Per il Made in Italy la Spagna rappresenta un mercato di prossimità fondamentale in grado offrire interessanti possibilità di crescita alle nostre aziende. Scopriamo insieme quali.

L’Italia e la Spagna si contraddistinguono da sempre per le numerose similitudini culturali e si può affermare con certezza che non esistono ostacoli rilevanti che possano incidere negativamente sulla risposta del consumatore spagnolo all’offerta di prodotti italiani.

Anche nell’ambito dei rapporti imprenditoriali si osservano molte similarità: difatti il rapporto di fiducia tra fornitore e cliente continua ad essere rilevante, anche se le strutture aziendali, tradizionalmente gerarchiche, stanno evolvendo verso un’organizzazione orizzontale e trasversale di ruoli e competenze, soprattutto nell’ambito delle imprese tecnologiche e delle startup.

Nemmeno durante la crisi economica causata dal Covid-19, l’Italia e la Spagna hanno mai smesso di rappresentare l’una per l’altra mercati fondamentali, sbocchi per l’export, destinazioni di investimenti.

Ripercorrendo l’evoluzione economica dell’ultimo decennio è evidente come, dopo aver subito una flessione nel biennio 2012-2013, l’interscambio commerciale tra Italia e Spagna è tornato a crescere fortemente a partire dal 2014, grazie alla ripresa dell’economia spagnola e al recupero della domanda interna. L’Istat riporta che nel periodo 2013-2019 la Spagna è stata stabilmente il 4° partner commerciale per il nostro Paese, con importanti piazzamenti sia come Paese cliente (4°in assoluto) che come Paese fornitore (5°).

La Spagna è tradizionalmente terra di attrazione di investimenti esteri rappresentando per l’Italia il secondo Paese di destinazione dei propri IDE (Investimenti Diretti Esteri) a livello mondiale. Per quanto riguarda i flussi e la suddivisione territoriale, gli investimenti italiani in Spagna nel 2020 si sono diretti soprattutto in Andalusia e in Catalogna (per circa il 30% rispettivamente), ed in misura minore nella Comunità Valenciana (20%) e verso Madrid (16%). Nello stesso anno, gran parte dei flussi di investimento spagnoli verso l’Italia ha avuto origine dalla Comunità di Madrid (70%) e dal País Basco (25%).

Inoltre, nell’arco temporale gennaio – novembre 2021, l’Italia ha esportato in Spagna beni per il valore di €23,359,05.

Questi dati, estremamente importanti, ci restituiscono una fotografia delle regioni spagnole preferite per gli investimenti italiani, ovvero Andalusia e Catalogna, ed evidenziano le numerose possibilità di export per le aziende italiane. I prodotti Made in Italy, infatti, godono di un’ottima percezione presso i consumatori spagnoli: design, qualità ed esclusività sono caratteristiche che vengono riconosciute ai brand italiani con presenza consolidata in Spagna. Anche la tecnologia e le attrezzature italiane sono altamente apprezzate; tra i fattori qualificanti del prodotto italiano ritroviamo: innovazione, minor consumo energetico, automatizzazione, capacità di adeguamento alle necessità dei clienti.

Tuttavia, non vanno sottovalutati alcuni fattori che potrebbero rendere difficoltoso l’ingresso nel mercato iberico, tra cui un necessario rafforzamento della logistica per evitare problemi nei tempi di consegna; l’assenza della versione in spagnolo dei siti web di molti produttori italiani; forte concorrenza nella quasi totalità dei settori data la presenza sul mercato dei principali produttori internazionali e di un’offerta nazionale di elevato livello, soprattutto nell’agroalimentare, che compete in condizioni vantaggiose, sia a livello di presenza sul mercato che di prezzo.

Con la giusta offerta di valore e con la guida di un esperto del mercato queste problematiche possono però essere facilmente superate, e si possono sfruttare gli indubbi vantaggi offerti da un paese che occupa il 13° posto nel ranking delle economie mondiali e il 5° a livello europeo (dati Fondo Monetario Internazionale) e che rappresenta uno dei mercati europei più attraenti con 47 milioni di potenziali consumatori e 80 milioni di turisti ogni anno.

Inoltre, grazie alla ripresa economica ormai consolidata, il business climate spagnolo risulta estremamente favorevole, oltre al fatto che la posizione di rilievo della Spagna e delle lingua spagnola che funge da ponte di collegamento con il Centro America, il Sud America e il Nord Africa la rendono un mercato europeo particolarmente appetibile.

Ulteriori elementi che confermano lo stato di buona salute e di equilibrio dell’ecosistema spagnolo si riscontrano negli investimenti per le start-up (principalmente sui segmenti del software, dell’immobiliare e per quelle che offrono strumenti per la gestione e per la produttività del business) che nel 2021 hanno raccolto più di 4.200 milioni di euro. Madrid ha superato per la prima volta Barcellona per volume di investimenti ed entrambe le città rappresentano il 93% dell’investimento totale nel paese, seguite a distanza da Valencia e dai Paesi Baschi.

Un altro settore che sta vivendo interessanti prospettive di rilancio è quello tessile: numerose organizzazioni dell’industria tessile spagnola hanno sviluppato un piano di trasformazione del settore del valore di 14 miliardi di euro, da attuare nel periodo 2022-2029; tra i principali promotori ritroviamo “ModaEspaña” e Deloitte. Tra gli obiettivi del piano di trasformazione del settore ci sono ben 10 programmi che si focalizzano sulla digitalizzazione, per aumentare la competitività, e soprattutto sulla sostenibilità.

Da prendere in considerazione, infine, è il Piano di Ripresa e Resilienza in Spagna: il paese punta a ricevere 69,5 miliardi di euro in sovvenzioni dal Meccanismo di recupero e resilienza varato dall’Unione Europea e ha, ad oggi, percepito 10 miliardi come primo esborso di fondi. Per il 2022 si prevede l’arrivo di altre due tranche, per un totale complessivo di 18 miliardi, di cui 12 nel corso del primo semestre e 6 miliardi nel secondo.

Le opportunità di investimento oltre i Pirenei non mancano insomma, e soprattutto in questo momento storico caratterizzato da un forte clima di incertezza, guardare ai partner “vicini” potrebbe rivelarsi la mossa più azzeccata.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Damiana Amato, redazione@exportiamo.it

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