Sostenibilità e Digitale Spingono l’Export della Cosmetica Made in Italy

Sostenibilità e Digitale Spingono l’Export della Cosmetica Made in Italy

23 Febbraio 2022 Categoria: Health & Care

La cosmetica tricolore riparte dopo la crisi causata dal Covid, puntando sull’e-commerce e sull’eco-sostenibilità, ed anche se i livelli pre-pandemici sono ancora lontani, il 2022 si prospetta come l’anno della rinascita, soprattutto all’estero. 

La cosmesi italiana cavalca l’onda della crescita del settore ed è riconosciuta nella nostra economia come una delle forze trainanti del “Made in Italy”. Secondo l’ultima indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Cosmetica Italia, il settore dovrebbe aver chiuso il 2021 con un fatturato di 11,7 miliardi di euro. Un dato in crescita del 10,4% rispetto al 2020, ma ancora lontano dai livelli pre-crisi il cui recupero è atteso nella seconda metà dell’anno in corso.

Si tratta di un trend spinto soprattutto dalla domanda estera, con l’export salito del 14%, per un valore di 4,7 miliardi di euro. È il segnale dell’appeal che i prodotti italiani continuano a esercitare sui consumatori, attratti dal loro mix di qualità e innovazione. Infatti, non siamo riconosciuti a livello mondiale solo per la qualità del prodotto in sé e per sé ma anche per lo studio del design del packaging e dei trend del momento, e per la capacità di innovare e trovare la giusta soluzione in grado di attrarre nuovi segmenti di mercato.

Quali sono i mercati a più elevata domanda?

È verso i paesi dell’Unione Europea che si dirigono più del 70% dei nostri prodotti, tant’è che il settore cosmetico italiano si aggiudica il terzo posto tra i campioni dell’export in Europa, dopo Svizzera e Francia.

Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato extra europeo per il beauty Made in Italy, ed in generale il maggior mercato globale per la cosmetica dal momento che assorbono il 42,9% della domanda mondiale, ma stanno diventando sempre più strategici i Paesi asiatici come Cina, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti.

In Estremo Oriente, infatti, si tende a una cura quasi maniacale della pelle, e quindi è forte l’attrazione verso i prodotti per lo skincare, quali creme idratanti e sieri, soprattutto per il viso. Gli orientali, inoltre, amano mantenere una pelle dalla carnagione molto chiara e per questo fanno largo uso di creme protettive solari anche d’inverno. Più recente è invece l’utilizzo di make-up massivo, utilizzato soprattutto in Corea del Sud per assumere tratti del volto sempre più simili a quelli occidentali.

In Medio Oriente la cura per la pelle è da sempre un rituale di bellezza per le donne che spesso sono disposte a spendere un vero e proprio patrimonio per prodotti di qualità elevata, in particolare se prodotti in Francia o in Italia. Il make-up è una delle categorie di prodotto che in volume va per la maggiore; infatti le donne mediorientali tengono molto all’enfasi dello sguardo e quando possibile della bocca, ma aspirano anche ad avere una pelle del volto senza imperfezioni e completamente liscia, quasi finta. Per comprendere quanto maniacale possa essere la cura del corpo per queste donne basti pensare che spesso, nel periodo pre-pandemico, nei negozi italiani di cosmetica di alto livello, soprattutto a Roma e Milano, erano presenti delle stanze apposite che erano solite affittare ad uso esclusivo con personale apposito al fine di testare nuovi prodotti e proseguire poi con acquisti anche voluminosi di cosmetici.

La corsa del digitale

Per quanto riguarda le dinamiche distributive, il canale digitale, che negli ultimi anni aveva iniziato a ritagliarsi il proprio spazio, si è imposto come preponderante nell’era del Covid, tracciando nuovi trend e consuetudini. La digitalizzazione è al centro dell’agenda di settore, se si pensa al tasso di crescita pari al 42% degli acquisti online nel 2020, che ha portato l’e-commerce a diventare il quarto canale di vendita. Balzo in avanti confermato anche nel 2021 appena archiviato, con un ulteriore incremento che si è attestato, secondo Confindustria, su un valore complessivo di 900 milioni di euro.

Secondo Mckinsey quest’anno le vendite online arriveranno al 23% del totale e saranno il canale predominante entro il 2024, quando l’e-commerce dovrebbe valere 28 miliardi di euro, crescendo cinque volte più velocemente del canale fisico, e con l’Italia che presenta i margini più alti per la diffusione delle vendite digitali.

Insomma, l’universo beauty si allinea con l’attuale sensibilità allo shopping dei propri consumatori e scommette su nuovi mezzi e linguaggi. Per esempio, tra le aziende del settore è in crescita l’utilizzo di tecnologie innovative per migliorare e personalizzare le esperienze di shopping online, dalla realtà aumentata all’intelligenza artificiale. Assistenti virtuali che guidano nella scelta di skincare e makeup o app che permettono di testare i differenti prodotti sfruttando la telecamera dello smartphone sono solo qualche esempio di come la tecnologia può essere d’aiuto in questo senso.

Il nuovo trend della cosmesi naturale

Le aziende del settore sono inoltre chiamate a confrontarsi con nuove abitudini da parte dei consumatori che oggi preferiscono prodotti sempre più ecosostenibili. L’attenzione per la presenza di determinati componenti nei cosmetici che possono causare allergie, come il nichel ad esempio, era già un fenomeno abbastanza diffuso, che però era stato preso seriamente con riadattamento di prodotto solo da poche aziende, molte delle quali erano piccoli brand per lo più sconosciuti. Molti di questi, tuttavia, hanno conosciuto maggior successo con la crescente richiesta di prodotti biologici e naturali che non arrechino danno alla pelle e nemmeno all’ambiente. I brand italiani di PMI, più di quelli esteri, si stanno distinguendo per l’ampia gamma di prodotti di questo tipo: è il caso di Alkemilla, Neve Cosmetics, Anarkhia Bio, La Saponaria e moltissimi altri.

Si stanno facendo sempre più strada, dunque, le linee vegan, ovvero quelle che non contengono ingredienti o sostanze derivate da animali, ma solo di origine vegetale, o che vengono confezionate sempre più spesso in maniera green, impiegando, ad esempio, contenitori realizzati con materiali riciclati o che possono essere riutilizzati grazie a capsule interne che permettono di ricaricarne il contenuto.

Per la cosmetica si prospetta quindi un 2022 più che roseo, ma ancor di più se si guarda ai prossimi anni. Se nel 2022 si prevede che il settore cosmetico italiano possa ritornare finalmente a dei livelli di business pre-pandemici e anche superarli arrivando a 12 miliardi di euro, per i cosmetici naturali si stima una crescita del 44% e del 60% entro il 2025. Un settore in continua evoluzione e che premia l’innovazione italiana di prodotto e di design che vengono riconosciuti in tutto il mondo.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Ambra Quadri e Miriam Castelli, redazione@exportiamo.it

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