Vino: Tendenze e Opportunità per le Etichette Made in Italy nel 2022

Vino: Tendenze e Opportunità per le Etichette Made in Italy nel 2022
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02 Febbraio 2022
Categoria: Food & Beverage

Sono molte le tendenze già emerse da qualche anno a questa parte nel mondo del vino, ed altrettante quelle nuove che possono aprire interessanti scenari di export per le produzioni nostrane, a patto che ci si sappia innovare e reinventare per stare al passo con i tempi.

Anche per il mondo del vino il nuovo anno si apre ancora una volta all’insegna dell’incertezza a causa di una pandemia che continua a produrre i suoi effetti destabilizzanti. Ciononostante il mercato vitivinicolo punta gli occhi sul 2022 e sui desideri e le preferenze di un pubblico sempre più attento, consapevole, coinvolto e connesso, cercando di individuare le tendenze emergenti verso cui orientare gli sforzi per i prossimi mesi.

Come evidenziato dagli studi predittivi di diversi istituti di ricerca sull’evoluzione del settore, si va dalla conferma della centralità del tema della sostenibilità, al consolidamento del fenomeno della premiumization, dalla crescita delle vendite online all’orientamento dei consumatori verso vini dalla gradazione alcolica ridotta. Analizziamo questi trend nel dettaglio per capire come possono influenzare le vendite di vino italiano nel mondo. 

Sostenibilità

Il mondo del vino, dai produttori ai consumatori, è oggi sempre più attento alla sostenibilità che può riguardare il tipo di coltivazione, le modalità di produzione, o ancora il packaging e la responsabilità sociale.

Sul fronte della produzione continueranno a crescere i numeri dei vini biologici, biodinamici, vegani e naturali.

Rispetto alle modalità di produzione, sono sempre più apprezzate quelle aziende che sviluppano cicli di sostenibilità, prevedendo in proprio la produzione di energia necessaria alle attività, soprattutto quella proveniente da fonti rinnovabili, e impiegando materiali riciclati per il confezionamento e il packaging, a partire dalle bottiglie. Da non sottovalutare che dall’estero arriva con sempre maggior frequenza la richiesta di vini in lattina o confezionati nelle bag in box, e sebbene molti produttori italiani siano riluttanti verso queste forme di packaging, farebbero meglio a considerarle con più attenzione visto che il mercato si sta orientando in questa direzione.

I consumatori, infine, valutano positivamente anche quelle aziende che sostengono progetti ecologici e sociali.

Fino ad un decennio fa, quello biologico era un settore ritenuto di nicchia nel mondo del vino, mentre, negli ultimi anni, è stata registrata una forte espansione della domanda che non sembra volersi arrestare: nell’ultimo triennio il mercato dei vini biologici ha registrato un aumento del 60% e la tendenza è tutta in ascesa.

La riscoperta della gradazione alcolica ridotta

L’attenzione crescente alla salute, ha portato nel corso degli ultimi dieci anni, a livello globale, ad una preferenza crescente per i vini a bassa gradazione alcolica, superando anche il luogo comune che vedeva l’associazione diretta tra grado alcolico elevato e qualità del vino.

Lo testimonia un recente studio di Wine Intelligence secondo il quale la scelta, significativa tra le giovani generazioni, cioè Generazione Z e Millennials, cade sempre più su questo segmento, dal momento che supporta uno stile di vita improntato alla moderazione, garantisce un maggior controllo su se stessi, oltre a riservare benefici come un minor apporto calorico e sapori più leggeri e freschi.

A trainare la tendenza paesi come il Giappone, dove la moderazione è ormai la parola d’ordine tra il 36% dei consumatori e la Svizzera con il 58%, ma anche Olanda e Irlanda, dove oltre la metà dei bevitori ha deciso di dare un taglio ai consumi di vino.

Il trend sembra destinato ad essere confermato anche nel 2022 e secondo Etilika porterà anche nel nostro paese alla riscoperta di vini con gradazione alcolica contenuta che per lavorazione, tempi di vendemmia, e tecniche poco invasive riescono ad essere particolarmente espressivi.

La riconferma delle bollicine, anche rosse

Continua a crescere il trend dei vini frizzanti leggeri, ma se negli ultimi anni l’attenzione era riservata soprattutto ai bianchi, dal 2022 i riflettori illumineranno anche i rossi, come Bonarda e Barbera, dove la fermentazione viene fatta ripartire in bottiglia mediante l’aggiunta di zuccheri e lieviti.

Discorso a parte, invece, per i PET NAT (i petillant naturelle), i vini che vengono imbottigliati durante la fermentazione — così che le bollicine compaiano in maniera naturale — e che esaltano la bevibilità, salubrità e gioia del bere, molto diffusi soprattutto sul mercato francese, ma fortemente apprezzati anche in Giappone e Canada.

Premiumization

Il fenomeno della premiumization, già noto e diffuso prima dell’avvento pandemia, ma sostenuto dagli effetti dell’emergenza sanitaria che hanno portato ad una migrazione del budget dalle spese per viaggi e consumi fuori casa a quelli verso prodotti di qualità da godere entro le mura domestiche, continuerà a spingere il mercato verso un minor consumo di vino ma con un orientamento più forte verso prodotti di fascia più alta.

Secondo Wine Intelligence sarebbe il 39% dei consumatori dei principali mercati ad adottare questo approccio, percentuale destinata quindi a crescere con i produttori che, a fronte di una maggiore richiesta di qualità, promuoveranno sempre più offerte di fascia più alta.

A determinare il consolidamento del fenomeno sarebbero il peso crescente sui mercati del vino dei Millenials, sostenitori della filosofia del bere meno e meglio, la ritrosia dei Boomers a tornare a viaggiare e a consumare fuori casa, e il boom dei rincari con la ricaduta che si aspetta sul comparto.

Acquisti online e boom delle enoteche digitali

Negli ultimi due anni tutti i settori hanno registrato una crescita degli acquisti online e il mercato del vino non ha fatto eccezione. Questa nuova abitudine, che nel 2020 ha fatto registrare un incremento degli acquisti del 110,2% e si riconfermerà anche nel 2022, ha determinato in particolare una crescita in termini di vendite nella fascia media e medio-alta, soprattutto per i prodotti che sul proprio territorio non sono facilmente reperibili. Di conseguenza, è aumentata anche la fiducia nei confronti delle enoteche online che offrono servizi dedicati come acquisti in prevendita o la possibilità di prenotare bottiglie preziose o di nicchia.

In Germania, ad esempio, sono numerosi i marketplace che vendono solo vino e soprattutto straniero, ma più che vino italiano, quello maggiormente presente è quello spagnolo. I vini italiani invece sono presenti sul mercato online tedesco perlopiù tramite i siti e-commerce delle singole aziende vinicole o su siti multimarca, i quali sono prettamente di creazione tedesca, come Weine.de.

Quali opportunità per il vino italiano nel mondo?

Queste tendenze potrebbero sicuramente favorire le vendite di vino italiano nel mondo, soprattutto grazie alla fetta di clientela più giovane che predilige i vini italiani e quelli spagnoli per il rapporto qualità prezzo rispetto a quelli francesi, anche se la Francia rimane la leader indiscussa del mercato internazionale del vino, dai bianchi, rossi e rosè, fino allo Champagne.

Tuttavia, Spagna e Italia, insieme ai vini tedeschi, stanno registrando un forte incremento nei mercati giapponesi e cinesi. Il mercato cinese, in particolare, gode di un “vuoto” di prodotto dovuto alla quasi totale assenza dei vini australiani, ai quali sono stati imposti dei dazi dal governo cinese che possono raggiungere il 218%. Questo “vuoto” però si sta rapidamente colmando, sebbene non completamente, con i vini cileni a basso prezzo e di una qualità simile a quella australiana e in minor parte con quelli francesi.

Bisogna dunque essere veloci e reattivi perché se da un lato è vero che il mercato del vino su scala mondiale è in forte crescita, è vero anche che i competitor dei vini italiani, sono molti e sebbene la gran parte non raggiunga i livelli qualitativi dell’Italia, vengono preferiti o comunque riescono a guadagnare più quote di mercato perché riescono a rimanere al passo con le tendenze, dai marketplace, al packaging accattivante, fino all’ecosostenibilità oppure semplicemente colmando tempestivamente un enorme “gap” creatosi dopo l’abbandono del mercato da parte di un Paese competitor. Le aziende vitivinicole italiane, per lo più a gestione familiare, ancora troppo spesso peccano di mancanza di innovazione e di ancorarsi a modelli di business obsoleti, che non permettono loro una veloce reazione a ciò che accade sui mercati internazionali.

Questi due anni di pandemia, infatti, hanno creato numerose difficoltà alle aziende, ma hanno altresì sbloccato delle opportunità che bisogna necessariamente cogliere prima degli altri.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli e Ambra Quadri, redazione@exportiamo.it

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