Unione Europea e Giappone lanciano la sfida al protezionismo

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07 Luglio 2017
Categoria: Dogane e Supply Chain
Paese:  Giappone

E’ stato finalmente raggiunto l’accordo fra Giappone ed Unione Europea che prevede la graduale rimozione del 99% dei dazi che rallentano l’export di prodotti UE nel Paese asiatico. Scopriamo insieme quali sono i dettagli dell’intesa ed i possibili scenari che essa può aprire per le imprese italiane ed europee.

Dopo il definitivo abbandono del TTIP con gli Stati Uniti a causa della linea protezionistica del nuovo governo, l’Unione Europea mette a segno un accordo importante con il Giappone proprio alla vigilia del G20 di Amburgo.

“E’ stata trovata un’importante intesa di principio sul libero scambio e sulla partnership a livello politico”, questo è quanto hanno annunciato in una dichiarazione congiunta il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker e il premier giapponese Shinzo Abe.

Una mossa che sa anche di rivincita nei confronti di Trump che aveva più volte sottolineato le difficoltà del Vecchio Continente in materia di accordi commerciali internazionali.

L’accordo, denominato Japan EU Economic Partnership Agreement (EPA), è oggetto di discussione dal 2013 e prevede la rimozione graduale dei dazi sul 99% dei prodotti scambiati tra Unione Europea e Giappone.

Secondo la Commissione, l’applicazione dell’EPA potrebbe portare ad un aumento dell’export agroalimentare di prodotti comunitari nel Sol Levante del 180%. D’altra parte Tokio potrà esportare liberamente i propri autoveicoli nel Vecchio Continente entro 7 anni, periodo in cui sarà abolita l’attuale aliquota al 10%.

Non solo dazi: l’EPA avrà l’obiettivo di snellire le procedure di sdoganamento, proteggere la proprietà intellettuale e facilitare lo scambio dei big data. Ed un’altra conquista importante per il Made in Italy sarà anche il riconoscimento e la tutela di 205 denominazioni di origine DOP (tra cui 130 vini) e l’impegno nei confronti della contraffazione e l’Italian Sounding.

L’accordo di massima è stato raggiunto, ma occorreranno vari mesi per mettere tutto nero su bianco. Memore delle recenti difficoltà relative alla ratifica del CETA, Juncker ha auspicato “che l’accordo di libero scambio entrerà in vigore molto probabilmente a inizio 2019 dopo un iter tecnico molto lungo e complesso, ma durante il quale non si prevedono difficoltà”.

Nuove opportunità per il Vecchio Continente in Sol Levante

Come già sottolineato in precedenza le grandi opportunità per l’Unione Europea si potrebbero aprire per il settore agroalimentare il cui export verso il Giappone vale già 5,7 miliardi di euro l’anno (Tokio è il quarto principale mercato di esportazione UE per il settore agroalimentare) e per il quale la Commissione prevede un aumento vertiginoso del 180% a seguito dell’entrata in vigore dell’EPA.

Solo per fare un esempio la carne bovina dovrebbe veder abolito il dazio dal 38,5% fino al 9% nel corso di 15 anni. Nondimeno saranno eliminati i dazi sul vino ed altre bevande alcoliche che rappresentano la seconda voce per il valore dell’export agricolo verso il Giappone dopo la carne di maiale. Stesso discorso per alcuni formaggi a pasta dura (attualmente daziati al 29,8%), mentre saranno stabiliti dei contingenti (“quota latte”) per i formaggi freschi come la mozzarella.

Inoltre verranno riconosciuti decine di prodotti tipici del Made in Italy come il Parmigiano Reggiano, l’Asiago, l’Aceto Balsamico di Modena e il Prosecco con lo scopo di combattere i fenomeni di contraffazione e Italian Sounding che in Asia creano un danno complessivo di circa 4 miliardi di euro.

Nel 2016 l’Italia ha esportato in Giappone 6 miliardi di euro, divenendo il 15° mercato di destinazione del Made in Italy con un surplus positivo di circa 2 miliardi di euro ed una previsione di crescita di 1,8 miliardi nei prossimi 3 anni (SACE).

La distribuzione per settore dell’export tricolore in Sol Levante è la seguente: tessile e abbigliamento (20%), meccanica strumentale (14%), altri consumi (14%), chimica (13%), mezzi di trasporto (12%), Alimentari e bevande (10%) e altro (17%). Inoltre secondo SACE i principali settori di opportunità per le PMI nostrane sono elettronica, gioielli e alta moda, apparecchi elettrici, meccanica strumentale, mezzi di trasporto e arredamento.

Insomma le prospettive per il Made in Italy in Giappone sembrano rosee, anche guardando ai dati che caratterizzano la forte economia di Tokio: 126,9 milioni di abitanti, 3° PIL al mondo dopo Stati Uniti e Cina, capacità di spesa tra le più elevate del mondo e notevole solidità dal punto di vista politico ed economico. E l’accordo di massima ottenuto oggi sull’EPA potrebbe aprire margini di business davvero molto interessanti per le nostre PMI che puntano decise sul Sol Levante.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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