Thailandia, il futuro è ancora tutto da scrivere

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23 Gennaio 2017
Categoria: Focus Paese
Paese:  Thailandia

La Thailandia è un Paese meraviglioso, una meta battutissima dai turisti occidentali ed in particolare dagli italiani attratti dalla possibilità di poter visitare templi antichissimi e di rilassarsi su spiagge da sogno, magari all’ombra di una palma.

A confermare questo afflusso di massa, purtroppo, vi è il recente e disdicevole episodio di cui si sono resi protagonisti due ragazzi altoatesini che sono stati arrestati per aver avere strappato alcune bandiere nazionali.

Il Paese del Sorriso e degli “uomini liberi” (questo è il significato di “Thai”) tuttavia sta attraversando una fase economica in chiaroscuro: sebbene il Paese sia infatti cresciuto del 3,2% nel 2016 (in aumento dello 0,4% rispetto all’anno precedente) quasi il 13% della popolazione rimane ancora al di sotto della soglia di povertà.

Oggi la Thailandia è di fatto governata da una giunta militare che sembra essere piuttosto disinteressata nei confronti dell’andamento dell’economia e questo ha portato molti capitali esteri ad abbandonare il Paese (con una riduzione degli investimenti di quasi l’80% nel corso del 2015) e le esportazioni ad avvitarsi in una spirale negativa tale che, solo negli ultimi dodici mesi, l’export di Made in Thailand si è ridotto da oltre 212 a 190 miliardi di euro.

Il Paese ha quindi bisogno di una presa di coscienza, di un impegno vero e concreto delle autorità ad aumentare la competitività delle imprese locali anche se, è assai probabile, che l’unico cambiamento davvero in grado di attrarre investimenti e di dare una scossa all’economia del Paese sia il ritorno alla democrazia.

L’ex Siam (denominazione definitivamente abbandonata nel 1949) è caratterizzato da una parte più rurale in cui si conserva l’antica essenza della nazione e da una parte più urbana dominata da Bangkok , la “città degli angeli”, una vera e propria porta dell’Oriente, dalla quale si può partire per raggiungere praticamente tutto il continente asiatico.

Made in Italy

I brand italiani registrano un’ampia diffusione sul mercato thailandese: per rendersene conto è sufficiente entrare in uno dei grandi centri commerciali che animano le principali realtà urbane del Paese.

In questi luoghi sono facilmente riconoscibili non solo prodotti di abbigliamento ma anche accessori (borse), profumi e preziosi (orologi e gioielleria).

La maggior parte delle nostre produzioni tuttavia sono ad appannaggio quasi esclusivo della fascia alta della popolazione locale anche perché quella che è considerata la middle class spesso non arriva a percepire un salario superiore ai 500 euro mensili.

Anche per quanto concerne il comparto agroalimentare il Made in Italy risulta essere un lusso che non in molti possono permettersi a causa soprattutto degli elevati dazi doganali imposti sui prodotti importati dai Paesi occidentali.

Basti pensare che gustare una tazzina del nostro celebre “espresso” in Thailandia costa quasi quanto una intera cena in un ristorante locale.

Le nostre produzioni devono subire anche una concorrenza spietata da parte dei prodotti cinesi che godono di un trattamento privilegiato (dazi doganali sensibilmente più bassi).

Inoltre si segnalano interessanti opportunità d’investimento anche nei seguenti comparti:

Turismo – Il settore in Thailandia è florido ed in crescita con circa 30 milioni di presenze annue (di cui circa 250.000 provenienti dall’Italia);

Edilizia – Il Paese sembra pronto ad investire sullo sviluppo della rete di trasporti, in particolare delle ferrovie e nel prossimo futuro si dovrebbe anche concretizzare l’ampliamento del servizio metropolitano nella capitale del Paese attraverso la costruzione di 3 nuove linee;

Mezzi di trasporto – L’esecutivo ha intenzione di incrementare gli acquisti di aerei, navi e locomotive ma va segnalato anche l’ottimo stato di salute del mercato delle auto di lusso, con alcuni marchi italiani che risultano fortemente apprezzati (Ferrari, Maserati, Lamborghini in particolare).

L’interscambio commerciale fra i due Paesi è di circa 2,5 miliardi di euro annui con la bilancia commerciale che rimane sostanzialmente in equilibrio.

Importiamo soprattutto prodotti alimentari, macchinari e prodotti dell’industria manifatturiera mentre vendiamo prodotti della meccanica, prodotti chimici e prodotti in metallo.

In conclusione il futuro del Paese potrà assumere un carattere più o meno roseo specialmente in funzione delle evoluzioni del panorama politico, ad oggi difficilmente prevedibili.

Nel frattempo il consiglio, per chi fosse interessato a questo mercato, è quello di studiare il Foreign Business Act, ovvero la normativa che fornisce preziose informazioni a coloro che vogliono aprire una società in Thailandia, specificando quali sono le aree che continuano a richiedere la presenza di un partner tailandese come azionista di maggioranza.

N.B. Elenco aggiornato degli approfondimenti della nostra rubrica “Focus Asean” disponibili cliccando qui e scorrendo fino alla fine dell’articolo

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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