Intervista a Fabio Casciotti, Direttore Ufficio ICE Berlino

Intervista a Fabio Casciotti, Direttore Ufficio ICE Berlino
Pubblicità
  • Incoterms 2020 Download

01 Luglio 2016
Categoria: Exportiamo Incontra
Paese:  Germania

Oggi la Redazione di Exportiamo.it ha il piacere di ospitare il contributo di Fabio Casciotti, Direttore della sede di Berlino dell’Agenzia-ICE, l’ente pubblico che si occupa della promozione all’estero e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane. L’intervista con il dott. Casciotti offre spunti particolarmente interessanti per comprendere quali saranno i trend futuri nelle relazioni economiche ma anche per capire meglio alcuni dei tratti socio-culturali che accomunano e/o dividono i due Paesi.

1. Il mercato tedesco è il più forte a livello comunitario e fra i maggiori a livello globale: da quali settori è trainato?

Vorrei ricordare in primo luogo che la Germania è il nostro principale partner commerciale a livello mondiale, con un interscambio che supera i 100 miliardi di euro all’anno. Si tratta dunque del primo mercato di sbocco dei prodotti “made in Italy”, con un nostro export che ha superato i 48,7 miliardi di euro nel 2015. Nei primi tre mesi del 2016, il “trend” delle nostre vendite è stato positivo con un +5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stiamo parlando dunque di un partner fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese. La Germania del resto è la più forte economia europea, con un PIL che rappresenta il 29% di quello dell’Eurozona e il 21% di quello dell’Europa a 28. Il settore manifatturiero costituisce il 26% del PIL, il peso dei servizi è pari al 69%, mentre l’edilizia raggiunge quasi il 5%. Il positivo andamento congiunturale, + 1,7% di crescita nel 2015, è soprattutto dovuto all’incremento dei consumi interni e degli investimenti.

I primi, in particolare, sono stati favoriti dalle dinamiche positive legate all’aumento dell’occupazione, all’incremento dei salari e alla diminuzione del costo del petrolio grezzo. Nello specifico, i settori dei generi alimentari (+3,3%), dell’arredamento (+3,4%) e dell’industria alberghiera e della ristorazione (+6%) sono quelli che hanno fatto registrare i maggiori incrementi dei consumi privati interni. Il comparto automotive è di gran lunga il principale comparto dell’industria tedesca con un fatturato annuo superiore ai 380 miliardi di euro, circa un quinto del fatturato dell’intera industria manifatturiera. Per capirne l’importanza, basti considerare che un auto su cinque nel mondo è di fabbricazione tedesca. Tra l’altro, le case automobilistiche tedesche investono moltissimo in R&S e figurano all’avanguardia a livello di innovazione. Seguono per livello di fatturato i comparti della meccanica, dell’industria chimica e farmaceutica, dell’agroalimentare, dell’elettronica e dell’edilizia.

2. Quali sono gli orizzonti di crescita della Germania nel breve-medio termine?

Il PIL della Germania è cresciuto nel 2015 dell’1,7% e, nonostante il rallentamento dell’economia cinese, la crescente affluenza di profughi, immigrati e clandestini economici verso la Germania e la sempre maggiore minaccia del terrorismo islamico, la congiuntura tedesca sembra continuare il suo corso positivo senza essere influenzata negativamente dai suddetti fattori, mostrando segnali promettenti anche per il 2016. Secondo i dati provvisori, il prodotto interno lordo della Germania durante il primo trimestre 2016 ha mostrato un incremento dello 0,7% rispetto all’ultimo trimestre 2015. A parere degli esperti, la crescita economica tedesca nel 2016 raggiungerà l’1,9%. Tuttavia, si avvertono dei segnali contrastanti relativamente all’andamento del commercio estero. La Bundesbank prevede crescite tra l’1,4% e l’1,6% anche per il 2017 e il 2018. Altri Istituti di ricerca sono più ottimisti e ipotizzano per il prossimo triennio tassi di incremento del PIL intorno al 2%.

3. Secondo lei è ancora possibile per Berlino sostenere una crescita economica così sbilanciata in favore dell’export?

Il trend in crescita costante dell’export dipende dalla competitività dell’industria tedesca e quindi difficilmente la situazione potrà cambiare da un giorno all’altro.
L´andamento delle esportazioni locali nel 2015 è stato, anzi, particolarmente positivo con un aumento del +6,4%, indice di un netto miglioramento rispetto all’anno precedente in cui le esportazioni tedesche avevano registrato una crescita di “solo” il 3,3%. Il surplus della bilancia commerciale è arrivato nel 2015 a sfiorare i 250 miliardi di euro! Sul versante dei paesi acquirenti, l’Italia è al sesto posto con 57,8 miliardi di euro (+7,4% rispetto al 2014). La sua quota risulta essere pari al 4,8%. Nelle prime due posizioni del ranking dei paesi acquirenti figurano gli Stati Uniti e la Francia, rispettivamente con 113,9 miliardi di euro e 102,9 miliardi di euro. Seguono poi il Regno Unito con 88,9 miliardi di euro ed i Paesi Bassi con 73,8 miliardi di euro. Nel primo trimestre 2016 le esportazioni tedesche hanno mostrato un aumento dello 0,7% rispetto ai valori registrati durante il primo trimestre 2015, con un boom dell’export nel mese di marzo. Negli ultimi anni gli Stati Uniti, l’OCSE e il FMI hanno chiesto a più riprese alla Germania di ridurre il saldo positivo della propria bilancia commerciale attraverso il rafforzamento della domanda interna. Il surplus strutturale viene infatti visto come un fattore di squilibrio per l’economia mondiale.

Da parte tedesca si risponde generalmente alle critiche in sede europea sottolineando come buona parte del surplus derivi da esportazioni extra-UE, soprattutto Stati Uniti e Turchia, sebbene la parte più consistente delle esportazioni continui ad essere destinata al mercato comunitario. C’è però consapevolezza dei potenziali rischi della situazione di squilibrio all’interno dell’UE e anche in questo Paese si registrano posizioni che indicano la necessità di rafforzare investimenti e consumi interni specialmente in un’ottica di medio-lungo termine. A livello governativo vi è conoscenza del problema, anche se non sembra esistere una posizione ufficiale chiara in materia.

4. Quali sono le tre ragioni per cui un imprenditore italiano dovrebbe scegliere la Germania per fare affari?

Le ragioni per operare con la Germania sono svariate. Le più evidenti sono la dimensione del mercato, l’affidabilità del Paese, la vicinanza geografica e la serietà mediamente elevata delle imprese. Come già detto, la Germania è il nostro maggior partner commerciale a livello mondiale, un mercato in cui vendiamo prodotti per quasi 50 miliardi di euro all’anno. In pratica ogni articolo può potenzialmente essere venduto in questo Paese. Sarebbe, tuttavia, sbagliato considerare la Germania come una sorta di Eldorado, un’ancora di salvezza per le nostre imprese in difficoltà. Il mercato tedesco è altamente competitivo, esigente, quasi sempre già pieno di prodotti concorrenti. In più gli operatori e i consumatori locali sono attenti al prezzo, cercano innovazione e scelgono in base ad attente valutazioni del rapporto prezzo/qualità. Se non si ha un “plus”, un fattore di vantaggio rispetto alla concorrenza sia nazionale che estera entrare su questo mercato diventa un’impresa quasi impossibile. In genere, poi, gli operatori locali danno grande importanza alla serietà e quindi le nostre imprese debbono promettere e offrire solo ciò che sono strettamente in grado di mantenere a livello di qualità, tempi di consegna, assistenza post vendita. Essenziale anche presentarsi bene con cataloghi di qualità possibilmente in tedesco o almeno in inglese, fornendo informazioni complete e chiare sulle caratteristiche dei prodotti che si presentano, su prezzi, termini di consegna, modalità di pagamento. In questo mercato la prima impressione è spesso decisiva!

5. Italia e Germania, specialmente negli ultimi anni, hanno vissuto dei momenti di tensione a livello politico mentre oggi i rapporti sembrano essere tornati buoni. Qual è la percezione dell’Italia e del Made in Italy in Germania?

I tedeschi sono grandi conoscitori dell’Italia, Paese che amano e di cui apprezzano i prodotti. Basta girare per una qualunque delle città tedesche per vedere una miriade di ristoranti italiani, molti “autentici”, e di boutique di moda italiana. Nei Grandi Magazzini spesso i prodotti italiani sono in maggioranza. In genere per il tedesco medio il “Made in Italy” è sinonimo di lusso, qualità, glamour e design. Il principale ostacolo ad una maggiore diffusione dei nostri prodotti sta nella particolare attenzione che il consumatore locale pone sul fattore prezzo. È più laborioso, invece, presentare l’Italia come Paese a elevato sviluppo tecnologico e all’avanguardia anche nei settori hi-tech.


Uno degli obiettivi dell’Attività di ICE Berlino è, dunque, proprio quello di dimostrare che il “Made in Italy” non è solo generi alimentari, moda, design e Ferrari, ma anche macchinari industriali, biotecnologia, aerospaziale e altri settori analoghi. Proprio in questi giorni l’ICE, in collaborazione con SMAU, ha realizzato l’evento “Italy Restarts Up in Berlin”, nel corso del quale 35 startup innovative italiane si sono presentate alla venture community tedesca. Oltre ai pitch di presentazione delle startup e agli incontri B2B con oltre 80 potenziali partner locali, il programma dell’evento ha compreso panel con esponenti di spicco del panorama dell’innovazione provenienti dai settori Agrifood, Industry 4.0, Internet of Things, Fintech, Travel, Fashion & Design. Inoltre, è stata offerta alle startup italiane l’occasione di approfondire le proprie conoscenze sul panorama tedesco attraverso visite presso i principali incubatori, acceleratori ed investitori operanti a Berlino.

6. Quali sono le categorie merceologiche dei prodotti Made in Italy maggiormente apprezzate dalla popolazione tedesca?

Il nostro Paese esporta in Germania principalmente macchinari, prodotti alimentari (circa 6 miliardi di euro), mezzi di trasporto, moda, macchine elettriche, ecc.. Nel 2015 si è verificato un aumento significativo delle esportazioni italiane verso la Germania principalmente di veicoli (+7,2%), macchine elettriche (+6,8%), alluminio (+8,6%), frutta secca e noci (+15,5%) e calzature (+9.9%). Si è invece avuto un trend negativo relativo alle esportazioni di acciaio e ferro (-12,8%), di prodotti farmaceutici (-7,5%), nonché di macchine in generale (-1,7%). Anche bevande e vini hanno subito una flessione dello 0,9%. Durante il primo trimestre 2016 è stato registrato un incremento notevole delle importazioni tedesche dall’Italia di prodotti farmaceutici (+58%), di prodotti chimici organici (+19,1%), di veicoli (12,9%), di frutta e noci (+12,9%), di macchine elettrici (11,3%)e di prodotti di plastica (+9,5%). In calo invece le importazioni tedesche di strumenti medicali e ottici (-12,5%) e di prodotti di rame (-10,6%).

7. Infine una curiosità: secondo la Sua esperienza, quali sono le differenze culturali più evidenti fra i cittadini tedeschi ed i cittadini italiani? Pensa che ci siano anche degli elementi di comunanza a livello culturale fra i due Paesi?

I tedeschi conoscono e apprezzano da sempre la cultura italiana, da prima ancora che Goethe facesse il suo famoso viaggio in Italia. Questo popolo era ed è tuttora affascinato dalla cultura classica, dall’Impero romano tanto da aver definito in passato il loro stesso impero germanico come sacro e romano.
Ci unisce naturalmente l’amore per la musica e il desidero di viaggiare. Personalmente ho viaggiato molto e sempre, anche nei posti più lontani e meno banali, ho incontrato turisti tedeschi. Anche se ad alcuni potrà sembrare strano, credo ci unisca anche il piacere della convivialità, dello stare insieme in allegria.

È sufficiente entrare in un biergarten o in una stube per rendersene conto dal chiasso che vi regna. Ciò detto, dietro ogni stereotipo c’è sempre una parte di verità, per cui in genere è vero che i tedeschi sono più precisi (non sempre…), valutano più la robustezza e l’affidabilità che l’estetica, sono meno cultori degli italiani di moda e cibo e, forse, anche meno tolleranti di noi, senz’altro più attenti al denaro. Tutto questo ovviamente con le dovute eccezioni. La forza, che può anche diventare una debolezza, del popolo tedesco è quella di privilegiare l’organizzazione rispetto alle esigenze individuali e questo li rende spesso più efficienti, ma a volte meno flessibili in caso di necessità.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
  • Servizi Digital Export
  • FDA
  • Vuoi esportare in russia?
  • Esportare negli USA
  • Exportiamo Academy
  • Simest
  • Esportare in Canada
  • Sito Web
  • Vuoi esportare in sudafrica?
  • Come Operare in Modo Sicuro in Russia?
  • Vuoi esportare in russia, Turchia e nei paesi CSI?
  • Esportare in Brasile