Country Risk Map 2016: emergenti croce o delizia?

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03 Febbraio 2016
Categoria: Marketing Internazionale

Il 2016 è appena cominciato ma gli scenari per l’economia globale si stanno delineando abbastanza rapidamente in ragione di un aumento del rischio, o almeno di una percezione dello stesso, abbastanza diffusa sui mercati internazionali.

La notizia è che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha tagliato le stime di crescita del PIL mondiale per l’anno in corso dal 3,6 al 3,4%, per una serie di fattori che metteranno alla prova non solo i Paesi più industrializzati ma anche quelli Emergenti.

Recentemente SACE ha pubblicato l’aggiornamento Country Risk Map 2016 che sintetizza tutti i fattori di criticità che, chi esporta ed investe all’estero, deve aver ben presenti e tenere sempre in considerazione per evitare di incappare in scelte sbagliate o in spiacevoli soprese.

Il globo appare sempre di più attraversato da tensioni e cambiamenti repentini che inevitabilmente ne minano gli equilibri, influenzando i mercati. L’elenco è lungo dai prezzi bassi delle materie prime, all’aumento del debito nei paesi emergenti ed il diffondersi della violenza politica, solo per citare alcune tra le più importanti variabili che appaiono letteralmente “impazzite” in questo inizio 2016.

Nell’ultimo anno si è registrato un sensibile incremento del rischio per i Paesi emergenti a fronte di una, seppur leggera, diminuzione del rischio per i Paesi più avanzati.

L’Italia, nonostante la sua performance individuale risulti buona, sorride a metà perchè in alcuni dei Paesi (fra gli altri Brasile, Russia e Turchia) protagonisti nell’interscambio commerciale, si registrano situazioni allarmanti.

I risultati di queste tendenze in atto, non sono semplici da “decifrare”, mentre è prevista in crescita la differenziazione fra i singoli Paesi, perché all’interno delle singole aree geografiche, emergeranno con sempre maggior forza le peculiarità delle singole realtà.

In sintesi si prospetta un mondo più complesso e più volatile in cui è sempre più difficile fare previsioni.

I Paesi in via sviluppo continueranno a fare i conti con il forte calo dei prezzi delle materie prime (in particolare Algeria, Angola, Mongolia e Venezuela) e proprio in ragione della forte dipendenza dall’andamento del mercato delle commodities, vedranno incrementare il loro già sostenuto indice di rischio con oscillazioni fra i 7 ed i 12 punti percentuali.

Le minori entrate nelle casse statali aggraveranno la posizione debitoria di molti Paesi che fanno dell’Oil&Gas un settore fondamentale per la loro stessa sopravvivenza (fra i Paesi più esposti, SACE segnala Mongolia, Ghana e Turchia).

I danni provocati dal terrorismo secondo l’Institute for Economics and Peace, si sono propagati a livello mondiale e sono quantificabili in ben 64 miliardi di dollari “un valore equi-valente al PIL del Kenya o del Lussemburgo”, per intenderci.

Il rapporto redatto dall’Ufficio Studi Economici di SACE ha utilizzato una definizione significativa per descrivere la situazione attuale - “Ritorna l’Old normal in un mondo meno piatto” - preconizzando un mondo in cui tornano ad aumentare le differenze fra i Paesi sviluppati e quelli in via sviluppo, un mondo “in cui gli avanzati tornano a crescere, seppur moderatamente, e chi sta indietro arranca”.

L’incremento globale dei fattori di rischio per l’Italia, solo nel 2015 è stato stimato che si sia tradotto in una contrazione di 5 miliardi di euro nell’export potenziale.

Come sottolinea SACE, oggi però le opportunità per il nostro Paese sono numerose e tutto sta nell’avere il coraggio e le competenze per coglierle, dal momento che se fossimo capaci di indirizzare le eccellenze del “Made in Italy” verso destinazioni più dinamiche, potremmo ottenere 31 miliardi di euro di esportazioni in più nel prossimo quadriennio.

Da un punto di vista strategico, appare decisiva la scelta delle aziende italiane di affidarsi ad “esperti per decifrare un set di informazioni quanto mai ampio a supporto delle scelte, avvalendosi di un servizio di advisory specializzato, sviluppando un approccio strategico agli investimenti e ovviamente impiegando coperture mirate”.

Fra i 30 Paesi individuati da SACE come “fertili” e ricettivi nei confronti dell’export italiano alcuni (fra cui Brasile, Colombia, Indonesia e Sudafrica) sono però stati considerati come “opportunità maggiormente rischiose” in ragione di un rallentamento rilevante delle loro economie occorso negli ultimi 12 mesi; mentre appare molto interessante lo sviluppo delle relazioni commerciali con Cile, Emirati Arabi Uniti, Iran e Spagna: mercati più o meno noti e più o meno presidiati che in questi prossimi dodici mesi potranno offrire grosse soddisfazioni alle nostre aziende.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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