Calzature Made in Italy: Cresce l'Export nel Primo Trimestre 2022

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07 Luglio 2022
Categoria: Moda & Accessori

Secondo un’analisi del Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, le calzature Made in Italy hanno rilevato nei primi tre mesi del 2022 una crescita sia delle vendite estere pari al +21,4% a valore sia deli consumi interni pari al +20,6%.

Per il comparto calzaturiero italiano, il 2021 si è chiuso con un fatturato totale in ascesa del +18,7% a quota 12,7 miliardi di Euro, tuttavia ancora al di sotto del -11% in confronto ai 14,3 miliardi di Euro del 2019, e una produzione nazionale a quota 148,8 milioni di paia (+13,8%).

“Il progressivo recupero che stava riportando le aziende del settore ai livelli pre-pandemici (quasi due imprese su tre hanno chiuso il 2021 con fatturato ancora inferiore a quello 2019) ha dovuto però fare i conti, da fine febbraio, con lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina e con il conseguente crollo, a partire da marzo, dei flussi a loro diretti (-52% in valore nel bimestre marzo-aprile le vendite ai due mercati)”, ha dichiarato Siro Badon, Presidente di Assocalzaturifici. “Particolarmente colpiti, ovviamente, i distretti calzaturieri tradizionalmente esposti in queste aree (in primis quelli marchigiani e romagnoli), che hanno registrato l’annullamento delle spedizioni di merce in consegna e degli ordinativi in portafoglio. Agli eventi bellici si sommano poi il problema dell’impennata dei costi energetici e l’assenza di riduzioni significative nei prezzi delle materie prime, da molti mesi su livelli decisamente elevati, oltre al timore di una recrudescenza delle varianti del virus”.

Le esportazioni hanno registrato complessivamente una crescita del +11,7% in quantità e del +21,4% in valore sui primi 3 mesi 2021 (+8,7% i prezzi medi). Sono state esportate 58,7 milioni di paia (-4,9% rispetto ai primi tre mesi del 2019), per 3 miliardi di Euro. In recupero i mercati UE (+9% in volume e +18% in valore, con un +22% in valore per la Francia, legato alle forniture alle griffe, un +16% per la Germania, un +20% per la Spagna e un +37% per i Paesi Bassi).

Numeri ancor ancor più positivi per i Paesi extra-UE (+18% in quantità e +25% in valore), tra cui spiccano: +70% in valore negli Stati Uniti (che hanno già largamente superato i livelli 2019 pre-Covid); il ritorno in ascesa della Sud Corea (+16%, sia in valore che in paia) dopo la frenata del 2021 che aveva interrotto la lunga scia positiva del decennio precedente; i positivi risultati in Cina (+28% in valore). In negativo si evidenzia l’inevitabile frenata che ha riguardato Russia e Ucraina dopo lo scoppio della guerra: a marzo i flussi verso la Russia hanno subìto una contrazione del -51% in valore; del -95% quelli verso l’Ucraina.

Per quanto riguarda l’andamento regionale, Veneto (+10,7% in valore su gennaio-marzo 2021) e Toscana (+26,6%) si confermano alle prime due posizioni per esportazioni (assieme coprono poco meno della metà del totale Italia del periodo analizzato), seguite dalla Lombardia (+33%). Nell’ordine del 20% gli aumenti per Puglia (+22,3%), Emilia Romagna (+20,1%) e Marche (che segna un +19% nonostante la flessione del -35% in valore verso la Russia e del -51% verso l’Ucraina).

“Il consolidamento del recupero avviato nel 2021 è offuscato da nubi all’orizzonte. Gli effetti del conflitto russo-ucraino, l’impennata dei costi energetici e la mancata attenuazione dei listini delle materie prime frenano la ripresa”, conclude Siro Badon.

Fonte: a cura della redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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