Un’Italia da export: intervista con Lanieri

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12 Ottobre 2016
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica “Un’Italia da export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze e delle startup Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra queste c’è sicuramente Lanieri.com, il primo e-commerce italiano dedicato all’eleganza maschile, capace di coniugare tecnologia e tradizione. Attraverso il sito della società è possibile scegliere tra i più pregiati tessuti italiani e creare in pochi click il proprio capo su misura, interamente confezionato in Italia e consegnato gratuitamente a casa. Nell’intervista rilasciataci da Simone Maggi – CEO & Cofounder di Lanieri – viene spiegato che Lanieri nasce a Parigi durante lo svolgimento di un MBA (Master in Business Administration).

1. Da dove nasce l’idea di Lanieri?

Nasce durante un MBA a Parigi quando io e il mio socio Riccardo stavamo analizzando il mercato degli e-commerce e ci siamo accorti che esisteva una possibilità online nel mondo del su misura made in Italy. Esistevano dei competitor principalmente in USA ma nessuno di questi proponeva la qualità dei tessuti e della confezione che solo noi italiani abbiamo.

2. Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Il team è composto ormai da più di 20 persone altamente specializzate. In piena aderenza della nostra strategia omnichannel, le competenze che occorre maturare devono essere molto trasversali. Essendo un e-commerce, le competenze digital sono le fondamenta ma in ottica omnichannel anche il retail deve seguire il processo di digitalizzazione. Sono convinto che questa strategia sia un cambio di paradigma che segnerà una svolta importante nei prossimi anni.

3. Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Secondo me sono principalmente tre. La prima riguarda il mercato: in Italia il mercato legato alle nuove tecnologie è in rapida crescita, ma siamo ancora indietro rispetto ai livelli di altri Paesi. Una startup che crea il cosiddetto MVP (minimum viable product) in un settore tech ha bisogno di un mercato “istruito”. In tanti casi in Italia questo mercato è ancora molto piccolo e costringe le startup a muoversi immediatamente in mercati più reattivi con tutti i problemi e i costi che ne derivano. Il secondo problema invece riguarda il mercato dei capitali. Vengono destinati alle startup ancora pochi capitali di rischio e senza ossigeno, molte startup altamente tech non riescono ad imporsi. Il terzo problema, non meno importante, riguarda le competenze. Per una startup in Italia, soprattutto se digital, trovare i membri del team specializzati è un’impresa ardua.

4. Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

I mercati più reattivi sono quelli in cui il fashion made in Italy è particolarmente apprezzato e, come dicevo prima, i mercati dove il consumatore è molto digitalizzato. Francia, Germania, UK e i Paesi del nord sicuramente sono potenzialmente molto interessanti, mentre guardando fuori dall’Europa, gli USA sono il primo mercato nel quale ci affacceremo forti anche dell’apprezzamento registrato nei confronti della nostra attività.

5. Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

La risposta in questo caso è: dipende. Dal mio punto di vista, la domanda deve incontrare l’offerta ed anche in questo caso, le competenze rappresentano la primaria importanza nella scelta di un acceleratore o incubatore. Se nell’acceleratore gli advisor sono altamente specializzati a livello settoriale, sicuramente la startup ne potrà trarre giovamento.

6. Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Un consiglio semplicissimo che molte volte viene dato in ambito startup ma che non viene in taluni casi ascoltato: pensare dal giorno zero ad un’ottica internazionale.

7. Obiettivi per il futuro?

Portare il sarto digitale Lanieri in tutto il mondo.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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