Elezioni nel mondo: i 10 appuntamenti da non perdere nel 2019

Elezioni nel mondo: i 10 appuntamenti da non perdere nel 2019
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22 Gennaio 2019
Categoria: Marketing internazionale
Paese:  Australia Tunisia Sudafrica Uruguay Argentina Canada Grecia Portogallo India Ucraina

Il 2019 sarà un anno gravido di appuntamenti elettorali i cui risultati potrebbero modificare non solo il futuro di singoli Paesi ma, in alcuni casi, incidere anche su delicati equilibri geopolitici. Oltre alle delicate elezioni europee, che si terranno fra il 23 ed il 26 maggio, scopriamo insieme le altre 10 date da non dimenticare.

1. Ucraina (31 marzo): le elezioni presidenziali vedranno contrapporsi il candidato indipendente Petro Porošenko, presidente in carica, a Julija Tymošenko, candidata d’ispirazione conservatrice e liberale e già due volte primo ministro del Paese. A scontrarsi saranno due visioni opposte del Paese fra chi, come l’attuale leader, non è disposto a scendere a patti con il Cremlino per chiudere il conflitto del Donbass e risolvere la situazione della Crimea e chi, invece, come la Tymošenko ha dichiarato di saper “come e con chi negoziare per raggiungere la pace”. Un messaggio chiaro e pragmatico che arriva però da un personaggio con un passato a dir poco discutibile e che, per questo, non può essere totalmente credibile.

2. India (aprile-maggio): le elezioni indiane, che si svolgeranno in primavera, coinvolgeranno circa 900 milioni di cittadini e si stima che ci vorranno circa tre settimane per portare a termine le operazioni di voto. Il primo ministro uscente, il nazionalista Modi, sembra avere ottime possibilità di essere riconfermato dal momento che i progressi economici realizzati dal Paese durante la sua presidenza sono stati davvero impressionanti e, anche nel 2019, Nuova Delhi si candida ad essere l’economia a più rapida crescita fra le più grandi su scala globale, con un tasso d’incremento del Pil vicino al 7%. Il suo principale competitor, Raul Gandhi, (figlio di Rajiv e Sonia Gandhi) sembra invece avere grosse difficoltà ad organizzare una coalizione di forze laiche e riformiste in grado di contrastare la riconferma di Modi.

3. Australia (maggio/novembre): le elezioni australiane si terranno invece in due tranche elettorali – una per il rinnovo della metà dei membri del Senato (entro il 18 maggio 2019) ed un’altra per eleggere i 150 membri della Camera dei rappresentanti (entro il 2 novembre 2019). Il partito liberale del premier in carica Tony Abbott, sembra molto indietro nei sondaggi anche in virtù di manovre poco trasparenti che hanno portato nei mesi scorsi l’ex primo ministro e compagno di partito, Malcolm Turnbull, a farsi da parte. La crisi politica australiana è dimostrata da un dato inequivocabile: ben 6 politici si sono succeduti nella carica di primo ministro negli ultimi dieci anni e nessuno di questi è riuscito a portare a termine una legislatura intera.

4. Sudafrica (maggio): la Commissione elettorale indipendente sudafricana ha annunciato che le elezioni nazionali si terranno un mercoledì tra il 7 maggio e la fine del mese. Il secondo mandato di Jacob Zuma ha avuto effetti disastrosi sulla reputazione dell’African National Congress (ANC), celebre partito di Nelson Mandela, a tal punto da portare, a febbraio 2018, alla nomina di un nuovo presidente della repubblica, Cyril Ramaphosa, che sta cercando di far fronte alla recessione finanziaria. Nonostante tutto però Ramaphosa, anche lui esponente dell’ANC, sembra essere il favorito per restare al timone del Sudafrica. Effettivamente gli altri due sfidanti, Mmusi Maimane e Julius Malema, rimangono ancora molto indietro nei sondaggi.

5. Portogallo (6 ottobre): tutti i partiti di centro-sinistra del Vecchio Continente guarderanno con speranza alle elezioni legislative lusitane dove appare quasi scontata la riconferma del primo ministro socialista António Costa, leader di uno dei pochissimi esecutivi di sinistra nel panorama europeo. L’ex ministro dell’Interno e sindaco di Lisbona è riuscito nell’impresa di rilanciare l’economia portoghese guidando un governo di minoranza, appoggiato da altre forze di sinistra esterne all’esecutivo. Il Pil, fra il 2015 ed il 2018, è infatti cresciuto ad un ritmo medio del 2% ed il tasso di disoccupazione è passato dal 13,7% di gennaio 2015 al 6,6% di novembre 2018 e, secondo il trend indicato da uno dei principali quotidiani economici della nazione (O Jornal Económico), nel 2019 tale tasso dovrebbe scendere ancora fino a raggiungere il 6,3%.

6. Grecia (20 ottobre): grande curiosità suscita anche l’appuntamento elettorale che dovrà affrontare il Paese ellenico ed il suo leader Alexis Tsipras, che – dopo esser stato eletto nel 2014 – ha dovuto rimangiarsi molte delle promesse elettorali accettando le misure d’austerità imposte dall’Ue e stringendo un accordo di governo con Anel, partito nazionalista d’ispirazione euroscettica e populista. Ad oggi quindi le possibilità di una conferma per il leader di Syriza sono assai ridotte nonostante egli possa rivendicare l’uscita del Paese dal programma di prestiti-ponte. In forte ascesa nei sondaggi c’è invece Nea Dimokratia (capeggiato da Kyriakos Mitsotakis), partito d’ispirazione conservatrice e liberale che promette una forte riduzione fiscale e la creazione di “no tax zone” per attrarre investitori esteri.

7. Canada (21 ottobre): nel Paese della foglia d’acero si prefigura un testa a testa fra il primo ministro uscente Justin Trudeau, che corre per ottenere il terzo mandato consecutivo, ed il conservatore Andrew Scheer. Inoltre, nei giorni scorsi, il premier ha operato un rimpasto di governo in un modo da collocare uno dei suoi ministri più fidati a gestire le spese del governo rimescolando anche i dicasteri di Giustizia, Affari indigeni e Affari dei veterani: una mossa fatta per rinsaldare la propria posizione a pochi mesi dalle elezioni. Il diffuso interesse nei confronti di quest’elezione deriva dal fatto che il Canada sarà l’unico del Paesi del G7, salvo sorprese, ad essere coinvolto in un’elezione politica nel corso del 2019.

8. Argentina (27 ottobre): grandissima attesa si registra per le presidenziali argentine in cui si sfideranno il presidente uscente, Mauricio Macri e, probabilmente, la controversa ex presidente Cristina Fernandez Kirchner. A contrapporsi saranno in ogni caso due proposte di politica economica radicalmente diverse fra loro: da un lato la ricetta iper-liberale di Macri che però non ha prodotto i risultati sperati generando grave malcontento nella popolazione locale e, dall’altro, la politica economica di stampo dirigista e fortemente improntata a misure per le fasce meno abbienti della popolazione, portata avanti dai partiti socialdemocratici e socialisti.

9. Uruguay (27 ottobre): nello stesso giorno delle elezioni argentine si “giocherà” anche la partita elettorale uruguagia che, al momento, appare apertissima con il presidente socialdemocratico uscente, Tabaré Vazquez, che sfiderà il candidato dei conservatori del Partito Nazionale e quello del movimento dei produttori agricoli “Un Solo Uruguay”, determinato a diventare la terza forza politica del Paese sudamericano. Il piccolo Paese popolato da appena 3,5 milioni di abitanti rappresenta un esempio positivo per tutta l’America Latina e, ormai dal 2005, continua a sorprendere con una crescita economica che riesce a mescolare con successo sicurezza, innovazione ed interessanti agevolazioni fiscali per le imprese.

10. Tunisia (ottobre-dicembre ): fra le tornate elettorali che riguardano più da vicino gli interessi del Belpaese c’è sicuramente quella tunisina, dal momento che nei primi 9 mesi del 2018 i cittadini tunisini approdati sulle coste italiane sono circa 4000, posizionandosi così in vetta alla classifica dei Paesi d’origine dei migranti sbarcati in Italia. Inoltre queste elezioni saranno fondamentali per capire se sarà possibile placare il malcontento crescente fra la popolazione derivante da una situazione economica complicata. A quanto pare il presidente uscente, Beji Caid Essebsi, è intenzionato a ricandidarsi ma sarà anche importante capire se si consolideranno i trend evidenziatosi nel corso delle elezioni locali svoltesi a maggio 2018 in cui si è realizzato un boom dei partiti indipendenti e si è registrato un bassissimo tasso di partecipazione popolare (hanno votato solo il 35% degli aventi diritto).

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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