Gli esperti della società di consulenza doganale C-Trade hanno effettuato i primi test per noi e ci raccontano pregi e difetti di un sistema che, seppur con ritardi, cambierà i processi di export.

Lo scorso 8 giugno, con Nota Prot.: 297845/RU Roma, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha comunicato la possibilità di aderire, in ambiente di prova o reale, alle nuove fasi funzionali dei servizi per l’esportazione, possibilità riservata agli operatori autorizzati.

Avevamo già parlato del processo di reingegnerizzazione dell’export durante il nostro webinar sul futuro dell’export l’autunno scorso (che è possibile rivedere cliccando QUI), quando i presupposti da cui la rivoluzione partiva erano chiari, esistendo già una Roadmap messa a punto dall’Agenzia delle Dogane, ma vi erano ancora tanti dubbi sull’effettiva attuazione e sull’efficacia degli strumenti messi a disposizione dal legislatore.

Ed in effetti la Roadmap è stata rispettata: si prevedeva che gli operatori economici potessero aderire ai test in ambiente reale o di prova dall’8 giugno al 7 settembre 2023, e così è stato. Ma procediamo per gradi:

Perché la reingegnerizzazione

Quando il commissario Gentiloni ha istituito il Gruppo dei saggi chiamato a delineare gli orizzonti della nuova unione doganale, tra le 10 raccomandazioni per una dogana moderna e resiliente questi hanno inserito l’introduzione di un sistema centralizzato di gestione dei dati tra i punti centrali. Più nello specifico, la raccomandazione n.2 recita:

Introdurre un nuovo approccio ai dati, focalizzato sulla necessità di ottenere dati di migliore qualità basati su fonti commerciali, convalidati in modo incrociato dalla chain value, meglio condivisi tra le amministrazioni e meglio utilizzati nell’ambito e per le finalità della gestione del rischio unionale. Chiarire quali siano i soggetti privati, comprese le piattaforme utilizzate per il commercio elettronico, chiamati a fornire i dati e individuare i costi di una non compliance agli obblighi comunicativi. Garantire alle imprese un unico data entry point per le formalità doganali e uno sportello unico doganale. I dati devono essere archiviati e correttamente gestiti in un data warehouse centrale. Il bilancio previsionale per il periodo 2021-2027 potrebbe essere rifocalizzato su questi obiettivi”.

Occorre, insomma, reinventare un utilizzo dei dati più efficace e in grado di sfruttare completamente le loro potenzialità, nel rispetto della privacy e della loro tutela. Ciò significa, fondamentalmente: disponibilità di migliori dati primari, provenienti da soggetti che ne garantiscano l’accuratezza; una migliore validazione dei dati attraverso un controllo incrociato, ad esempio con piattaforme di e-commerce e gestori di sistemi di pagamento; una migliore condivisione dei dati, migliorando gli accordi di condivisione dei dati all’interno delle amministrazioni doganali; garantire alle aziende uno sportello unico doganale; sviluppare nel tempo sistemi avanzati di tracciabilità (passaporti dei prodotti, soluzioni basate su blockchain).

Da queste premesse parte il processo di reingegnerizzazione dei sistemi di export, preceduto da quello dei sistemi di import, che  attualmente si trova nella fase di test.

In cosa consiste

Il primo strumento messo al servizio di questo processo dal legislatore unionale è lo Sportello Unico Doganale: un vero e proprio ambiente di lavoro che comprende tutti gli sportelli unici nazionali e tutti i sistemi non doganali utilizzati nell’ambito del processo di sdoganamento (ad es, il sistema Traces per lo scambio di informazioni sanitarie, fitosanitarie, Cites e per le licenze Flegt), che li interconnette tra loro consentendo lo scambio elettronico di certificati e specifiche formalità non doganali.

Il processo messo in atto fino ad ora per la reingegnerizzazione dei sistemi di export consiste in un sistema automatizzato di esportazione ed un nuovo sistema di transito informatizzato (NCTS fase 5). Ne conseguono, principalmente:

  1. un nuovo data set di informazioni per le dichiarazioni di export;
  2. lo sdoganamento centralizzato;
  3. nuove funzionalità per lo speditore/speditore autorizzato che consentono, oltre alla presentazione della dichiarazione di transito, anche la relativa rettifica o annullamento;
  4. la possibilità di presentare in anticipo le dichiarazioni sia per l’export che per il transito, prima che la merce venga presentato all’ufficio di partenza.

Cosa si può fare ad oggi nell’ambiente di prova

In questa prima fase, definita di avvio “controllato”, i test in ambiente di prova o reale sono limitati solo ad alcune funzioni, e sono ad esclusivo appannaggio degli operatori autorizzati. Un dato importante quest’ultimo, su cui torneremo tra poco.

Ma dicevamo, è possibile presentare una dichiarazione doganale utilizzando i nuovi tracciati:

  • B1: Dichiarazione di esportazione e dichiarazione di riesportazione;
  • B2: Regime speciale – trasformazione – dichiarazione per il perfezionamento passivo;
  • B4: Dichiarazione per la spedizione di merci nell’ambito degli scambi con territori fiscali speciali.

I test sono dedicati solo alle bollette “semplici”, quindi, escludendo ad esempio i certificati EUR1/ATR/EURMED/EUR1 Full Digital, le esportazioni di prodotti sottoposti ad accise, le esportazioni abbinate al transito o seguite da transito (almeno fino a che non verrà rilasciato l’NCTS fase 5), le esportazioni di prodotti che prevedono una restituzione daziaria ecc. In pratica, si tratta di operazioni gestite più comunemente da corrieri espressi, in cui l’operatore autorizzato, chiamato dal legislatore a partecipare alla fase di avvio, ha ben poco potere, se non per intercessione di software house, tecnicamente competenti, certo, ma di sicuro non pratiche in materia doganale.

È sempre di più necessario, dunque, che l’azienda si premunisca portando al suo interno il sapere doganale completo dei suoi aspetti più tecnici e proiettati al futuro, per limitare quanto più possibile il margine di errore dovuto all’intermediazione di un altro attore nel processo di esportazione.

Con la nuova riforma dell’unione doganale, inoltre, è sempre più chiaro che la direzione è quella di una gestione digitale e centralizzata del dato. Occorre dunque prepararsi ai cambiamenti in ogni caso, anche se oggi i test sono limitati a poche operazioni. Sottovalutare oggi la velocità dei cambiamenti in atto prendendo tempo, potrebbe costare molto caro domani: l’adeguamento alle novità infatti è macchinoso, e richiede tempo per essere metabolizzato dalle aziende.

C-Trade può affiancarti nei test in ambiente di prova o in ambiente reale, rivedendo anche il flusso di export della tua azienda sulla base dei punti di miglioramento che emergono dai test. Una consulenza continuativa e customizzata e una formazione del team interno preposto, sono i servizi che possiamo garantirti in questa fase, tenendo conto che non lasceremo sola la tua azienda nella fase operativa, di cui possiamo occuparci personalmente per te. Ti basterà compilare il form di contatto per una prima valutazione senza impegno.

Fonte: a cura di Lucia Iannuzzi e Paolo Massari, international trade advisors e co-fondatori delle società di consulenza doganale C-Trade e Overy.

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