Tagikistan, buone possibilità di partnership per il Belpaese

Tagikistan, buone possibilità di partnership per il Belpaese
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07 Maggio 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Tagikistan

Oggi il nostro focus si concentra sul Tagikistan, piccolo Paese centroasiatico raramente preso in esame dagli analisti, specialmente perché non possiede, come altri stati dell’area, significativi giacimenti di gas naturale e petrolio. A destare una certa curiosità sono però i comportamenti del suo Presidente, molto spesso sui generis, che dimostrano quanto lo stato sia ancora molto lontano dal poter essere considerato una democrazia compiuta.

Quindici secondi. Questo è più o meno il tempo necessario per pronunciare il titolo completo di Emomali Rahmon, Presidente del Tagikistan dal 1994 e personaggio dal profilo piuttosto particolare. Dalla primavera del 2017 i media ufficiali tagiki sono infatti obbligati, per legge, a riferirsi al proprio leader con la seguente espressione “Fondatore della pace e dell’unità nazionale, capo della nazione, presidente della Repubblica del Tagikistan, Sua eccellenza Emomali Rahmon”. Appellativo da pronunciarsi tassativamente per esteso.

Probabilmente però l’unico grande merito di Rahmon, che gode di una certa dose di popolarità fra la popolazione locale, è stato quello di riuscire a sedare la sanguinosa guerra civile (1992-1997) scoppiata in seguito all’indipendenza dall’Unione Sovietica raggiunta nel 1991.

Rahmon, alla guida del Paese da quasi un quarto di secolo, ha portato a compimento anche una riforma costituzionale (confermata da un referendum popolare tenutosi a maggio 2016) che ha conferito al leader della nazione una serie di prerogative, oltre ad enormi privilegi personali, che gli consentiranno, in buona sostanza, di restare alla guida del Paese vita natural durante.

Egli avrà il potere infatti – anche se in futuro non sarà più Presidente – d’indirizzare i funzionari statali in materia di sicurezza, politica interna ed estera, potrà partecipare alle riunioni governative, del consiglio di sicurezza e del parlamento, ma soprattutto avrà diritto di veto su tutte le decisioni più importanti della repubblica.

Inoltre nel 2015 Rahmon ha portato a termine una serie di misure che hanno di fatto bandito dalla vita politica del Paese il principale partito d’opposizione (PRI) nonostante il partito del presidente (PDPT) oggi possa già contare, in Parlamento, su ben 51 dei 63 seggi totali.

Economia

A livello economico in tutte le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale – Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan ed Uzbekistan – si riscontrano problemi simili come scarsa presenza di servizi di base, insufficiente diversificazione economica, poche opportunità occupazionali ed istituzioni pubbliche dai tratti troppo autoritari.

Per queste ragioni la situazione economica del Tagikistan non può essere rosea e a confermarlo ci sono una serie di dati che lasciano poco spazio all’interpretazione fra cui: reddito pro capite annuo bassissimo (3.100 dollari), povertà diffusa (quasi un cittadino su tre vive al di sotto della soglia di povertà) ed una distribuzione della ricchezza inefficiente che posiziona il Paese, secondo il coefficiente Gini, al 115esimo posto su scala globale.

Queste problematiche derivano sia dall’assenza di risorse naturali sia dall’elevata corruzione, fattori che non aiutano il Paese a proseguire nel sentiero dello sviluppo, oltre a scoraggiare gli investitori internazionali. Va poi considerato che circa metà del PIL del Paese dipende dalle rimesse dei tagiki che vivono all’estero, calcolati in circa un milione di persone, vale a dire oltre il 10% della popolazione complessiva (8,47 milioni di persone). Molti di loro hanno provato a cercare fortuna nella vicina Russia ma la recente crisi del rublo ha ridotto sensibilmente le opportunità occupazionali costringendone diversi a fare ritorno a casa.

Nonostante ciò però sul Paese si sono concentrate le attenzioni cinesi che hanno finanziato, negli ultimi anni, lo sviluppo infrastrutturale ed interventi finalizzati al miglioramento della rete elettrica. D’altro canto la Russia spinge per fare entrare il Tagikistan nell’Unione Economica Euroasiatica (Eeu), in modo da mettere al sicuro il Paese dalle ambizioni cinesi d’allargare la propria sfera d’influenza.

Il Paese dunque ha un disperato bisogno d’investimenti per provare ad un uscire da una situazione di povertà preoccupante che potrebbe condurre ad una situazione di forte conflitto sociale e che potrebbe saldarsi con il radicalismo islamico, dal momento che il Tagikistan confina a sud con l’Afghanistan.

Rapporti con l’Italia

I rapporti commerciali fra Roma e Dushanbe sono molto modesti: basti pensare che nel 2017 l’interscambio commerciale fra le due parti si è attestato su una cifra inferiore ai 35 milioni di euro con una leggera prevalenza dell’import italiano dal Tagikistan (oltre 20 milioni di euro) sull’export di prodotti Made in Italy nell’ex repubblica sovietica (circa 14 milioni di euro).

Inoltre, rispetto al 2016, si rileva un crollo dell’export italiano passato da 44 a 14 milioni di euro, in calo di oltre il 30%. Fra i prodotti italiani più richiesti in Tagikistan spiccano macchinari ed apparecchiature, prodotti manifatturieri e ad alto contenuto tecnologico.

Certamente il basso potere d’acquisto dei consumatori locali non aiuta la penetrazione commerciale dei nostri prodotti ma bisogna segnalare che il Belpaese gode di un capitale di stima che potrebbe costituire un trampolino di slancio per lo sviluppo di alcune interessanti partnership in diversi campi fra cui sfruttamento idroelettrico, valorizzazione della produzione di alluminio, miglioramento della produzione tessile, meccanizzazione agricola, lavorazione delle pietre dure e dei minerali non ferrosi.

Che le opportunità di cooperazione siano effettivamente buone è dimostrato anche dal fatto che l’impresa italiana Salini Impregilo lavora ormai dal 2016 alla costruzione della diga di Rogun sul fiume Vaksh, che una volta completata diventerà la più alta al mondo (335 metri) e la più importante di tutta la regione.

Il progetto ha un valore complessivo che sfiora i 4 miliardi di euro e necessiterà di circa altri 10 anni prima di essere portato a termine. La nuova diga permetterà al Tagikistan di diventare un punto di riferimento regionale nel settore, raddoppiando l’attuale produzione energetica del Paese e contribuirà in misura fondamentale alla riduzione delle carenze energetiche che si verificano ogni anno nel corso della stagione invernale.

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Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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