Come Organizzare la Supply Chain in Risposta al Coronavirus

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09 Marzo 2020
Categoria: Dogane e Supply Chain

Lo sviluppo di una convincente risposta della catena di approvvigionamento all’epidemia di coronavirus è estremamente impegnativo, data l’entità della crisi e il ritmo con cui si sta evolvendo. La migliore reazione, ovviamente, è quella di essere pronti prima che una tale crisi colpisca, poiché le opzioni diventano più limitate quando una perturbazione è in pieno svolgimento. Tuttavia, ci sono misure che possono essere intraprese anche ora, per mitigare gli impatti della crisi o per essere preparati in caso di nuove criticità in futuro.

Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritenga che il numero di casi in Cina abbia raggiunto il picco, i casi di contagio stanno invece salendo in altri Paesi del mondo. Le conseguenze a lungo termine devono essere ancora pienamente realizzate, ma l’epidemia fornisce già alcune lezioni su come preparare al meglio l’azienda per affrontare l’eventuale acuirsi della crisi attuale. Le misure da adottare coinvolgono differenti canali.

Il team

Risulta sicuramente necessario avere sempre un piano di back-up che può includere contingenze per maggiore automazione, accordi di telelavoro o risorse umane flessibili in risposta a vincoli del personale. Godere di intercambiabilità, grazie alla standardizzazione del lavoro e delle attrezzature oltre alla flessibilità di poter svolgere il proprio ruolo in qualsiasi ambiente, è sicuramente di grande vantaggio per le aziende.

Ad esempio, quando una tempesta di ghiaccio si è abbattuta a Louisville (Kentucky), nel 2009, i lavoratori locali non sono riusciti a raggiungere l’hub di smistamento di UPS e la compagnia ha potuto impiegare personale proveniente da altre città per mantenere attivo l’hub. Le aziende, inoltre, possono attivare il telelavoro in via automatica, garantendo ai lavoratori parità di trattamento economico e normativo rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. Questa soluzione è ideale in caso di emergenza, considerando che può essere applicata nella maggior parte dei lavoratori, che non hanno più a che fare con qualcosa di tangibile e che trattano dati e informazioni, “maneggiabili” in qualsiasi ambiente.

La versatilità e la capacità di reazione

Predefinire soluzioni a possibili scenari di interruzione ed essere reattivi nel metterle in pratica, è un’altra importante misura da considerare. Nel caso della crisi del coronavirus, l’influenza della Cina nel commercio globale è così ampia che ci saranno quasi inevitabilmente conseguenze inaspettate. I livelli di inventario non sono abbastanza alti da coprire le interruzioni dei materiali a breve termine, ma è necessario che le aziende adottino piani B per sopperire alle mancanze. Ad esempio, quando nel 2005 l’uragano Rita ha colpito Houston e la Louisiana occidentale, ci fu un arresto nelle attività di raffinazione del petrolio situate nella regione ed un impatto sulle forniture delle materie prime necessarie per produrre imballaggi a base di petrolio. Le aziende di beni di consumo confezionati con tali imballaggi si affrettarono a ridisegnare gli stessi usando carta e cartone vecchio stile.

Creare un centro operativo di emergenza completo

È importante possedere un Centro Operativo di Emergenza con struttura e processo approfonditi e dettagliati. I COE dovrebbero esistere a livello di impianto, con piani d’azione predeterminati per la comunicazione e il coordinamento, ruoli designati per rappresentanti funzionali, protocolli per le comunicazioni e il processo decisionale, piani d’azione di emergenza che coinvolgano clienti e fornitori.

Conoscere bene i fornitori in tutti i livelli

Di fondamentale importanza è marcare i fornitori “a monte” per i diversi livelli: le aziende che non lo fanno sono meno in grado di rispondere o stimare i possibili impatti nel caso di scoppio di una crisi. Dopo il terremoto di Sendai del 2011 in Giappone, ci sono volute settimane affinché molte aziende comprendessero la loro esposizione al disastro perché non avevano familiarità con i fornitori a monte. A quel punto qualsiasi capacità disponibile era sparita. Soltanto conoscendo i fornitori, le loro vulnerabilità critiche e le dipendenze che li caratterizzano e che possono mettere a rischio l’impresa, è possibile trovare una soluzione strategica che possa sopperire alle loro mancanze in caso di disastri imprevedibili. Occorre pertanto creare piani di continuità operativa con l’individuazione di contingenze in aree critiche e l’inclusione di piani di backup per trasporto, comunicazioni, approvvigionamento e flussi di cassa. Ad esempio, nel corso di questa epidemia di coronavirus è emersa la dipendenza di Apple e di molti OEM automobilistici dall’approvvigionamento dalla Cina.

Rivedere il design della catena di fornitura

A valle degli ultimi avvenimenti, è importante rivedere il design della catena di fornitura e non dare per scontato che sia sempre possibile contare su materiali che scorrono liberamente a livello globale per produrre i prodotti e distribuirli nel mercato.

Il colpo di frusta della politica commerciale USA-Cina, la Brexit e ora la crisi del coronavirus, hanno messo in discussione la validità di questa ipotesi. In particolare, il coronavirus illustra la vulnerabilità di avere così tante fonti localizzate in un punto, la Cina, che è così lontana dai mercati critici del Nord America, Europa e America Latina.

Le aziende devono essere in grado di riconfigurare rapidamente le loro catene di approvvigionamento e di essere ultra-agili e reattive alle politiche commerciali globali, caratterizzate da dinamicità e instabilità.

Per ovviare a questo problema le aziende possono identificare varie soluzioni, relative al livello di rischio e alla quantità di flessibilità operativa da raggiungere.

È impossibile prevedere l’arrivo di crisi globali, come l’epidemia di coronavirus, ma le aziende possono mitigare i loro impatti preparando al meglio la catena di approvvigionamento. Agire prima che si verifichi un’interruzione ed adeguarsi per eseguire successivamente nuovi piani, anziché ricominciare da capo ogni volta che ci si immerge in una nuova crisi, rappresenta senza dubbio una valida ed efficiente strategia.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Giulia Rocchetti, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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