Un'Italia da export: intervista con wineowine

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06 Luglio 2016
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica “Un’Italia da export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra queste c’è sicuramente wineowine, il portale di vendita vini online che propone vini introvabili selezionati fra piccole cantine artigianali italiane.  L’idea di wineowine è nata da due ragazzi abruzzesi, Federico Laurentino De Cerchio ed Eros Durante, amici d’infanzia ed entrambi grandi amanti e conoscitori del mercato del vino. Nell’intervista rilasciataci dal dott. De Cerchio viene spiegato che wineowine nasce con l’obiettivo di salvaguardare l’ecosistema dei piccoli produttori di vino italiani offrendo visibilità alle cantine di ridotte dimensioni e permettendogli di vendere i loro prodotti a livello nazionale. Ma la startup Made in Italy, visto il clamoroso successo, non ha intenzione di fermarsi e comincia a valutare anche l’approdo su alcuni mercati esteri…

1) Da dove nasce l’idea di wineowine e qual è il bisogno che intendete soddisfare con la vostra piattaforma?

L’idea di wineowine nasce a settembre del 2012 dopo essere tornato dalla Svezia, dove ho fatto la specialistica in Business and Administration e mi sono laureato. Di ritorno in Italia, in una cena con amici (fra cui Eros Durante, CTO e co-founder) nasce l’idea di wineowine. A quella cena avevo portato delle fantastiche bottiglie di vino di un piccolo produttore del Chianti Classico. Tutti erano gasati dalla qualità delle bottiglie e quando mi hanno chiesto dove avrebbero potuto acquistarle è nata l’idea. Non sarebbe difatti stato possibile acquistare quelle bottiglie se non direttamente nella cantina del produttore a 500km da casa nostra (noi siamo abruzzesi). Ho condiviso la mia riflessione con Eros, Ingegnere Informatico e sviluppatore di alto profilo che ha avuto esperienze in sviluppo web e comunicazione per diverse aziende vinicole. In quel momento avevamo un bisogno che il mercato non era in grado di soddisfare. Abbiamo fatto un analisi e cercato di capire quale poteva essere il miglior modello per aggredire il mercato. Dalla mia lunga esperienza vinicola (la mia famiglia produce vino dal 1961 e nell’azienda vinicola di famiglia ho acquisito esperienza nella produzione, distribuzione e comunicazione del vino al livello nazionale e internazionale) sono sempre stato un sostenitore della teoria che “un consumatore nella maggior parte dei casi quando sceglie un vino non ha un’idea precisa della bottiglia da acquistare” e all’aumentare dell’offerta aumenta la confusione del consumatore. Un consumatore confuso difronte ad un eccesso di scelta semplicemente non sceglie e non acquista.

Un ecommerce tradizionale non sarebbe quindi il miglior modello di vendita per soddisfare le esigenze del consumatore. Questo accade perchè il vino è un prodotto molto complesso, che si acquista spesso per la componente “emozionale” (storia, origini ecc…). Il consumatore semplicemente vuole acquistare un buon prodotto, con un’ottimo rapporto qualità/prezzo e che lo emozioni. Lui vuole un’esperienza. Inoltre, il consumatore di vino è un curioso, sempre alla ricerca della diversità e pronto a scoprire prodotti e marchi che non conosce. Quello che facciamo è proprio questo, selezionare le etichette di piccoli produttori e proporli al grande pubblico. Veicoliamo poche etichette alla volta, in modo da non confondere il consumatore difronte ad un’eccesso di scelta e accompagnandolo alla scoperta di prodotti sempre diversi. Perchè lavoriamo con piccoli produttori? Perchè nel mondo del vino i consumatori sono affascinati dalle piccole cantine. Inoltre, in questo periodo economico i piccoli produttori soffrono perchè non hanno la possibilità di accedere ai canali di distribuzione tradizionale (supermarket ed enoteche). In sostanza, noi non facciamo altro che connettere domanda e offerta in una sorta di “win win situation”, semplificando la scelta e rendendo il consumo di vino di qualità facile e alla portata di tutti . Raccontiamo le storie dei piccoli produttori, cercando di lavorare sulla componente emozionale del vino. In questo modo ci rivolgiamo ad un mercato enorme, composto di non soli appassionati ma anche di curiosi o semplici amanti del vino.

2) Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Beh oramai siamo diventati più di 15 persone con molti collaboratori. Competenze vinicole e tecnologiche sono e saranno la base per il successo di wineowine.

3) Quali sono i criteri di selezione che adottate per scegliere le aziende vitivinicole da presentare ai vostri clienti?

La selezione delle cantine è una delle componenti del nostro successo. La qualità è un elemento distintivo di wineowine, tant’è che abbiamo adottato come policy il “soddisfatti o rimborsati”: se il vino non ti piace ti diamo un buono sconto dello stesso valore della bottiglia che hai acquistato e che non ti ha soddisfatto. Le cantine le scoviamo noi viaggiando per l’Italia con il nostro team di esperti composto da tre persone, che seguono il sud, il centro e il nord Italia. Poi le cantine inviano una campionatura che viene degustata presso la nostra sede. La degustazione avviene alla cieca, il degustatore non conosce né il produttore né il tipo di vino che sta assaggiando ed esprime un giudizio sia sulla qualità del vino che sul prezzo che lo pagherebbe. Se c’è coerenza fra la qualità e il prezzo a cui dovremmo effettivamente vendere quel vino, allora questo sarà proposto sulla nostra piattaforma. Siccome la selezione è molto rigorosa accade molto spesso che di un produttore non vengano inseriti tutti i suoi vini ma solo alcune etichette.

4) Quali sono le difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Sicuramente l’accesso al capital ma anche alle competenze. Ci sono pochi lavoratori e pochi imprenditori che hanno già esperienze in startup e trovare persone preparate in alcuni campi, come il software development, è davvero difficile.

5) Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Germania, Svizzera e Inghilterra, sia come mercati di sbocco che come mercati per cercare capitali.

6) Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Assolutamente si ma dipende da quale si sceglie. Quelli buoni sono solo tre. Per coerenza cito solo quello da dove siamo venuti fuori noi, quindi quello che conosco meglio: LUISS EnLabs. Il migliore in Italia a mio avviso.

7) Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Innanzitutto di valutare bene dove sviluppare l’idea. Ogni paese va bene per una different tipologia di business. UK per il Fintech, l’Italia per il Food ad esempio.

8) Obiettivi per il futuro…

Cambiare la vita dei produttori che lavorano con noi, dandogli la possibilità di vendere in tutta Europa!!!

Fonte: a cura di Exportiamo, di Annarita Summo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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