La Gran Bretagna tra UE e NAFTA

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02 Novembre 2017
Categoria: Dogane e Supply Chain
Paese:  Regno Unito

Quanto è plausibile l’ipotesi di un definitivo allontamento di Londra dal mercato unico europeo e di un successivo ingresso nel Nafta, l’accordo commerciale che riunisce Stati Uniti, Canada e Messico?

Nelle scorse settimane il Telegraph ha ipotizzato, in caso di mancato accordo con l’Unione Europea, l’entrata della Gran Bretagna nel NAFTA (North American Free Trade Agreement). Un accordo del genere insieme a Stati Uniti, Canada e Messico creerebbe un blocco padrone di circa il 30% della ricchezza mondiale, contro il 26% attualmente detenuto dal Vecchio Continente.

Un’ipotesi che ha trovato i propri fondamenti anche sulla base dei benefici di cui, secondo The Balance, potrebbe godere la Gran Bretagna in caso di entrata nel NAFTA. Tra questi citiamo:

il totale azzeramento dei dazi per i prodotti provenienti dal blocco Canada, Stati Uniti e Messico tra cui i derivati del petrolio che porterebbero ad un vantaggio di prezzo per i consumatori già nel breve periodo. Ovviamente questo vale anche per i beni esportati verso il blocco NAFTA con il conseguente aumento positivo dell’export britannico;

l’eliminazione delle pratiche di commercio scorrette tra i membri;

il riconoscimento di tutti i brevetti, marchi e design registrati in Gran Bretagna anche negli altri Paesi membri del blocco;

• parità di trattamento nei rapporti commerciali, con un particolare riferimento ai foreign direct investments;

facilità di accesso all’area NAFTA che potrebbe intensificare i rapporti di business con Stati Uniti, Canada e Messico.

Questi sono alcuni dei punti chiave che potrebbero portare il Regno Unito a scegliere il NAFTA, anche se onestamente sembra un’ipotesi di difficile realizzazione anche a causa delle ultime richieste di Trump di rivedere l’accordo come già riportato sulle pagine di Exportiamo.it.

I rapporti tra UE e Gran Bretagna

Attualmente i rapporti tra Unione Europea e Gran Bretagna non sono di certo idilliaci e le difficoltà a raggiungere un accordo appaiono chiare. A settembre, durante una visita a Firenze, la premier britannica Theresa May ha ribadito che è necessario “un accordo di transizione, sia nell’interesse dell’Unione Europea che del Regno Unito per gestire al meglio il post-Brexit”.

In questo periodo, che secondo gli esperti dovrebbe durare due anni, Londra punta a restare nel mercato unico offrendo in cambio il mantenimento degli impegni finanziari verso Bruxelles.

Inoltre parole di rassicurazione anche per i circa 600.000 italiani attualmente in UK: “Voglio ricordare a tutti gli italiani e ai cittadini UE attualmente nel Regno Unito che vogliamo restiate, siete preziosi per noi e vi ringraziamo per il vostro contributo”.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha commentato positivamente il discorso, ritenuto “costruttivo e con parole importanti sugli italiani attualmente in Gran Bretagna”. Fondamentale sarà a questo punto la fase di negoziazione con uno scenario che attualmente resta indecifrabile, tanto che non bisogna escludere a priori una presa di posizione pro-NAFTA da parte di Londra.

Nel 2016 la Gran Bretagna ha importato beni e servizi dai Paesi del blocco europeo per 344 miliardi di euro, segnando un notevole deficit nella bilancia commerciale di circa 70 miliardi di euro. Nello stesso periodo, Londra ha esportato beni e servizi per circa 276 miliardi di euro in Unione Europea, con il mercato comune che attualmente pesa il 44% sul totale delle esportazioni britanniche.

Interessante notare come è mutato negli ultimi anni il rapporto tra export britannico verso UE e Mondo, con quest’ultimo che dal 2008 rappresenta il principale sbocco commerciale per l’isola.

L’Italia nel 2016 ha esportato 22,5 miliardi di euro nel Regno Unito (4° mercato di destinazione), facendo registrare un surplus positivo nella bilancia commerciale pari a circa 11,5 miliardi di euro.

Il Belpaese esporta soprattutto prodotti della meccanica strumentale (17%), mezzi di trasporto (14%), tessile (11%), alimentari e bevande (10%) e chimica (9%).

Inoltre SACE prevede un aumento potenziale delle nostre esportazioni pari a circa 2 miliardi di euro entro il 2020, mostrando un discreto ottimismo per quel che riguarda l’esito dei negoziati.

Infatti, a dispetto delle parole del Telegraph, resta difficile l’ipotesi che la Gran Bretagna si allontani dall’Unione Europea accordandosi con il blocco NAFTA. Questo soprattutto a causa della precaria stabilità dello stesso accordo minata più volte nell’ultimo periodo dal nuovo Governo americano targato Trump.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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