Con Emerge il food italiano punta ai mercati internazionali

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17 Aprile 2019
Categoria: Un'Italia da Export

Con Giorgio Bertolini, CEO di Emerge, abbiamo parlato della startup milanese nata per aiutare le Pmi del settore agroalimentare a vendere i propri prodotti d’eccellenza in Italia e all’estero.

Da dove nasce l’idea di Emerge?

Nasce da un’intuizione, e cioè quella che in Italia ci siano centinaia di migliaia di piccole aziende agroalimentari con ottimi prodotti ma che non sanno come valorizzarli. Emerge si pone quindi l’obiettivo di aiutare queste eccellenze food italiane a spingersi oltre i confini nazionali, per abbracciare una prospettiva globale. Per fare questo abbiamo sviluppato una piattaforma globale aperta e gratuita per i produttori, con anche contenuti video del territorio e delle aziende tradotti in 15 lingue.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Siamo 3 soci co-fondatori: io (Giorgio Bertolini) che seguo la parte di sviluppo e commerciale, Lorenzo Di Brino che si occupa della parte di Marketing e Tommaso Spreafico che segue quella di prodotto. Il team poi è composto da chi fa ricerca prodotto fino al digital marketing e lo sviluppo tecnologico. Oltre alle competenze professionali necessarie, collegate ai ruoli appena descritti, quello che ci impegniamo a mettere in campo tutti i giorni sono i nostri valori, la nostra passione e la volontà di ascoltare e perseverare.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

In Italia si sta iniziando a capire, forse solo ora, che c’è un percorso e un metodo di preparazione per creare imprenditori che sappiano essere competitivi a livello globale nel giro di pochi anni. In linea di massima c’è ancora poca professionalità e molta superficialità in campo startup. Credo che ciò sia dovuto al fatto che si tratti di un mondo ancora un po’ acerbo ma sono fiducioso si stia andando nella giusta direzione. L’importante è non esser troppo timidi, quando si sente qualche “stupidata” la si deve far notare perché liberarci di un approccio troppo buonista potrebbe aiutarci a salire di livello. Sapere ad esempio cos’è una startup è la base da cui partire: in Italia pare siano tutte startup ma sono startup esclusivamente le società che possono realmente avere una crescita e scalabilità esponenziali.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

In Europa i mercati di sbocco più interessanti per i produttori italiani sono Svizzera, Germania, Francia e Inghilterra. Guardando al di fuori del “Vecchio Continente” sicuramente gli Stati Uniti sono oggi uno dei mercati più interessanti, ma si stanno aprendo tantissimo anche Cina e India. Comunque dobbiamo tenere presente che viviamo in un mondo soggetto a un cambiamento velocissimo e quindi non mi stupirei di aver cambiato idea tra pochi mesi.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Assolutamente sì, sempre che si tratti di un acceleratore serio. Emerge al momento è all’interno del Le Village di Crédit Agricole, un hub di accelerazione. Ce ne sono 25 in Francia ma quello di Milano è il primo in Italia. Le Village ci sta aiutando concretamente nello sviluppo del business sia con un loro team, competente e affiatato, che con una una serie di partner di massimo livello come KPMG, il quale ci sta affiancando nella definizione del piano e nelle scelte strategiche.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Il primo consiglio è di pensare bene se ci si trova nel momento giusto, nel luogo giusto, con il team giusto. Alcune scelte potrebbero essere drastiche. Ad esempio, è necessario per forza farlo dall’Italia? Ci sono delle idee che forse sarebbe meglio sviluppare all’estero, e allora, se potete, fate le valigie. Dico sempre che si può esser il seme più forte ma se il terreno non è quello ideale nascerà una piantina e non una sequoia. Riflettete in maniera razionale in base al vostro progetto. Emerge, inserendosi nel settore food, non può che partire dall’Italia ma, anche se il cuore è italiano, la mente e l’anima devono essere proiettate verso il mercato internazionale.

Obiettivi per il futuro…

Il nostro obiettivo è quello di far emergere centinaia di migliaia di produttori aiutandoli a vendere e a valorizzare i loro prodotti, offrendo loro non solo opportunità commerciali, ma anche servizi mirati, come ad esempio la realizzazione di foto e video a 360 gradi dei loro prodotti, e opportunità speciali con partner selezionati (banche, logistica, fiere etc). Il focus primario, ad oggi, rimane questo, ma non escludiamo nuove possibili sfide in futuro nelle quali far convergere nuovamente idee, passioni e tecnologia.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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