In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, dazi, rincari energetici e ridefinizione delle catene globali di approvvigionamento, l’agroalimentare italiano continua a rappresentare uno dei comparti più solidi e dinamici dell’economia nazionale. La conferma arriva da TUTTOFOOD 2026, la grande manifestazione internazionale dedicata al food & beverage che si è appena conclusa a Milano con numeri record e con una presenza sempre più significativa di buyer provenienti da tutto il mondo.
La seconda edizione organizzata da Fiere di Parma ha registrato 123mila presenze, di cui 27mila operatori esteri, con una crescita del 30% rispetto al 2025. La fiera ha occupato 10 padiglioni, 82mila metri quadrati espositivi sold out e ha riunito 5.000 brand, di cui circa il 30% internazionali, oltre a 4.000 top buyer esteri.
Numeri che certificano non soltanto il successo dell’evento, ma soprattutto il ruolo centrale che il Made in Italy agroalimentare continua a giocare negli equilibri commerciali globali.
Export agroalimentare italiano oltre i 72 miliardi
Secondo i dati emersi durante la manifestazione, nel 2025 le esportazioni italiane di prodotti alimentari hanno raggiunto i 72,4 miliardi di euro, in crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente. Parallelamente, il fatturato dell’industria alimentare italiana ha toccato quota 204 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,6%.
Il food italiano si conferma quindi una delle principali locomotive dell’export nazionale, grazie a una combinazione di fattori che pochi competitor internazionali riescono a replicare: qualità delle materie prime, reputazione del brand Italia, cultura gastronomica, capacità manifatturiera e forte riconoscibilità internazionale.
Ma il dato forse più interessante emerso da TUTTOFOOD riguarda il cambiamento della domanda globale. Oggi il cibo italiano non viene più percepito soltanto come prodotto tradizionale o “heritage”, ma come sinonimo di innovazione, autenticità, benessere e premiumizzazione.
Gli Stati Uniti restano il mercato strategico
Gli USA continuano a rappresentare il principale mercato extraeuropeo per il food italiano. La testimonianza di SYSCO, il più grande distributore alimentare americano per il food service, ha confermato come la domanda di prodotti italiani negli Stati Uniti continui a crescere nonostante inflazione e aumento dei prezzi.
Secondo il buyer americano presente in fiera, il consumatore statunitense ricerca sempre più prodotti autentici italiani anche nelle fasce premium, e il mercato non considera più il food italiano come “etnico”, ma pienamente mainstream. Non a caso SYSCO ha inserito specialisti dedicati al prodotto italiano nelle società del gruppo proprio per gestire la crescente domanda.
A fare la differenza sono soprattutto:
- tracciabilità della filiera;
- autenticità certificata;
- sicurezza alimentare;
- sostenibilità produttiva;
- storytelling territoriale.
Categorie come olio extravergine d’oliva, pasta premium, farine specialistiche, conserve e prodotti gourmet continuano a trainare la crescita.
America Latina: cresce la domanda di innovazione europea
Molto interessanti anche i segnali provenienti dall’America Latina. Il colosso retail CENCOSUD, attivo in Cile, Argentina, Brasile, Perù e Colombia, ha evidenziato come il consumatore sudamericano sia oggi sempre più aperto alla sperimentazione e alle contaminazioni gastronomiche internazionali.
In particolare:
- il Perù viene indicato come uno dei mercati latinoamericani più dinamici;
- l’Argentina ha registrato una crescita del 100% nell’import di prodotti europei negli ultimi 12 mesi;
- il food italiano continua a essere associato a qualità, innovazione e distintività.
L’elemento chiave è che i buyer non cercano soltanto prodotti tradizionali, ma novità, ricette innovative e referenze premium capaci di differenziarsi sugli scaffali.
Per le PMI italiane si apre quindi uno spazio importante soprattutto nel segmento gourmet e nell’alto di gamma.
Golfo e Medio Oriente: esplode il premium food
Tra le aree più promettenti emerse durante TUTTOFOOD 2026 c’è sicuramente quella del Golfo. La catena premium Spinneys, attiva negli Emirati Arabi Uniti, Oman e Arabia Saudita, ha confermato una crescita molto forte del business private label italiano, con incrementi fino al +40% anno su anno.
I consumatori high-end dell’area cercano sempre più:
- prodotti biologici;
- ingredienti naturali;
- specialità artigianali;
- prodotti premium italiani;
- referenze salutistiche.
Le categorie più richieste includono:
- olio EVO;
- olive e antipasti;
- pasta premium;
- conserve;
- farine;
- tonno premium;
- prodotti biologici;
- acciughe e specialità gourmet.
Secondo i buyer presenti, il biologico potrebbe addirittura raddoppiare il proprio valore nei prossimi anni grazie alla crescente attenzione verso salute e qualità alimentare.
Asia sempre più centrale per il Made in Italy
Anche l’Asia si conferma una delle direttrici più promettenti per il food italiano. Coupang, il principale player e-commerce della Corea del Sud, ha evidenziato come il consumatore coreano sia sempre più interessato a prodotti autentici italiani e alla cucina internazionale.
La Corea del Sud rappresenta oggi uno dei mercati più dinamici per:
- olio d’oliva;
- spaghetti;
- aceto balsamico;
- prodotti premium italiani.
Il canale e-commerce sta giocando un ruolo decisivo nell’espansione del Made in Italy in Asia, grazie alla possibilità di raggiungere consumatori urbani alto-spendenti e molto digitalizzati.
Anche Hong Kong e Taiwan continuano a rappresentare mercati strategici. City Super Group, uno dei principali retailer gourmet asiatici, considera oggi l’Italia il principale Paese di sourcing alimentare europeo.ù
Horeca internazionale: il vero motore del food italiano
Un altro elemento emerso con forza dalla manifestazione riguarda il ruolo sempre più centrale del canale horeca internazionale.
Promocash, business unit del gruppo Carrefour specializzata nella ristorazione professionale, ha dichiarato che circa il 70% dei prodotti utilizzati dai ristoranti serviti è di origine italiana.
Questo dato conferma come la cucina italiana sia ormai strutturale nella ristorazione globale e come molte categorie Made in Italy siano considerate difficilmente sostituibili.
In particolare:
- farine italiane;
- pasta;
- olio;
- riso;
- vegetali conservati;
- aceto balsamico.
Per molte imprese italiane il canale horeca internazionale continua quindi a rappresentare uno dei principali strumenti di ingresso e consolidamento sui mercati esteri.
Le strategie vincenti per aumentare l’export agroalimentare
Dalle testimonianze dei buyer internazionali presenti a TUTTOFOOD emergono alcune indicazioni molto chiare sulle strategie che oggi funzionano meglio nei mercati globali.
- Puntare sulla premiumizzazione
Il consumatore internazionale è disposto a spendere di più per prodotti autentici, premium e con forte identità territoriale.
- Investire in tracciabilità e sostenibilità
La sicurezza alimentare e la trasparenza della filiera sono diventate leve competitive fondamentali.
- Rafforzare il private label di qualità
Sempre più retailer internazionali cercano partner italiani per sviluppare linee premium a marchio privato.
- Presidiare il canale horeca
Ristorazione e food service rappresentano uno straordinario acceleratore di notorietà per i prodotti italiani.
- Sfruttare e-commerce e piattaforme digitali
Mercati come Corea del Sud, Hong Kong e Taiwan mostrano come il digitale possa diventare uno strumento decisivo per scalare rapidamente.
- Innovare senza perdere autenticità
Il consumatore globale cerca sì tradizione italiana, ma reinterpretata in chiave contemporanea, salutistica e innovativa.
In un mercato globale sempre più competitivo, il Made in Italy agroalimentare continua a distinguersi per qualità, autenticità e capacità di innovare. TUTTOFOOD 2026 ha confermato come i prodotti italiani siano oggi tra i più richiesti nei segmenti premium, horeca ed e-commerce internazionale. Per le imprese italiane la sfida sarà consolidare la presenza nei mercati maturi e intercettare le nuove opportunità offerte da Asia, Golfo e America Latina. Puntare su sostenibilità, tracciabilità e valorizzazione del territorio sarà la chiave per continuare a crescere sui mercati esteri.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it - Autore Alessio Gambino
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