Biolab: un business sempre più internazionale

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19 Luglio 2017
Categoria: Un'Italia da Export

La filiera biologica italiana continua a godere di ottima salute ed a dimostrazione di ciò lo scorso anno ben 7 famiglie su 10 hanno acquistato, almeno una volta, un prodotto biologico. Ma l’interesse per il bio è forte anche fuori dai confini nazionali come ci ha spiegato Massimo Santinelli, Amministratore di Biolab, azienda italiana che può essere considerata fra i pionieri del settore.

Ci racconti brevemente la storia della sua azienda…

La nostra storia comincia nel 1991 quando Biolab era un piccolo laboratorio artigianale di produzione di tofu e seitan, nato come risultato di una scelta personale vale a dire l’alimentazione a base microbiotica e vegetale, che avevo cominciato a seguire da tempo. Occuparsi allora di cibo biologico, vegetarismo e veganismo, era quasi da pionieri: il biologico non aveva ancora una normativa di riferimento e anche gli uffici che dovevano rilasciare permessi per l’apertura del laboratorio non sapevano cosa fossero tofu e seitan. Dal 1991 è partita un’evoluzione progressiva che ha fatto prendere corpo imprenditoriale all’intuizione iniziale: al 1993 risale la collaborazione con Ecor per la distribuzione dei prodotti a marchio Biolab nei punti vendita Natura Sì e Cuore Bio e 10 anni dopo, nel 2003, è avvenuto il trasferimento nella sede attuale. In tempi più recenti (2014) si è infine concretizzata l’apertura del nuovo stabilimento.

Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della sua azienda sul mercato attuale?

Senza dubbio ha aiutato essere stati tra i primi a occuparsi di biologico ma fra gli altri elementi decisivi mi sento di citare anche l’utilizzo di materie prime selezionate e la ricerca e sviluppo continui in termini di prodotto e di prospettive commerciali. Un ulteriore fattore di “successo”, o di differenziazione, riguarda la nostra specializzazione nella gastronomia che esalta i piatti e il gusto del buon cibo italiano: un elemento che ci rende molto apprezzati all’estero.

In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per la sua azienda?

Il mercato del bio in Italia è in crescita da diversi anni (con consumatori sempre più consapevoli, attenti ed esigenti verso proposte nuove con una qualità certificata) e per questo ci siamo concentrati a soddisfare in primo luogo le richieste nazionali strutturandoci in modo efficiente. Direi quindi che l’estero è stata una scelta precisa, più che una necessità. L’apertura di questo canale è di fatto arrivata nel 2013 ed il primo mercato in cui siamo penetrati è stato quello tedesco, anche a seguito della presenza continuativa a fiere dedicate come Biofach di Norimberga.

Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

L’approccio è quello di entrare in una nazione per volta. E’ una metodologia che abbiamo consolidato perché vogliamo conoscere bene ogni singolo mercato ed essere sicuri di soddisfare tutte le richieste. La priorità è stata data alla Germania, dove il biologico fa parte della quotidianità delle abitudini alimentari di una percentuale molto alta di popolazione. A seguire, siamo approdati in Danimarca e nei Paesi Scandinavi, dove la sensibilità green è più sviluppata. Un’occasione molto importante per lo sviluppo di nuovi contatti sono le manifestazioni fieristiche come Tutto Food a Milano, Biofach a Norimberga, Free From Food, Sial a Parigi, Nordic Organic Food Fair a Malmö e Sana a Bologna. Altri Paesi con cui lavoriamo attualmente sono Francia, Spagna, Lussemburgo, Ucraina, Svizzera, Grecia, Inghilterra, Belgio e Polonia.

Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Buono. Sino ad ora non abbiamo riscontrato problemi all’estero. La burocrazia incide molto più in Italia nelle attività e nelle iniziative aziendali.

Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo?

L’espansione all’estero fa sicuramente parte dei nostri piani di sviluppo. E’ un percorso che, una volta avviato, diventa quasi irreversibile. Entrare in altri Paesi porta inoltre a una crescita anche culturale del brand, in senso ampio. Come sempre, dobbiamo essere certi di gestire la crescita secondo i nostri standard e rispettando le aspettative dei clienti.

Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto?

Le mie parole d’ordine sono tre: professionalità, coerenza e serietà nelle relazioni. E’ molto importante unire la creatività italiana alla qualità dei prodotti rimanendo organizzati e rispettando requisiti e tempistiche degli ordini.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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