Vino italiano: record storici dell’export, ma i dazi USA ...

Vino italiano: record storici dell’export, ma i dazi USA ...

02 Ottobre 2025 Categoria: Food & Beverage Paese:  Italia

L’export del vino italiano chiude l’ultimo anno con un nuovo massimo storico: 8,136 miliardi di euro in valore e 21,7 milioni di ettolitri spediti, confermando l’Italia primo esportatore mondiale per volumi e secondo per valore dopo la Francia. Anche sul fronte produttivo si vede una netta ripresa: 48 milioni di ettolitri nel 2024 (+13% sul 2023), dopo l’annata difficile dell’anno precedente. Numeri che raccontano un settore vitale, capace di crescere in valore oltre che in quantità.

A turbare la festa, però, è la nuova stagione dei dazi statunitensi: dal 1° agosto 2025 sono scattate tariffe sul vino europeo che, per l’Italia, valgono un impatto potenziale di circa 317 milioni di euro nell’arco di dodici mesi. I segmenti più esposti? Moscato, Pinot Grigio, Prosecco e rossi toscani, colonne del nostro export sul mercato a stelle e strisce. Considerato che gli USA restano il primo mercato in valore per il vino italiano, l’effetto-prezzo rischia di comprimere margini e listini proprio dove eravamo più forti.

La reazione delle imprese è già in corso e passa da due traiettorie: diversificazione dei mercati e ottimizzazione operativa. Sul primo fronte spiccano le dinamiche positive di Canada (+15,3%) e Russia (+40%), insieme a opportunità in America Latina e Asia. Sul secondo, molte cantine stanno lavorando su logistica più efficiente, packaging alleggerito, contratti più flessibili e una spinta alla digitalizzazione: dall’e-commerce (canale globale atteso a 6,7 miliardi di dollari nel 2025) ai sistemi di CRM, cloud e AI per conoscere meglio i clienti e segmentare le offerte. 

Guardando dentro il mix esportativo, cresce il peso dei vini di qualità: i DOP valgono il 68% dell’export e gli spumanti il 29%, con il Prosecco DOC che da solo rappresenta circa un quarto della produzione DOP nazionale. Negli USA il Prosecco ha messo a segno un +17% nel 2024, e i primi mesi del 2025 hanno visto +10,2% negli imbottigliamenti: è il traino che ha reso “pop” l’Italian Sparkle nel mondo e che ora va difeso con strategie commerciali mirate, soprattutto in un contesto di tariffe. 

Sul mercato interno emerge una fotografia interessante (e utile a chi esporta per leggere i trend globali): beviamo meno ma meglio. Solo il 29% degli italiani (circa 8,5 milioni di persone) consuma vino ogni giorno; il resto si distribuisce tra consumatori occasionali e abituali, per un consumo medio stabile attorno a 37,8 litri pro capite l’anno. Crescono le preferenze per bianchi, rosati e spumanti, mentre i rossi più strutturati perdono un po’ di appeal, soprattutto tra i giovani. Curiosità: la categoria no/low-alcohol è ancora piccola (0,7% dei volumi), ma prevista in forte aumento (circa +20% cumulato al 2029), segnale di un cambiamento culturale che le cantine più innovative stanno già intercettando con linee dedicate.

Un altro vantaggio competitivo, spesso sottovalutato all’estero, è la leadership italiana nella viticoltura biologica: 133.000 ettari certificati, pari al 23% della superficie vitata nazionale, con punte del 40% in Toscana e del 36% in Sicilia. È un asset chiave nei mercati premium e nel turismo del vino, che vale ormai quasi 3 miliardi di euro e 15 milioni di visite l’anno (+11% sul 2023). Il turista del vino spende in media il 35% in più rispetto al turista “generalista”, combinando degustazioni, ristorazione, acquisti in cantina e visite culturali: una filiera dell’esperienza che fa bene ai territori e rafforza il brand Italia.

Anche l’alta gamma dà segnali di resilienza: l’indice “Italy 100” dei principali marchi di fine wine italiani è rimasto leggermente positivo (+0,6%) a inizio 2025, proprio mentre il segmento globale correggeva; e ai Decanter World Wine Awards 2025 l’Italia ha portato a casa 138 medaglie, di cui 6 Best in Show. Piccole “medaglie” che contano molto nelle carte dei vini dei ristoranti internazionali e nelle aste.

Che cosa significa tutto questo per chi esporta? Primo: i dazi non sono una condanna, ma un invito a ribilanciare geografie e canali, spingendo su mercati dinamici e su partnership di lungo periodo. Secondo: la competizione si gioca sempre più su valore percepito (denominazioni, sostenibilità, enoturismo, storytelling) e efficienza operativa (costi, logistica, dati). Terzo: la domanda mondiale premia freschezza, trasparenza e sostenibilità—elementi in cui l’Italia, quando fa sistema, non teme confronti. Il record a 8,1 miliardi è un traguardo, ma anche un promemoria: per rimanere in testa bisogna correre meglio, non solo più veloce. 

Articolo basato sul report “Il vino italiano: record storici all’export a quota 8,1 miliardi, ma i dazi USA mettono a rischio 300 milioni”, a cura di Rome Business School.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it  -  Autore Alessio Gambino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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