Sito web per l’estero: tradurre non basta

Sito web per l’estero: tradurre non basta
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21 Dicembre 2018
Categoria: Digital Export

La traduzione del sito web di un’azienda in una o più lingue straniere è indispensabile ai fini dell’internazionalizzazione del brand: aiuta l’impresa a farsi conoscere ed apprezzare anche al di fuori dei confini nazionali. Ma la sola traduzione in inglese è sufficiente per penetrare con efficacia nei mercati in vari angoli del mondo?

Un sito internet ben strutturato, con contenuti chiari, ma allo stesso tempo incisivi è la base per avviare la propria presenza online. Il sito internet è infatti una vetrina, sulla quale è importante mostrare la propria attività, i propri prodotti e permettere all’utente di essere trovati facilmente. Certamente oggi ci sono molti altri canali che possono assolvere a queste funzioni, ma chi pensa che il sito internet sia ormai obsoleto, ed in definitiva inutile, si sbaglia di grosso. È superato semmai pensare al sito come qualcosa di statico ed isolato, cioè come una risorsa chiusa e a sé stante, separato da tutti gli altri canali di comunicazione. Lo scenario in cui viviamo è infatti multipiattaforma e multicanale: ciò implica che la presenza digitale, soprattutto per le PMI, si deve sviluppare su una molteplicità di canali, tra cui i social network, i blog, le piattaforme di recensioni, ognuno con un proprio target di riferimento, un registro comunicativo e tempistiche specifiche.

Per accorpare tanti canali esterni è però necessario un punto di riferimento, un “porto sicuro” da cui il business e la comunicazione aziendale possano salpare, prendere il largo e a cui si possa far ritorno. Questo centro di aggregazione rimane il sito web aziendale.

Il sito internet è dunque ancora oggi l’anello di raccordo attorno a cui ruota tutta la strategia di comunicazione aziendale, ed è evidente che se è uno strumento imprescindibile per le aziende che si rivolgono ad una clientela esclusivamente nazionale, lo è ancor di più per quelle che guardano ai mercati esteri come sbocco per i propri prodotti e/o servizi. La realizzazione di un sito web vincente ai fini di un progetto di internazionalizzazione è però un terreno pieno di insidie in cui le variabili in gioco sono molteplici e complesse. Nel momento in cui si rivolge ai mercati esteri, il sito web, che è l’”hub della comunicazione aziendale”, deve rispondere a caratteristiche specifiche.

Just English?

Un primo luogo comune da sfatare è che per avere un sito internazionale basti tradurne i contenuti in inglese. Niente di più sbagliato! In primis, è vero che l’inglese è una delle lingue più diffuse al mondo, ma non è altrettanto vero che tutti lo conoscono. Quindi, la traduzione in inglese è sufficiente solo nel caso in cui si sia interessati a vendere negli Stati nei quali l’inglese è la lingua ufficiale. Per gli altri Paesi, è indispensabile sforzarsi ricorrendo a traduzioni nelle lingue locali ma, ovviamente, a condizione di affidarsi a professionisti del settore che garantiscano un lavoro ben fatto. Una traduzione mal eseguita, infatti, ha effetti molto più dannosi rispetto all’assenza di qualunque traduzione: dà l’idea di un lavoro svolto in modo sciatto, della più completa assenza di professionalità e di scarsa attenzione ai destinatari.

Meglio non tradurre, piuttosto che tradurre male, magari inserendo un testo in italiano in Google Translate e aspettando che tutto avvenga in automatico. Una traduzione automatica o non professionale è in grado di influenzare la percezione di un’azienda in modo decisamente negativo, condizionando anche la reputazione dei suoi servizi e dei suoi prodotti. Non va dimenticato, inoltre, che un testo mal scritto fa in modo che anche i risultati Seo siano compromessi: insomma, è improbabile che le pagine tradotte male compaiano ai primi posti dei risultati di ricerca degli utenti. Lo stesso vale per gli annunci pubblicitari: più sono pieni di errori e meno verranno cliccati.

Tradurre bene non basta: bisogna (geo)localizzare

Nemmeno una traduzione “fatta bene” dal punto di vista della correttezza lessicale o ortografica è però sufficiente. Un sito web in grado di rappresentare una vetrina attrattiva anche fuori dai confini nazionali, comunicando al meglio l’offerta di servizi e prodotti aziendali, non può basarsi sulla mera traduzione dei testi in una o più lingue estere trascurando un aspetto fondamentale che può fare realmente la differenza: la localizzazione.

Localizzare un sito web significa non soltanto tradurlo ma rielaborarlo adattandolo ai fattori socio-culturali del Paese di destinazione, ideando cioè contenuti che possano essere compresi efficacemente dal contesto culturale di riferimento. Solo in questo modo la comunicazione dell’azienda può suscitare le emozioni volute e avere le stesse implicazioni sul target che avrebbe avuto nel contesto e nella lingua originaria. Utilizzare un copywriter madrelingua che svolga un ruolo di mediazione linguistica e culturale è un’ottima soluzione per trasmettere il proprio messaggio in maniera adeguata, avvicinandosi alla cultura del potenziale cliente.

Anche il design conta

La localizzazione non passa però soltanto dai contenuti testuali, ma anche dall’immagine presentata e persino dai colori utilizzati. Ad esempio, nei Paesi orientali il colore bianco è simbolo di lutto e perciò va assolutamente evitato. La scelta delle immagini, l’adattamento del layout, la forza evocativa dei messaggi devono necessariamente venire plasmate su forme e contorni che il target di riferimento possa agevolmente individuare e altrettanto facilmente apprezzare. Ogni elemento, anche grafico, deve perciò essere opportunamente tradotto e questo non può non avere ripercussioni sulla capacità delle tecnologie web di interfacciarsi con i singoli utenti. Unità di misura, grafici, impaginazione, link, tag, metatag, file audiovisivi rappresentano definizioni o strumenti tecnici che vanno tradotti e resi fruibili in modo semplice, efficace ed accattivante. Dunque non si tratta semplicemente di una traduzione testuale ma di un vero e proprio lavoro di “traslazione” da un modo pensare e utilizzare il web a un altro, secondo le peculiarità di ciascuna cultura.

In sintesi, è l’intera immagine aziendale a dover essere riscritta – e non solo tradotta – attraverso le pagine del proprio sito internet, in modo da evidenziare quei contenuti che possano essere vincenti in determinati mercati piuttosto che in altri.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli, redazione@exportiamo.it

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