L’e-commerce rappresenta una grande opportunità per le aziende che desiderano entrare in nuovi mercati, a condizione di adempiere correttamente agli obblighi amministrativi e fiscali. Ecco cosa c’è da sapere.

Al giorno d’oggi la digitalizzazione d’impresa è diventata un asset fondamentale. Tuttavia, per digitalizzazione non si intende solo acquistare macchine più moderne e performanti, ma anche abbandonare modelli di business tradizionali per lasciare spazio all’automazione di procedure. Ed è qui che entra in gioco il commercio elettronico.

L’e-commerce è una strategia di vendita imprescindibile per le grandi aziende, ma anche per le PMI grazie a strumenti come il “Proximity E-Commerce” (click&collect - ordine online e ritiro in negozio) o click-drive&collect (ci si fa caricare l’ordine direttamente nel bagagliaio dell’auto).

Ed è in continua crescita, come testimoniano i dati, sia in Italia, dove nel corso del 2022 l’e-commerce di beni ha raggiunto un valore di 33,2 miliardi di euro e quello di servizi 14,9 miliardi di euro, che all’estero. Il commercio online, per esempio, sta contribuendo alla crescita delle vendite retail in Cina, in testa con 10 trilioni di yuan (1,57 trilioni di dollari) spesi nel 2021. Per quanto riguarda i paesi di Europa, Medio Oriente, America Latina, le vendite online hanno avuto incrementi a due cifre rispetto a quelle offline.

Nonostante le ottime opportunità, tuttavia, non ci si improvvisa venditori online: nel momento in cui si decide di vendere su internet, bisogna essere consapevoli di come approcciarsi e delle conseguenze delle decisioni che si prendono.

Proprio per questo motivo non si può farea meno di elaborare un accurato Business Plan. In questo, ci sono diverse cose da prendere in considerazione per non rischiare di essere “uno dei tanti negozi” e cercare di differenziarsi dagli altri. Gli aspetti principali da definire sono:

  • strategia
  • tecnologia
  • marketing
  • metodo di pagamento
  • modalità di consegna e logistica
  • aspetti legali
  • aspetti amministrativi fiscali e doganali.

L’ultimo punto, spesso sottovalutato, è invece di fondamentale importanza perché il rischio di ritrovarsi con la merce bloccata in dogana, con conseguente perdita di tempo e denaro, può essere molto alto in caso di mancato rispetto di tutte le adempienze.

Bisogna innanzitutto essere consapevoli del fatto che le procedure fiscali possono variare, anche di molto, da una vendita all’altra, poiché si differenziano in funzione:

- della tipologia del soggetto acquirente

  • B2C: soggetto acquirente non dotato di partita IVA
  • B2B: soggetto dotato di partita IVA

- del paese di invio dei beni

  • Italia
  • UE
  • Extra-UE

- della natura dei prodotti/ servizi oggetti dell’operazione

  •  prodotti diversi da quelli sottoposti ad accisa
  •  prodotti sottoposti ad accisa
  •  beni digitali-servizi.

In primis, dunque, bisogna valutare con attenzione tutti questi parametri per individuare la casistica nella quale si rientra ed adempire a tutte le richieste avanzate dagli organi competenti.

In secondo luogo, bisogna aggiornarsi costantemente perché le regole cambiano frequentemente.

Per esempio, dal 1 luglio 2021, sono entrati in vigore nuovi adempimenti IVA e sono state introdotte alcune novità per cercare di semplificare le vendite online.

Ecco cosa è cambiato:

- è stata introdotta un’unica soglia di riferimento di 10.000 euro per le vendite a distanza intra -UE. Questo vuol dire che, al di sotto di questa soglia, le vendite restano imponibili ai fini dell’IVA nello stato di partenza.

- Per quanto riguarda le vendite a distanza sopra la soglia dei 10.000 euro, vi è la possibilità di applicare il regime speciale One Stop Shop (OSS) che consente di applicare il meccanismo dello sportello unico. In questo caso, i soggetti passivi possono assolvere gli obblighi IVA senza identificarsi in ciascuno stato Membro e quindi centralizzare gli adempimenti.

- Vendita a distanza di beni importati: le merci importate in nell’UE sono soggette ad IVA indipendentemente dal loro valore (resta l’esenzione dai dazi doganali per i beni con un valore che non supera i 150 euro). Per le vendite di beni importati in spedizioni di valore inferiore ai 150 euro, ci si può avvalere del regime Import One Stop Shop (IOSS) che consente la riscossione semplificata dell’IVA. Questo permette quindi ai fornitori che vendono beni spediti o trasportati da un paese terzo o un territorio terzo ad acquirenti nell’UE, di riscuotere presso l’acquirente l’IVA tramite lo sportello unico per le importazioni.

- Vendita tramite interfaccia elettronica: se un soggetto passivo facilita - tramite l’uso di un’interfaccia elettronica come un marketplace, una piattaforma o un portale - le vendite a distanza di beni importati da paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, la partenza della spedizione o il trasporto dei beni sono imputati ai fini IVA alla cessione effettuata da tale soggetto passivo facilitatore. Spetterà dunque al marketplace assolvere e applicare l’IVA.

L’e-commerce rappresenta una grande opportunità per le aziende che desiderano entrare in nuovi mercati, a condizione di adempiere correttamente agli obblighi amministrativi e fiscali. È importante anche tenere d’occhio le nuove semplificazioni introdotte per agevolare l’ingresso in nuovi mercati e sfruttare tutte le opportunità disponibili per garantire il successo del proprio business. In definitiva, un approccio strategico e ben pianificato è essenziale per sfruttare appieno le potenzialità dell’e-commerce nei mercati globali.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Martina Bonazza, redazione@exportiamo.it

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