Investire all'estero: la strategia vincente delle PMI dello sport

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20 Giugno 2014
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia

L’industria dello sport é tra le più importanti realtà produttive del nostro Paese. La conferma arriva dai dati del 2013 diffusi da Cerved Group sull’andamento del settore: i ricavi delle aziende hanno raggiunto i 4 miliardi e 345 milioni di euro (+3% rispetto al 2012) e l’occupazione (12.700 addetti) si é mantenuta più o meno stabile (-2%), mentre l’unico dato negativo é dato dal Margine Operativo Lordo:  -43%.

“Le nostre aziende - ha dichiarato il Presidente di Assosport, Luca Businaro, nel corso dell’assemblea annuale dell’Associazione Nazionale dei produttori di Articoli Sportivi tenutasi lo scorso 13 Giugno - dimostrano ancora una volta di aver lavorato duro per crescere in questi anni difficili, facendo meglio del Pil italiano. Hanno lavorato per mantenere il fatturato e soprattutto l’occupazione in Italia, investendo in nuovi mercati e sacrificando la marginalità per garantire crescita e posti di lavoro sul lungo periodo”.  Il risultato di queste strategie aziendali si specchia nel dato proveniente dall’export: +7% nel 2013, con un trend positivo in ascesa nei primi tre mesi del 2014 (+15%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Positive anche le percentuali dei consumi interni: se nel 2013 si registrava un calo nel mercato dell’abbigliamento sportivo (-3,4%) e la crescita della calzatura sportiva (+3,2%), nel primo trimestre 2014 si nota una frenata della crisi dell’abbigliamento (-0,4%), mentre le calzature raggiungono un +5,9% rispetto allo stesso periodo del 2013.  “I problemi che le aziende si trovano ad affrontare sono sempre gli stessi - ha spiegato Businaro - partiamo svantaggiati rispetto agli altri Paesi, é una sfida 9 contro 11. La mancanza di riforme strutturali nel nostro Paese non sembra offrire prospettive per un cambiamento a breve: costo del lavoro e dell’energia più alti in Europa e costo delle materie prime, che importiamo quasi completamente, per citare i principali. C’é poi una politica dei cambi che ci penalizza, ancor di più se consideriamo che il 74% del nostro fatturato arriva dall’export, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti che sono il primo paese destinatario dei nostri prodotti.  La nostra attività - ha poi concluso Businaro - serve proprio ad agire sulle tematiche più urgenti per le nostre aziende, temi come la riduzione dei dazi o l’omologazione delle taglie e a raccogliere in modo più efficace i finanziamenti a fondo perduto dell’Unione Europea per la ricerca e per la diffusione della pratica sportiva”. Considerato lo sport quale volano della crescita dell’industria manifatturiera Europea, il 21 gennaio 2014 si é tenuta una riunione informale di stakeholder, in cui si sono riuniti i rappresentanti di tutti i settori economici legati allo sport, i cluster, il mondo universitario e le associazioni sportive. Tale riunione (MEMO 14/35), presieduta dal Vicepresidente della Commissione Tajani e della Commissaria Vassiliou, ha consentito agli stakeholder di stabilire le misure e le iniziative da adottare per incentivare gli effetti positivi che lo sport ha sull’industria manifatturiera dell’UE, con lo scopo di: massimizzare l’efficienza degli investimenti nell’infrastruttura sportiva; promuovere la competitività delle industrie dello sport; Dare spazio alla domanda di attività sportive e ricreative, alla relativa domanda di prodotti e massimizzare gli effetti a cascata su crescita e occupazione.

In quest’ottica, l’Italia sta già offrendo delle valide soluzioni: é il caso di “dote in movimento” , l’iniziativa per finanziare l’attività sportiva dei bambini che Assosport ha ideato e promosso con la Regione Veneto. Questo progetto é stato selezionato come best practice a livello comunitario e potrà quindi ricevere finanziamenti per venire presto replicato in diversi Paesi europei.

 

Fonte: rielaborazione dati da ilSole24ore.

 

 

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