Spagna: a Madrid la ripresa procede spedita

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05 Marzo 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Spagna

Dopo aver analizzato, nelle scorse settimane, le due principali economie del Vecchio Continente – Francia e Germania – oggi parliamo della Spagna, quinto mercato di destinazione dell’export italiano.

In molti, pur storcendo il naso, lo hanno dovuto ammettere: la ripresa della Spagna non è un fuoco di paglia come dimostrato dai dati relativi al Pil nazionale relativi all’ultimo triennio in cui il Paese è stato in grado di mantenere una crescita omogenea e sostenuta (circa +3,2%) riuscendo anche nel difficile obiettivo di incrementare il Pil pro capite dei propri cittadini cresciuto di 2.400 dollari dal 2015 al 2017 ed arrivato a toccare i 38.200 dollari.

A ciò va aggiunta una produzione industriale in salute, cresciuta nel corso del 2017 del +2,6%, un debito pubblico in discesa (dal 99,4 al 96,7% in soli dodici mesi) ed un export in aumento del 7,5%, che ha sfondato quota 300 miliardi di dollari.

A ben vedere il dato principale in cui i miglioramenti continuano ad apparire ancora insufficienti continua ad essere quello relativo alla disoccupazione ancora superiore al 17%, sebbene in discesa di ben 2,5 punti percentuali rispetto al 2016.

Va tuttavia ricordato che la Spagna, nel pieno della crisi economica globale, ha attraversato dei momenti drammatici, con un tasso di disoccupazione generale arrivato a toccare il 27% mentre quello dei giovani ha addirittura sfiorato il 60%.

A dare una scossa all’economia spagnola hanno contribuito le discusse riforme messe in campo dal governo guidato da Mariano Rajoy, con particolare riferimento proprio alla riforma del mercato del lavoro approvata nel 2012.

La riforma, secondo il primo ministro spagnolo, è stata il tassello fondamentale per restituire slancio all’economia del Paese ed è stata in grado di creare oltre un milione e mezzo di posti di lavoro anche se in molti continuano a sollevare non pochi dubbi circa gli effetti reali che la riforma ha avuto sull’occupazione.

La critica più diffusa è quella relativa all’aumento del lavoro precario arrivato a contare per oltre ¼ sul totale dei contratti di lavoro spagnoli e al fatto che i lavoratori spagnoli possano essere agevolmente licenziati (a fronte di indennizzi piuttosto contenuti) per ragioni economiche, dimostrando semplicemente il calo del fatturato aziendale.

Il grande merito del sistema produttivo spagnolo è stato dunque quello di far fruttare al massimo le norme introdotte dal governo conservatore, riacquistando competitività a livello internazionale, incrementando così il proprio export ed attraendo un numero crescente di investimenti dall’estero.

Fra i settori che hanno trainato maggiormente la ripresa del Paese troviamo automotive, farmaceutica e chimica.

Un approfondimento merita il comparto automotive: oggi la Spagna è diventata infatti il secondo produttore automobilistico a livello europeo (seconda solo alla Germania) e l’ottavo a livello globale.

Il settore effettivamente porta in dote dei numeri molto importanti dal momento che vale il 10 percento della ricchezza nazionale ed il 16% dell’export di Made in Spain nel mondo.

Inoltre va ricordato anche l’apporto fornito da altri due settori strategici per l’economia spagnola, vale a dire il settore turistico e quello digitale con Madrid e Barcellona che, negli ultimi anni, si sono trasformate in due hub formidabili per chi vuole creare nuove imprese da zero.

In generale comunque permangono degli elementi di criticità come la scarsa coesione sociale (determinata principalmente dalla grande differenza fra lavoratori protetti e precari), l’eccesso di burocrazia, il clientelismo e – soprattutto – il drammatico tasso di abbandono scolastico (calcolato sui giovani spagnoli che non hanno ottenuto un diploma) che, nel 2016, sfiorava il 20%.

Rapporti con l’Italia

I rapporti politici ed economici fra Italia e Spagna sono ottimi anche se con l’elezione (operativa dal prossimo primo giugno) dell’attuale ministro dell’economia spagnola – Luis de Guindos – a vicepresidente della BCE Madrid sembra avvicinarsi “pericolosamente” all’asse franco-tedesco fortemente rafforzato in seguito alla vittoria di Macron.

Questo significa che probabilmente il successore di Mario Draghi, che con le sue politiche monetarie ha letteralmente salvato l’Italia e più in generale la tenuta dell’UE, sarà il tedesco Jens Weidmann.

L’Italia, rimasta molto defilata fino all’ultimo, non ha potuto che prendere atto che i giochi erano fatti e acconsentire alla stranezza di vedere un politico puro ottenere la nomina per la seconda carica più importante dell’Eurotower.

A livello commerciale invece i prodotti spagnoli ed italiani sono competitor diretti su molti mercati ma l’interscambio fra Roma e Madrid è registrato in crescita nei primi 11 mesi del 2017 ed ha già sforato quota 41 miliardi di euro. L’export di prodotti italiani in particolare è cresciuto del 10,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Fra i prodotti italiani che i consumatori spagnoli apprezzano maggiormente si segnalano prodotti della meccanica, autoveicoli, articoli d’abbigliamento, prodotti chimici, articoli in gomma e plastica e, naturalmente, prodotti del comparto agroalimentare.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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