Coronavirus: il Turismo Italiano Potrebbe Perdere il 60% di Visitatori nel 2020

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25 Marzo 2020
Categoria: Turismo & Cultura

Secondo una ricerca del Centro Studi Turistici per Assoturismo, il flusso di presenze in Italia potrebbe perdere 258 milioni di visitatori, riportando tale livello agli anni 60, come effetto negativo dell’epidemia Covid-19 che sta colpendo duramente il nostro Paese.

Nel 2019, il turismo in Italia ha registrato un totale di 430 milioni di arrivi. Con l’emergenza sanitaria in corso, è facile ipotizzare come le performance di quest’anno saranno nettamente peggiori. Si prevede che il numero totale di viaggiatori in Italia possa attestarsi a quota 172 milioni di turisti, riportandoci così indietro nel tempo, agli anni ’60, quando ancora i viaggi (soprattutto in aereo) erano un lusso che solo in pochi si potevano permettere.

In base alle prospettive elaborate da Assoturismo sui dati dello studio del Cst, la perdita complessiva causata dall’emergenza Coronavirus si aggirerebbe intorno ai 29,1 miliardi di euro per il comparto turistico. Tuttavia, la pandemia non colpirebbe solo le principali attività ricettive come hotel e alberghi, ma anche tutte le attività dell’indotto ne risentirebbero, la cui perdita ammonterebbe a 14,4 miliardi di euro.

Nel dettaglio, la ristorazione e servizio bar vedrebbero perdite per 6,4 miliardi di euro, le reti commerciali fatturerebbero 5,1 miliardi di euro in meno e il comparto dei trasporti, compreso l’autonoleggio, vedrebbe un complesso di mancati introiti per 2,9 miliardi di euro. Assoturismo ha aggiunto che, se si riuscirà ad arginare l’epidemia e a tornare ad una situazione di normalità in tempi relativamente brevi, si dovrà comunque attendere altri mesi per vedere un’effettiva ripresa dei flussi turistici. Questi potranno risollevarsi solo a partire dall’inizio del 2021, in quanto la crisi sanitaria in atto non riguarda solo il nostro Paese ma influisce negativamente sugli spostamenti a livello globale. Sarà pertanto necessario che i principali mercati turistici si siano ristabilizzati per poter “sbloccare” le frontiere e restituire fiducia ai viaggiatori.

Di fronte a uno scenario così, gli interventi previsti dal decreto Cura Italia per le imprese del turismo, purtroppo, sono inconsistenti”, commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti. “I mini-rinvii fiscali sono poca cosa: le imprese non recupereranno in un mese o due liquidità. Anche il credito di imposta del 60% sul canone di locazione del solo marzo è del tutto insufficiente, anche perché esclude del tutto il mondo dell’extralberghiero e dell’alberghiero. Per non parlare degli indennizzi”. “Occorrono provvedimenti molto più incisivi. La moratoria dei mutui non basta a liberare quella mole di liquidità necessaria alle imprese per traghettare le attività oltre la crisi. Grande delusione, poi, per la mancata istituzione di un Fondo di crisi per il turismo, che pure avevamo richiesto con forza, al contrario di quanto avvenuto altri settori – come agricoltura e spettacoli – lo hanno ricevuto”.

Speriamo di essere smentiti dai fatti, ma così com’è – conclude Messina - il Cura Italia per il turismo rischia di essere solo un tampone. Bisogna fare di più per un settore che, direttamente e indirettamente, vale il 13% del Pil e oltre 3 milioni di posti di lavoro. Chiediamo che, già in fase di conversione dei decreti, si possa lavorare per trovare soluzioni realmente efficaci per le imprese del comparto, che in questo momento vedono azzerati i propri fatturati”.

Il turismo è forse una delle poche voci per “l’attrazione degli investimenti” che il nostro Paese è in grado di stimolare. Non abbiamo grandi investitori che scommettono capitali nel Bel Paese, ma abbiamo tanti piccoli consumatori che ogni anno lo visitano e che contribuiscono a renderlo più forte e ricco economicamente. È il momento di pensare a come rilanciare il comparto e la sua immagine oltre confine, il Governo non può farsi trovare impreparato ma deve da subito impostare una strategia che possa farci riscattare rapidamente rispetto ai nostri concorrenti diretti. Abbiamo gli assets per ritornare ad essere i primi.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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