Italia in vendita: dramma o opportunità di crescita per le nostre imprese?

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04 Ottobre 2017
Categoria: Marketing Internazionale

È ormai noto che negli ultimi 12 anni il PIL italiano abbia subito una decrescita media del 3,6% (dati Eurostat). Nonostante anni di profonda crisi e immobilismo economico, è però chiaro a tutti che, anche se timidi, i segnali di crescita ci sono e fanno ben sperare per il futuro dell’economia del nostro Paese.

È altrettanto noto che ogni crisi può rivelarsi, talvolta, un trampolino di lancio per il consolidamento o lo sviluppo di un business, con capitali e flussi finanziari che si rimescolano come le carte sul tavolo da gioco.

Proprio negli ultimi anni, infatti, acquisizioni e investimenti nel nostro paese sono aumentati a dismisura. È quindi evidente che, più è debole l’ecosistema economico che circonda le nostre imprese, tanto più quest’ultime risultano appetibili per i gruppi stranieri.

Il report ‘Outlet Italia’ dell’Eurispes ha rivelato che dal 2008 al 2012 sono state ben 437 le aziende italiane acquisite da aziende straniere per un controvalore di 55 miliardi di euro. Nonostante i ‘bidder’ tradizionalmente interessati ad acquisire aziende nel nostro paese siano stati quelli francese (22%), statunitense (18%) e inglese (8%), più recentemente nelle acquisizioni in Italia si impongono soprattutto economie quali Cina, India, Giappone, Corea e Qatar.

Il 2016 è stato l’anno con più deal conclusi ‘estero su Italia’. Solo nello scorso anno, infatti, l’ammontare totale di M&A in Italia ha toccato quota 82,9 miliardi di euro per un totale di 58 deal andati a buon fine (dati KPMG). Tutto questo nonostante i ben noti ostacoli di natura burocratica e fiscale.

Il dato complessivo, ad avviso di chi scrive, è rivelatore perché dimostra che le nostre aziende godono di una forte brand identity, fondata su un know-how di comprovata qualità è, quindi, risultano più appetibili agli occhi dei mercati esteri anche perché “costano poco”.

I servizi finanziari sono in testa alla classifica dei settori più interessati (dalle acquisizioni), pesando per il 34% dei deal sul totale. Nel corso dello scorso anno, infatti, si sono conclusi 84 accordi per un controvalore di 20 miliardi di euro. Il secondo settore al centro dell’attenzione degli investitori stranieri e, invece, quello dell’ICT.

Parliamo, dunque, di nuove opportunità per il nostro paese o di ‘Casa Italia’ in svendita a prezzo di costo?

Il report di KPMG (Rapporto M&A, 2016) evidenzia il fatto che queste operazioni, in realtà, hanno effetti positivi sulle imprese assorbite. Aziende medio-piccole divengono globali con grossi gruppi o holding che ne supportano l’evoluzione e la sostenibilità, aumentano le loro capacità di espandere il business in mercati oltreoceano mantenendo una propria identità.

Se, infatti, il nostro paese attrae capitali, non per forza dobbiamo pensare ad un impoverimento del nostro tessuto imprenditoriale. La nostra economia può uscirne rafforzata perché, in tal modo, si favorisce una concorrenza di qualità ma, soprattutto, grazie ad una governance più improntata alla managerialità, le nostre aziende possono ambire all’espansione del loro business in nuovi mercati prima irraggiungibili.

Fonte: a cura di Exportiamo, Avv. Stefano Rossi, Studio RBM, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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