Brunei, la dimora della Pace immersa nell’oro nero

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06 Marzo 2017
Categoria: Focus Paese
Paese:  Brunei

Con una popolazione leggermente superiore a quella di Bologna (ca 440mila abitanti), capace di produrre ricchezza ogni anno per circa 34 miliardi di euro ed un PIL pro capite fra i più elevati al mondo (ca $ 80.000) il Brunei rappresenta un mercato piccolo ma di sicuro interesse per le eccellenze del Belpaese.

Il piccolo Stato islamico – che si estende lungo la costa nord-occidentale dell’isola di Borneo, confina con la Malesia ed è bagnato dal Mar Cinese Meridionale – è celebre nel mondo per le incredibili ricchezze possedute da Hassanal Bolkiah, il sultano del Paese, considerato da Forbes uno degli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio stimato in oltre 20 miliardi di dollari.

Il Sultano svolge un ruolo importante anche dal punto di vista spirituale perché è considerato il più alto custode della religione Islamica in Brunei.

Dal maggio del 2014, il Brunei è diventato il primo Paese del sud-est asiatico ad applicare una versione radicale della legge islamica che ha previsto l’imposizione progressiva di pene che arrivano fino all’amputazione di arti per coloro i quali commettono furti o bevono alcol e che prevedono la condanna a morte per reati come adulterio, sodomia e insulto al profeta.

Curiosamente lo Stato è anche noto per l’appellativo di The abode of Peace (la dimora della Pace) poiché esso è considerato la meta ideale per un turismo all’insegna del lusso.

Tuttavia ad attirare l’interesse di imprese ed investitori internazionali è soprattutto la diffusa ricchezza della sua popolazione dovuta anche al fatto che i suoi abitanti non pagano tasse.

In Brunei in effetti i redditi percepiti dagli individui sono esenti da imposte e la tassazione sui redditi – che si applica solo alle società di capitali, residenti e non che – si attesta al 18,5%.

Molto interessante anche l’esenzione fiscale totale prevista per le PMI che generano un turnover annuo inferiore al miliardo di dollari a cui si aggiunge quella per le società di nuova costituzione che non pagano tasse nei primi tre esercizi di attività, nel limite di 100.000 BND per esercizio.

La capitale del Paese è Bandar Seri Begawan dove oltre al maestoso Palazzo del sultano – che rappresenta la più grande residenza privata al mondo – troviamo anche la Moschea Reale di Omar Ali Saifuddien progettata dall’architetto italiano Rodolfo Nolli.

La città si caratterizza per un mix di pulizia, ordine e soprattutto modernità essendo stata completamente distrutta nel corso della seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita.

Come detto gli abitanti del Paese godono di standard di vita molto alti e ciò non riguarda semplicemente il reddito disponibile ed il relativo potere d’acquisto ma anche altri importanti fattori come tasso di alfabetizzazione (96%), aspettativa di vita (77.2 anni) e tasso di disoccupazione (intorno al 6%).

Il benessere diffuso del Brunei è frutto della massiccia produzione ed esportazione di petrolio e di gas naturali (pari a circa il 90% delle entrate totali dello Stato) anche se il Paese avrebbe bisogno di una maggiore diversificazione dal punto di vista economico per evitare di legare il suo futuro esclusivamente all’andamento dei prezzi del greggio.

L’intenzione è quella di sviluppare il comparto turistico e quello industriale e, in questo scenario, le capacità ed il know-how tipici del Belpaese possono certamente supportare la creazione (e il consolidamento) industriale in settori ad alto potenziale di crescita.

Il sultanato islamico in effetti si è già impegnato nella implementazione di politiche volte ad attrarre un maggior flusso di capitali stranieri con la creazione di un Piano, Vision 2035, che si prefigge l’obiettivo di rendere il Paese più “sexy” in termini di business.

Le istituzioni locali sono inoltre convinte che il Brunei potrebbe essere agevolato da una maggiore cooperazione ed integrazione fra i Paesi ASEAN e per questa ragione hanno già provveduto ad:

– aggiornare le tariffe doganali ai parametri ASEAN;
– approvare una nuova normativa in termini di concorrenza;
– prevedere nuovi strumenti di tutela per gli IDE;
– semplificare alcune procedure burocratiche ed amministrative.

Al momento i principali partner del Brunei sono Giappone, Corea del Sud, Singapore, Malaysia, Regno Unito, Cina e Svizzera.

Last but not the least si ricorda che in Brunei la lingua ufficiale è il malese ma che si parlano diffusamente anche inglese e cinese.

N.B. Elenco aggiornato degli approfondimenti della nostra rubrica “Focus Asean” disponibili cliccando qui e scorrendo fino alla fine dell’articolo

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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