nbsp; Il valore delle importazioni dall&#8217;Italia nel 2023 ha superato i 5,2 miliardi di Euro, con un saldo positivo a favore del nostro Paese di oltre 4,4 miliardi di Euro. Per quanto riguarda i prodotti esportati, tra quelli con maggior peso in termini di valore, spiccano macchinari e apparecchi; prodotti alimentari e bevande; mezzi di trasporto; articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici; prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori.
In relazione agli investimenti diretti italiani in Australia, l&rsquo;Italia mantiene una posizione marginale nella graduatoria dei Paesi investitori in Australia. Secondo i dati del DFAT, nel 2020 il flusso degli investimenti Italiani &egrave; stato pari a 904 milioni di dollari australiani, portando a 1,7 miliardi di dollari australiani il valore dello stock complessivo.
L&rsquo;Ufficio ICE-Agenzia di Sydney ha rilevato la presenza di pi&ugrave; di 230 aziende italiane che hanno investito in Australia, radicate in forma stabile e diretta nel mercato con impianti di produzione, filiali commerciali o uffici di rappresentanza e presenti in quasi tutti i settori: energetico e ingegneristico (ENI, Enel, Saipem, Prysmian, ecc.), infrastrutture e costruzioni (Webuild, Rizzani de Eccher, Ghella, ecc.), servizi finanziari (Intesa SanPaolo), moda (Zegna, Armani, Ferragamo, Max Mara, Tod&rsquo;s, Gucci, Luxottica, ecc.), lusso (Ferrari, Maserati), fitness (Technogym), prodotti alimentari (Barilla, Lavazza, Campari, Gruppo Inalca, Ferrero, ecc.).
Su quali settori puntare?
Se si confronta il quadro economico e i valori dell&rsquo;interscambio e si tiene conto delle linee guida elaborate dalle autorit&agrave; australiane, nonch&eacute; delle aree che l&rsquo;Italia considera prioritarie per il proprio export in generale, tra i settori con maggiori potenzialit&agrave; in Australia si segnalano:

Energia e tecnologie verdi: l&rsquo;Australia sta diventando una superpotenza nel settore delle energie rinnovabili grazie all&rsquo;abbondante disponibilit&agrave; di sole, vento e riserve minerali utili per la transizione all&rsquo;obiettivo &lsquo;&rsquo;Net Zero&rsquo;&rsquo; previsto entro il 2050. Entro il 2030 l&rsquo;intento &egrave; quello di ridurre le emissioni del 43%. L&rsquo;attuale legislazione prevede una serie di incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili e sono confermati altres&igrave; gli incentivi all&rsquo;installazione di sistemi approvati sia per uso domestico che per piccole/medie industrie ed attivit&agrave; commerciali, mentre la Future Fuels and Vehicles Strategy &egrave; volta a favorire la collaborazione con il settore privato per aumentare l&#8217;adozione di veicoli ibridi, a idrogeno, elettrici e a biocarburanti. In base ai dati pubblicati da Austrade nel Benchmark Report 2023, il Paese si colloca in sesta posizione tra quelli migliori dove investire in energie rinnovabili, in settima per i brevetti pro-capite ed in pole position per la produzione pro-capite di energia solare al mondo. I settori in maggiore espansione sono quelli dell&rsquo;energia solare, dell&rsquo;energia eolica e dell&rsquo;idrogeno verde. Uno degli aspetti pi&ugrave; interessanti per le aziende italiane &egrave; relativo alle nuove necessit&agrave; di accumulo dell&rsquo;energia prodotta da fonti rinnovabili. Finora gran parte dell&rsquo;energia prodotta doveva essere subito utilizzata in quanto i sistemi di accumulo non offrivano un&rsquo;adeguata capacit&agrave; di tenuta. &Egrave; pertanto il mercato delle batterie/accumulatori per lo stoccaggio di tale energia che offre le maggiori opportunit&agrave;.
Infrastrutture e costruzioni: la spinta derivante dalla crescente integrazione economico-commerciale dell&rsquo;Australia nella regione indo-pacifica, rafforzata dalla firma degli accordi per la Trans Pacific Partnership, ha contribuito all&rsquo;avvio di imponenti programmi di investimento nei settori delle infrastrutture e dei trasporti, che aprono opportunit&agrave; commerciali per l&rsquo;imprenditoria italiana, con importanti riflessi anche sul settore immobiliare. La crescita economica, l&rsquo;incremento della popolazione (secondo recenti stime la popolazione crescer&agrave; oltre i 40 milioni entro il 2040, con un fabbisogno di nuove unit&agrave; abitative stimato tra i 500.000 e 700.000) e i crescenti flussi commerciali hanno spinto le autorit&agrave; australiane a sviluppare ambiziosi piani pluriennali di sviluppo ed ammodernamento delle infrastrutture. Sotto il profilo dello sviluppo urbanistico e del settore immobiliare, si devono anche considerare futuri progetti nell&rsquo;ambito delle costruzioni di tipo commerciale e/o pubblico/sociale (centri commerciali, ospedali, posti di polizia, uffici postali, etc.). Da evidenziare anche la strategia per l&rsquo;edilizia sostenibile nell&rsquo;ambito della strada per raggiungere l&rsquo;obiettivo zero emissioni entro il 2050. Tale strada comporta l&rsquo;impiego di materiali a basse emissioni provenienti da fonti sostenibili, come il legno, plastica riciclata, finestre con doppi vetri &ndash; ad oggi scarsamente utilizzate &ndash; e cemento a zero emissioni di carbonio. Il Governo federale ha annunciato misure sostanziali legate questo settore tra cui 5,2 miliardi di A$ nei prossimi 10 anni per le infrastrutture, di cui 3,3 miliardi nel Nuovo Galles del Sud, 3,2 miliardi in Sud Australia e 3 miliardi in Victoria. A tale riguardo, si segnalano i maggiori progetti infrastrutturali in costruzione (NorthConnex e WestConnex a Sydney e WestGate Tunnel a Melbourne). Sul fronte del trasporto ferroviario, si segnala il corridoio Melbourne-Brisbane Inland Rail (un grande progetto infrastrutturale per il trasporto delle merci al quale &egrave; confermato lo stanziamento di ulteriori 9.3 miliari di dollari per i prossimi 8 anni) e il National Rail Program (NRP) su cui il governo australiano intende investire $ 10 Mld in un periodo di 10 anni e che consiste in una serie interventi tesi a migliorare i collegamenti ferroviari tra le citt&agrave; principali e i centri regionali circostanti. Per quanto riguarda il trasporto aereo si fanno presenti progetti di sviluppi aeroportuali quali: il Western Sydney International Airport (complessivamente 5.3 miliari di dollari); il Melbourne Airport Rail Link (5 Mld) e Western Sydney Rail (3.5 miliari di dollari). Le principali opportunit&agrave; per le imprese italiane si delineano nella partecipazione a commesse pubbliche per l&rsquo;ammodernamento e la progettazione della rete viaria urbana ed extraurbana e della rete ferroviaria per trasporto di merci e persone, oltre che nella fornitura di strutture per la cantieristica: gru, ascensori e piattaforme sollevabili, macchine movimentazione terra, materiale edile.&nbsp;
Macchinari e apparecchiature: l&rsquo;Italia &egrave; gi&agrave; con successo presente in Australia nel settore dei macchinari per la lavorazione degli alimenti, essendo leader nelle importazioni di macchinari e dispositivi per la preparazione di bevande calde e cottura alimenti, macchinari ed apparecchi per la preparazione di frutta e ortaggi, frigoriferi, macchine per panificazione, pasta e pasticceria; vi sono tuttavia dei margini di crescita con riferimento ai macchinari per imbottigliamento, impacchettamento/imballaggio. Soprattutto da segnalare le potenzialit&agrave; per i macchinari industriali per la lavorazione delle carni, data la rilevanza del settore.

Ulteriori opportunit&agrave; di cooperazione bilaterale possono essere perseguite in settori ad alto valore aggiunto, poich&eacute; le imprese italiane possono fornire tecnologie all&#8217;avanguardia ed un know-how consolidato, come ad esempio nel settore della farmaceutica, biomedicale e dispositivi medici, oltre che nei settori tradizionali del made in Italy come l&rsquo;agroalimentare e la moda.
Per cogliere al meglio le opportunit&agrave; offerte dal mercato australiano, &egrave; importante che le imprese italiane siano ben preparate e attuino una strategia di internazionalizzazione efficace, che tenga conto delle specificit&agrave; del mercato e della concorrenza locale.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo,&nbsp;redazione@exportiamo.it
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA
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        <title><![CDATA[&Egrave; Claudia Sheinbaum la Prima Presidente Donna nella Storia del Messico]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14526/e-claudia-sheinbaum-la-prima-presidente-donna-nella-storia-del-messico/</link>
        <pubDate>Tue, 04 Jun 2024 12:36:59 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Claudia Sheinbaum ha vinto con una schiacciante maggioranza, capitalizzando sulla popolarit&agrave; del presidente uscente AMLO, che ha sostenuto la sua candidatura, ereditando per&ograve; anche la violenza criminale dilagante e un&rsquo;economia fortemente dipendente dai combustibili fossili. 
Claudia Sheinbaum sar&agrave; la prima presidente donna nella storia del Messico. La svolta &egrave; epocale: le donne che si sono recate alle urne hanno esultato alla prospettiva che la loro candidata preferita rompesse il pi&ugrave; alto soffitto di cristallo della politica in un Paese in cui circa 10 donne o ragazze vengono uccise ogni giorno. Cos&igrave; come straordinaria &egrave; stata anche l&rsquo;affluenza alle urne: nonostante la violenza sporadica nelle aree terrorizzate dai cartelli della droga ultraviolenti, oltre 99 milioni di elettori hanno affollato i seggi in tutta la nazione latinoamericana, con un&rsquo;affluenza stimata di circa il 60%.
Candidata della coalizione di centro-sinistra Seguimos Haciendo Historia formata dai verdi di Pvem, dalla sinistra di Pt e dal suo partito, MORENA (Movimento di rigenerazione nazionale), che &egrave; anche il partito del presidente uscente Andr&eacute;s Manuel L&oacute;pez Obrador (AMLO) che ha sostenuto la sua candidatura, Sheinbaum ha ottenuto quasi trenta punti percentuali in pi&ugrave; della sua principale rivale, X&oacute;chitl G&aacute;lvez, facente parte invece di una coalizione di partiti di centro e di centrodestra. Con oltre il 60% dei voti, la neo-eletta presidente ha riportato una vittoria schiacciante che le consegna i due terzi dei seggi nella camera bassa e altrettanti al senato. Una vera e propria super-maggioranza che le darebbe il potere di approvare cambiamenti costituzionali il sostegno dell&rsquo;opposizione.
Chi &egrave; Claudia Sheinbaum? 
Nata a Citt&agrave; del Messico nel 1962 in una famiglia di immigrati ebrei bulgari e lituani, Claudia Sheinbaum &egrave; una fisica con un dottorato in ingegneria energetica. Proprio per le sue brillanti credenziali accademiche, &egrave; conosciuta infatti come la &ldquo;Doctora&rdquo;.
Sheinbaum&nbsp;&egrave; entrata in politica nel 2000, quando &egrave; stata nominata segretaria all&rsquo;ambiente di Citt&agrave; del Messico da Obrador, allora capo del governo della citt&agrave;. Dopo aver lasciato il ruolo nel 2006,&nbsp;si &egrave; dedicata allo studio dei cambiamenti climatici ed &egrave; stata parte dell&rsquo;Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell&rsquo;ONU, il principale organismo scientifico internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici che ha ricevuto un premio Nobel per la pace nel 2007.
Nel 2015, &egrave; diventata&nbsp;la prima donna eletta capo del distretto di Tlalpan&nbsp;a Citt&agrave; del Messico, restando in carica fino al 2017. L&#8217;anno successivo, &egrave; stata eletta capo del governo dell&#8217;intera citt&agrave; &ndash; ancora una volta, la prima donna a farlo &ndash; lasciando l&#8217;incarico di sindaca solo nel giugno 2023 per intraprendere la sua candidatura alla presidenza.
Quali sfide dovr&agrave; affrontare?
La &ldquo;Presidenta&rdquo; dovr&agrave; affrontare numerosi problemi storici del Messico come un&rsquo;economia che cresce ma non quanto sarebbe necessario e&nbsp;l&rsquo;intensa violenza del narcotraffico, che negli ultimi anni &egrave; aumentata. E soprattutto, dovr&agrave; fare i conti anche con l&rsquo;eredit&agrave; ingombrante del suo predecessore.
AMLO &egrave; la figura politica pi&ugrave; rilevante e carismatica degli ultimi trent&rsquo;anni in Messico, e la sua presidenza (che &egrave; cominciata nel 2018 e terminer&agrave; in autunno) &egrave; stata particolarmente accentratrice. Tra le altre cose, &egrave; stata caratterizzata da&nbsp;efficaci politiche di riduzione della povert&agrave;&nbsp;e da uno stile di comunicazione presenzialista ed energico, che ha reso&nbsp;AMLO&nbsp;molto amato tra la popolazione: secondo i sondaggi il suo consenso da presidente non &egrave; mai sceso sotto al 60%.
Durante il governo Obrador, nel Paese la povert&agrave; si &egrave; ridotta grazie ad uno storico aumento del salario minimo, un record di investimenti diretti esteri e un grande impulso dato alle esportazioni che hanno gonfiato la bilancia commerciale.
Eppure, in Messico, il 36% della popolazione vive ancora in povert&agrave;, il tasso di omicidi &egrave; uno dei pi&ugrave; alti registrati in America Latina e il Paese, ironia della sorte oggi governato da una donna, &egrave; il decimo al mondo con il pi&ugrave; alto tasso di violenza di genere (secondo una stima ben dieci donne al giorno).
Gli oppositori, inoltre vedono in L&oacute;pez Obrador un presidente con tendenze autoritarie. Il Messico &egrave; un paese libero e democratico, e la principale minaccia alla libert&agrave; degli elettori viene&nbsp;dalle intromissioni in politica dei cartelli del narcotraffico&nbsp;pi&ugrave; che dai politici; al tempo stesso, tuttavia, nei suoi anni da presidente AMLO ha sviluppato una forte intolleranza nei confronti della stampa e dei media e ha proposto leggi per allentare i controlli democratici di vari enti statali, aumentando i poteri del governo. Per esempio, di recente ha proposto una riforma che secondo i critici indebolirebbe l&rsquo;indipendenza l&rsquo;Istituto elettorale nazionale, cio&egrave; l&rsquo;ente che sorveglia la regolarit&agrave; delle elezioni.
Anche per questo, alcuni analisti ritengono che Sheinbaum, dopo aver vinto le elezioni grazie all&rsquo;estesa popolarit&agrave; di AMLO, non sar&agrave; davvero in grado di liberarsi dalla sua influenza, e rimarr&agrave; una presidente sotto tutela. Sia Sheinbaum sia AMLO, ovviamente, negano questa possibilit&agrave;, e i sostenitori di Sheinbaum ricordano che in pi&ugrave; di un&rsquo;occasione nei suoi incarichi precedenti Sheinbaum ha mostrato intraprendenza.
Da Sheinbaum ci si aspetta un cambiamento quanto meno di stile e di atteggiamenti: la presidenza di AMLO &egrave; stata caratterizzata da una retorica spesso aggressiva all&rsquo;estero, mentre Sheinbaum potrebbe avere maggiore attenzione a mantenere i rapporti internazionali, e per esempio potrebbe&nbsp;ripristinare le relazioni con gli Stati Uniti, molto indebolite negli ultimi anni.
In economia non ci si aspettano grandi cambiamenti rispetto alle politiche di sinistra e dirigiste di AMLO, che hanno avuto successi notevoli nella riduzione della povert&agrave; e delle disuguaglianze, ma al tempo stesso sono sembrate legate a una concezione novecentesca: tra le altre cose, AMLO ha rivitalizzato l&rsquo;azienda petrolifera di stato e puntato molto sugli idrocarburi e l&rsquo;industria pesante. Eppure, essendo una scienziata e perlopi&ugrave; esperta in cambiamenti climatici, Sheinbaum avrebbe tutte le carte in regola per traghettare il Paese, ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili, verso un modello produttivo pi&ugrave; sostenibile.
Dove viene richiesto un cambiamento netto sono comunque le politiche sulla sicurezza. Sotto AMLO, la violenza generata dal narcotraffico&nbsp;&egrave; aumentata ai massimi livelli, in parte a causa di una politica volta a ridurre le attivit&agrave; di repressione delle forze dell&rsquo;ordine (come gli arresti, le perquisizioni e le retate) e a favorire invece lo sviluppo delle zone pi&ugrave; economicamente depresse del paese, dove la criminalit&agrave; &egrave; pi&ugrave; forte. Questa politica &ndash; denominata &laquo;Abrazos, no balazos&raquo;, che significa &laquo;Abbracci, non proiettili&raquo; &ndash; ha avuto effetti contrari a quelli sperati. Ridurre l&rsquo;attivit&agrave; delle forze dell&rsquo;ordine nelle strade ha aperto spazi ai narcotrafficanti, che hanno aumentato il livello della violenza.
In Messico la guerra al narcotraffico &egrave; iniziata nel 2006, ben prima dell&rsquo;arrivo di AMLO al governo, e da allora i livelli di violenza nel paese sono sempre stati molto alti, ma mai come durante la presidenza di AMLO: durante il suo mandato sono state uccise 180 mila persone, senza contare le migliaia di sparizioni, anch&rsquo;esse in aumento.
Sheinbaum ha promesso di ridurre le violenze, forte dei suoi successi in questo campo come sindaca di Citt&agrave; del Messico, ma finora tutti i suoi predecessori, di destra e di sinistra, ci hanno provato adottando tattiche e strategie differenti, e hanno fallito.
Il compito che l&#8217;attende &egrave; arduo, ma il suo successo potrebbe non solo trasformare il Messico, ma anche ispirare una nuova generazione di leader donne in tutto il mondo. La sua presidenza rappresenta una speranza di cambiamento e una possibilit&agrave; di progresso in un Paese che ne ha disperatamente bisogno.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo,&nbsp;redazione@exportiamo.it
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        <title><![CDATA[Investire in Missouri: un Trampolino di Lancio per il Mercato Americano]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/rubriche/14525/investire-in-missouri-un-trampolino-di-lancio-per-il-mercato-americano/</link>
        <pubDate>Mon, 03 Jun 2024 14:24:51 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[La sua posizione strategica, la forza lavoro qualificata, i bassi costi di gestione e gli incentivi fiscali rendono il Missouri un luogo ideale per le imprese che cercano di espandersi e prosperare negli Usa e non solo. 
Conosciuto come lo &#8220;Show-Me State&#8221; per la sua tradizione di sano scetticismo e oculata gestione del denaro, il Missouri offre un panorama interessante per chi punta a far crescere il proprio business negli States. Spesso trascurato dagli investitori che guardano alle pi&ugrave; note coste orientali e occidentali degli Stati Uniti, il Missouri potrebbe invece rivelarsi una scelta strategica per diversi motivi.
POSIZIONE STRATEGICA
Situato nel cuore del Midwest e degli Stati Uniti, il Missouri vanta una posizione geografica strategica centrale, a met&agrave; strada tra l&#8217;Oceano Atlantico e le Rocky Mountains. Questo gli vale il soprannome di &#8220;Gateway to the West&#8221; (porta d&#8217;ingresso per l&#8217;Ovest) e lo rende un fulcro nevralgico per il commercio e la logistica.
Grazie alla sua centralit&agrave;, le aziende possono beneficiare di un sistema di trasporti altamente sviluppato che comprende aeroporti internazionali, un&#8217;estesa rete di navigazione fluviale (vi passano i fiumi Mississippi e Missouri) e tutte le principali ferrovie di Classe 1 del Paese.
Questa posizione privilegiata permette di raggiungere oltre la met&agrave; degli Stati Uniti entro un giorno di guida e la maggior parte degli altri entro due. Con oltre 53.000 chilometri di autostrade e voli diretti verso oltre 70 destinazioni in Nord America, spedire i propri prodotti ovunque sia necessario non &egrave; un problema.
Che si tratti di una piccola impresa o di una grande azienda, la posizione strategica del Missouri offre un accesso impareggiabile ai mercati e un hub perfetto per il commercio domestico e internazionale.
ECONOMIA DIVERSIFICATA E RESILIENTE
Il Missouri vanta un&#8217;economia dinamica e diversificata che spazia da settori tradizionali come la produzione manifatturiera e l&#8217;agricoltura a industrie innovative come l&#8217;aerospaziale e le biotecnologie.
St. Louis e Kansas City, i due principali centri urbani del Missouri, giocano un ruolo fondamentale nell&#8217;economia dello Stato. Queste citt&agrave; ospitano un&#8217;ampia gamma di aziende, istituzioni finanziarie, centri di ricerca e universit&agrave; di prestigio, creando un ecosistema dinamico e favorevole alla crescita. Non solo i grandi centri urbani: anche le zone rurali e le piccole citt&agrave; del Missouri contribuiscono alla prosperit&agrave; generale dello Stato. L&#8217;agricoltura, il turismo e le attivit&agrave; artigianali rappresentano settori importanti per l&#8217;economia locale, garantendo un tessuto socio-economico solido ed eterogeneo.
Questa variet&agrave; rende il sistema economico del Missouri stabile e resiliente, capace di resistere alle fluttuazioni economiche e di offrire opportunit&agrave; di crescita a lungo termine per gli investitori.
Infatti, nonostante il rallentamento generale a livello nazionale, il Missouri prevede una crescita del PIL dello 0,7% per l&#8217;anno fiscale 2024, accompagnata da una riduzione dello 0,15% dell&#8217;aliquota dell&#8217;imposta sul reddito individuale al 4,8%, segnali positivi che indicano la fiducia del governo nella capacit&agrave; dello Stato di superare le sfide economiche e di continuare a crescere.
FORZA LAVORO QUALIFICATA
Il Missouri ospita diverse universit&agrave;, college e istituti tecnici di prestigio, che formano una forza lavoro altamente qualificata e istruita. I datori di lavoro possono quindi beneficiare dell&#8217;accesso a un pool di talenti diversificato e dotato di competenze specialistiche, che stimola l&#8217;innovazione e la produttivit&agrave; in vari settori. Per gli investitori, ci&ograve; significa avere a disposizione una forza lavoro affidabile e competente a sostegno della crescita e dell&#8217;espansione aziendale.
BASSA TASSAZIONE E BASSI COSTI DI GESTIONE
Lo stato si classifica al 1&deg; posto negli Stati Uniti per i bassi costi di gestione, che lo rendono la location pi&ugrave; conveniente del Paese.
I prezzi delle abitazioni, ad esempio, sono significativamente pi&ugrave; bassi rispetto alla media nazionale, rendendo la propriet&agrave; di un immobile, residenziale o commerciale, pi&ugrave; accessibile per gli investitori.
Anche i costi energetici sono ridotti: quelli per le attivit&agrave; commerciali sono inferiori del 30% (9,22 cent/kWh - EIA, 2023) rispetto alla media nazionale degli Stati Uniti, e quelli per le utenze residenziali del 31% (11,52 cent/kWh).
Il Missouri vanta un&#8217;imposta sul reddito delle societ&agrave; del 4%, posizionandosi come uno degli Stati pi&ugrave; convenienti a livello fiscale negli Stati Uniti. Inoltre, adotta un modello di tassazione basato solo sulle vendite realizzate all&#8217;interno dello Stato, offrendo un vantaggio competitivo significativo. &Egrave; importante sottolineare che il Missouri non applica la tassazione unitaria a livello mondiale o nazionale nel calcolo dell&#8217;imposta sul reddito delle societ&agrave; multinazionali.
Tutto ci&ograve; lo rende uno degli Stati pi&ugrave; competitivi dal punto di vista fiscale negli USA, tanto che rientra nella Top 10 della classifica stilata dalla Tax Foundation (2024) secondo la quale il Missouri si posiziona al 3&deg; posto per quanto riguarda l&#8217;imposta sul reddito delle societ&agrave;, al 3&deg; posto per l&rsquo;assicurazione per la disoccupazione, e al 9&deg; posto per l&rsquo;imposta sulla propriet&agrave;.
Gli altri costi da tenere in considerazione includono:

imposta sul reddito personale: fino a $234 pi&ugrave; il 4,95% dell&#8217;eccedenza oltre $8.449;
imposta sulla propriet&agrave;: propriet&agrave; commerciali e industriali valutate al 32%; beni personali al 33 1/3%.
le scorte aziendali non sono tassate. le aliquote fiscali sono la somma dei distretti fiscali locali e di un&#8217;imposta statale dello 0,03%.
imposta statale sulle vendite e sull&#8217;uso: 4,225%
base imponibile salariale per l&#8217;assicurazione contro la disoccupazione: $10.000
aliquota di ingresso per i nuovi datori di lavoro per l&#8217;assicurazione contro la disoccupazione: 2,376%.

INCENTIVI 
Il Missouri offre diversi programmi e incentivi per supportare le aziende che scelgono il suo territorio per insediarsi o espandersi. Di seguito alcuni dei principali:

Missouri Works: programma di sviluppo economico volto a sostenere le aziende che considerano il Missouri come luogo per localizzare e/o far crescere la propria attivit&agrave;. Offre una combinazione di benefici automatici e discrezionali sotto forma di ritenute alla fonte del 100% dell&#8217;imposta statale e/o crediti d&#8217;imposta rimborsabili, trasferibili e vendibili per le societ&agrave; qualificate che scelgono il Missouri come luogo in cui investire e creare posti di lavoro.
Missouri BUILD (Business Use Incentives for Large-Scale Development) Program: il programma sostiene le imprese che intraprendono progetti di grandi dimensioni, che comportano investimenti significativi e creano nuovi posti di lavoro, a beneficio della economie della comunit&agrave; locale e dello Stato. Fornisce prestiti a basso tasso di interesse a mutuatari qualificati attraverso l&#8217;emissione di obbligazioni esenti da imposte per l&#8217;acquisizione, la costruzione e l&#8217;equipaggiamento di strutture produttive e/o attrezzature qualificate.
Chapter 100 Program Benefits: autorizza le citt&agrave; e le contee a emettere obbligazioni di sviluppo industriale per finanziare un&#8217;ampia variet&agrave; di strutture e attrezzature commerciali e per offrire riduzioni dell&#8217;imposta sulla propriet&agrave; immobiliare e/o personale, esenzione dall&#8217;imposta sulle vendite sui materiali di costruzione e/o esenzione dall&#8217;imposta sulle vendite sui beni personali tangibili.
Chapter 353 Program Benefits: &egrave; uno strumento di incentivazione locale progettato per incoraggiare la rimozione del degrado attraverso la riqualificazione in aree designate fornendo una riduzione dell&#8217;imposta sulla propriet&agrave; immobiliare.
Data Center Sales Tax Exemption Program: incentiva la localizzazione e l&#8217;espansione dei data center nello stato del Missouri fornendo un&#8217;esenzione dalle imposte sulle vendite e sulle utenze associate a una variet&agrave; di attivit&agrave; necessarie per costruire una nuova struttura o espandere una struttura esistente.
CDBG Industrial Infrastructure Grant: quando i siti idonei presentano determinate esigenze infrastrutturali (strade pubbliche, acquedotti o fogne, servizi di ingegneria e altre strutture pubbliche), utilizzando fondi federali a sua disposizione, una comunit&agrave; locale pu&ograve; aiutare a ridurre o compensare i costi associati a un determinato progetto in un&#8217;area &#8220;non privilegiata&#8221; (una citt&agrave; con meno di 50.000 abitanti o una contea con meno di 200.000 abitanti).
Incentivi per il settore automotive: &egrave; un programma che concede fino a 25 milioni di dollari in crediti d&#8217;imposta alle case automobilistiche che investono 500 milioni di dollari in ammodernamenti degli stabilimenti, impegnandosi al contempo a mantenere i lavoratori attuali, e poi ulteriori 25 milioni di dollari in crediti d&#8217;imposta se investono altri 250 milioni di dollari.
Opportunity Zones: incoraggia gli investimenti a lungo termine e la creazione di posti di lavoro nelle aree a basso reddito dello Stato (sono 161 quelle designate) consentendo agli investitori di reinvestire i guadagni in conto capitale non realizzati in sezioni censuarie designate.
Esenzioni fiscali per i produttori: i macchinari, le attrezzature e l&#8217;energia utilizzati direttamente per la produzione di un bene destinato alla vendita finale sono esenti dall&#8217;imposta sulle vendite e sull&#8217;uso statale e locale. Le scorte dei produttori (materie prime, semilavorati e prodotti finiti) sono esenti dall&#8217;imposta sulle scorte.
Credito d&#8217;imposta per la ricerca e sviluppo (R&amp;D): concede un credito d&#8217;imposta sul reddito del 15% per le spese di ricerca aggiuntive qualificate oppure un credito d&#8217;imposta del 20% per le spese qualificate relative alla ricerca condotta in collaborazione con un college o un&#8217;universit&agrave; pubblica o privata situata nel Missouri. Il programma ha un limite massimo di credito di 10 milioni di dollari all&#8217;anno e nessun singolo contribuente pu&ograve; ricevere pi&ugrave; di 300.000 dollari di credito all&#8217;anno. Di questi 10 milioni, 5 sono riservati alle imprese detenute da minoranze&nbsp; o da donne, e alle piccole imprese. Le nuove imprese, definite come aziende con meno di cinque anni di attivit&agrave;, ricevono per prime i crediti d&#8217;imposta completi.

L&#8217;unione di questi fattori positivi rende il Missouri un crocevia strategico per le imprese che cercano di prosperare nel cuore degli Stati Uniti, aprendo le porte a un futuro ricco di possibilit&agrave;. Investire nel Missouri significa infatti scommettere su un territorio solido e dinamico, pronto ad accogliere e supportare le ambizioni di chi desidera affermarsi nel panorama economico globale.
Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli,&nbsp;redazione@exportiamo.it
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