Meccanica e agroalimentare spingono il Made in Italy in Canada

Meccanica e agroalimentare spingono il Made in Italy in Canada
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22 Gennaio 2016
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia Canada

Nell’immaginario collettivo la regione dell’America del Nord equivale in buona sostanza agli Stati Uniti e si commette un grave errore nel non prendere in adeguata considerazione un Paese dalle grandi potenzialità e che registra un crescente interesse nei confronti del nostro “Made in Italy”.

Stiamo parlando del Canada, secondo stato al mondo per estensione territoriale, ma mercato di modeste dimensioni (circa 35 milioni di abitanti), quasi la metà rispetto ad un Paese notevolmente più piccolo come l’Italia (circa 60 milioni) e ad influire sugli insediamenti umani naturalmente va considerata la posizione geografica dell’ex colonia britannica ed il clima proibitivo ed inospitale che caratterizza la quasi totalità della sua superficie.

La maggior parte della popolazione si concentra nei grandi centri abitati e guardando alla storia del Paese, questa è una conseguenza non solo dell’inospitalità del territorio, ma anche perché la costruzione di essenziali infrastrutture di base (strade, ferrovie, aeroporti) e la fornitura di alcuni servizi (accesso all’acqua potabile su tutti) è stata più complicata da realizzare.

Nonostante queste difficoltà - come testimoniato dalla Risk Map elaborata da SACE - il Canada è tra i Paesi con i migliori dati generali e i minori indici di rischio per gli investitori internazionali a livello globale.

Il tessuto imprenditoriale italiano, come quello dei principali competitor internazionali, è consapevole di questi vantaggi ed il Canada oggi ospita 200 imprese italiane che hanno già deciso di realizzare investimenti diretti o indiretti nel Paese.

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In particolare, Ottawa può contare su un business environment molto positivo grazie alle ottime condizioni del mercato del lavoro, alla facilità nell’accesso al credito per le imprese, alla stabilità del sistema politico e al ragionevole costo dei fattori produttivi.

Naturalmente l’efficienza della burocrazia locale orientata ad accogliere gli investimenti stranieri da il suo contributo perché ad Ottawa la procedura per la creazione di una nuova compagnia aziendale di proprietà estera a responsabilità limitata (LLC), si risolve in temi inferiori ai 7 giorni.

L’Italia può certamente fare di più e i nostri investimenti sono ancora modesti, occupando la 21° posizione a livello globale, mentre si riscontrano interessanti opportunità in alcuni settori dove l’Italia ha know-how e competenza da esportare (aerospazio, energie rinnovabili, macchinari ed apparecchiature, costruzioni ed automotive).

A livello generale anche in Canada - terzo detentore mondiale di riserve petrolifere - il crollo dei prezzi del greggio ne sta condizionando le performance economiche, ma stiamo parlando comunque di un Paese solido e sul quale continuare a puntare visto che dopo un 2015 in sordina (solo +1,2% la crescita del PIL), per il 2016 le previsioni sono moderatamente più ottimistiche (+1,8%).

Nel 2016 dovrebbe anche concludersi il negoziato per la firma del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato di libero scambio tra Canada e Ue che in caso di approvazione, porterebbe con sè la soppressione del 98% delle barriere tariffarie tra le parti.

Ad oggi l’interscambio bilaterale Italia-Canada è piuttosto consistente (10 miliardi di dollari) e nell’ultimo biennio il Belpaese ha scalato posizioni nel ranking dei fornitori canadesi arrivando ad occupare l’ottava posizione (+13%).

La nostra quota di mercato è ancora ridotta (1,3%) rispetto alla concorrenza della Germania (3,1%), ma è comunque superiore ad altri importanti partner/competitor europei come Francia (1,2%) e Spagna (0,4%) e le prospettive sono comunque quelle di una relazione destinata ad approfondirsi con l’export italiano che entro il 2018 dovrebbe arrivare a sfiorare un valore complessivo di 4 miliardi di euro.

La bilancia commerciale pende già a favore di Roma, con Ottawa che importa soprattutto tre categorie di prodotti: macchinari, bevande e prodotti farmaceutici, con due sub-settori (componenti e accessori per veicoli e strumenti ottico-medici) che hanno fatto registrare incrementi in doppia cifra.

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Anche il nostro comparto agroalimentare regala soddisfazioni e i prodotti più apprezzati dai consumatori canadesi in questo comparto sono olio d’oliva, prodotti caseari, pasta e prodotti della salumeria oltre ad un crescente interesse suscitato dalle nostre produzioni vinicole. Lo spazio da riempire è ancora amplissimo se si pensa che gli Stati Uniti rimangono i primi fornitori di prodotti alimentari del Paese con una quota superiore al 60%, pur non potendo contare su prodotti d’eccellenza come quelli del Made in Italy.

Il nuovo governo progressista guidato dal giovane Justin Trudeau, vincitore delle elezioni politiche tenutesi lo scorso ottobre, appare determinato a lavorare per il rafforzamento della collaborazione commerciale transatlantica e, diversi commentatori, hanno rilevato come siano molte le somiglianze fra il premier canadese e quello italiano, Matteo Renzi. Entrambi in effetti appaiono “nuovi” rispetto al mondo politico più tradizionale e non nascondono la loro passione per l’esposizione mediatica e per le nuove forme di comunicazione (social network in particolare).

Chissà che questa loro vicinanza “culturale” non possa aiutare nella ridefinizione di rapporti commerciali più stabili, profondi e duraturi fra i due Paesi.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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