Roadshow per l’internazionalizzazione delle imprese: perché partecipare?

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23 Marzo 2018
Categoria: Exportiamo Incontra

In occasione della 55esima tappa del Roadshow per l’internazionalizzazione “Italia per le imprese con le PMI verso i mercati esteri” organizzato a Genova dall’Agenzia ICE e promosso e sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo incontrato ed intervistato il Dott. Antonino Laspina, direttore dell’Ufficio di coordinamento marketing dell’Agenzia ICE.

Dopo quattro anni di attività, ci racconta come sta andando il Roadshow per l’internazionalizzazione, perché le imprese dovrebbero partecipare e quali sono i nuovi obiettivi.

Il Roadshow per l’internazionalizzazione è una tappa mensile itinerante sul territorio italiano che permette il dialogo tra le istituzioni e le imprese giunta ormai alla sua 55ma edizione.  In questi anni sono state visitate 19 Regioni (29 al Nord, 11 al Centro e 15 tra Sud ed Isole) e sono stati organizzati circa 12.300 incontri con i partner dell’iniziativa, di cui circa 1.900 con l’ICE (di questi 1.100 hanno attivato servizi formativi o di ricerca partner ed il 94%, nel 2017, ha continuato il rapporto). L’obiettivo è ancora quello che portò al concepimento del progetto: le imprese hanno spesso un deficit informativo sugli strumenti che il sistema pubblico mette loro a disposizione in materia di internazionalizzazione. Esiste un supporto pubblico governativo, che si manifesta attraverso le varie agenzie e le forme di organizzazione sul territorio, che spesso non è conosciuto nella sua interezza dalle imprese. Ad esempio, spesso sono conosciute le attività tipiche di Simest e SACE, e quelle tradizionali di promozione dell’ICE, ma ad esempio meno noti sono tutti gli altri servizi di supporto all’internazionalizzazione che eroghiamo.

Il Roadshow ci permette di dialogare con le imprese in una logica di sistema, con l’obiettivo di fornire informazioni organiche e di far comprendere come le azioni dell’ICE sono strettamente correlate agli strumenti che Simest e SACE mettono a disposizione. Per esempio, si pensi alla partecipazione alle fiere: in un momento in cui la crescita delle risorse promozionali sta determinando la crescita dei modelli operativi dell’ICE, la valorizzazione di nuove metodologie di lavoro, o l’introduzione di nuovi sistemi organizzativi fieristici, diventa coerente, in questa logica, che Simest voglia finalizzare uno strumento di supporto alla partecipazione alle fiere ed erogare un finanziamento a tasso agevolato alle imprese.

Il Roadshow quindi, da un lato consente di fare assistenza immediata alle imprese attraverso i b2b e dall’altro di mettere in atto una politica di ascolto. Dalle imprese si ricevono una serie di input importanti su cosa sarebbe opportuno fare in termini di innovazione e cosa sarebbe opportuno modificare rispetto agli strumenti messi in atto.

Oggi, il Roadshow va visto alla luce delle oltre 50 tappe già svolte sul territorio e delle dinamiche di sviluppo interne. Se nella prima fase era centrato sul ruolo e sulle dichiarazioni dei rappresentanti del governo, che avevano il compito importantissimo di riaprire il dialogo e rafforzare la fiducia delle imprese nei confronti della struttura pubblica, oggi il Roadshow deve essere visto come uno strumento operativo in cui le istituzioni danno più spazio agli incontri individuali con le aziende. Nel nuovo format infatti sono cresciuti i numeri dei b2b: la sessione plenaria è stata ridimensionata lasciando più spazio agli incontri individuali, che sono cresciuti del 30% rispetto al modello precedente. Questa nuova veste consente così di tornare anche su piazze già battute, come quella Genova, ma ci permette di intercettare nuove imprese o verificare cosa hanno fatto quelle che hanno partecipato alla prima edizione.

Cosa emerge dalla partecipazione e quali sono i risultati raggiunti ad oggi.

Il monitoraggio che facciamo costantemente sulla partecipazione ci dimostra che c’è un forte livello di apprezzamento dello strumento e delle sue novità: riversare su una platea, già durante la sessione plenaria, informazioni utili riguardanti i mercati, i servizi, e gli strumenti messi a disposizione dal sistema Italia, risultano molto stimolanti, di aiuto ed immediatamente approfondibili durante i b2b. Lo stesso monitoraggio poi mette in evidenza come siano sempre più apprezzate anche le attività dell’ICE.

Il Roadshow va visto in un’ottica circolare dinamica: è un tassello di un processo più ampio. Una delle caratteristiche di questa nostra presenza sul territorio è che questo strumento porta con sé effetti collaterali e successivi all’incontro stesso. Per esempio faccio riferimento ad un servizio dell’ICE, ExportLab: un percorso di formazione completo riservato alle imprese che intendono avviare o consolidare la presenza sui mercati esteri. Un affiancamento personalizzato in azienda che va dalla formazione in aula, alle attività di coaching. È un approccio in fase di monitoraggio, ma è all’interno di quella logica circolare. Con un’altra metodologia di lavoro il Roadshow sarabbe rimasto fine a sé stesso, nella nuova veste invece crea interazione: introduce una sezione informativa e divulga i servizi. Le imprese imparano a conoscere e a utilizzare gli strumenti che vengono messi a disposizione, possono così crescere dal punto di vista qualitativo, essere competitive nel percorso verso l’export.

Indirettamente il Roadshow sta determinando un contributo molto forte a quel processo strategico di stabilizzazione degli esportatori, che sappiamo essere uno dei nostri limiti: ne abbiamo un numro elevato, circa 220.000, ma altrettanto elevato è il numero di operatori che fanno tendenzialmente in/out. Stiamo lavorando per farlo crescere e a tal proposito ci sono molti input che ci arrivano anche dal sistema pubblico.

Il Roadshow quindi non si esaurisce nell’arco di una giornata, ma va visto nella sua continuità: è un tassello di una strategia che mira a mettere l’impresa al centro delle attività. Con un processo di interazione in un senso e nell’altro.

Alle imprese che non hanno le capacità finanziarie, ma che vogliono in ogni caso internazionalizzarsi e avvicinarsi alle istituzioni, cosa si sente di suggerire.

Partirei dai dati in nostro possesso relativi all’export, alla crescita del numero degli esportatori e del surplus commerciale: da qualche anno i dati testimoniamo il fatto che sia le imprese sia le istituzioni hanno lavorato molto bene. Le sfide che provengono da questa nuova fase della globalizzazione, dalla necessità di diversificare la presenza sui mercati, di innovarsi, di saper cogliere le indicazioni che provengono dai mercati mettono in evidenza che l’internazionalizzazione non è una scelta ma una via obbligata. Le imprese devono necessariamente mettere in atto un’attenta pianificazione. Nella progettazione bisogna tenere conto della capacità dell’impresa, degli strumenti interni e ma anche di quelli esterni. L’impresa è vincente quando riesce a coordinare questi due aspetti. La complementarietà è indispensabile perché, chiaramente ci sono degli strumenti che il sistema pubblico può mettere a disposizione delle imprese, ma ci sono azioni che l’impresa è tenuta a compiere e che potrebbero diventare meno impegnative in termini di spesa nella misura in cui l’impresa è in grado di sfruttarle. Le attività che ICE mette a disposizione - formazione, premialità, partecipazione a fiere, incontri con i buyers -, oppure i finanziamenti a tasso agevolato di Simest, la riduzione dell’assunzione del rischio che derivano dalla corretta utilizzazione degli strumenti SACE sono strumenti utilissimi per le imprese che intendono esportare o internazionalizzarsi, ma possono esserlo solo se noti. La conoscenza abbassa sia il rischio imprenditoriale sia la spesa che ricade sull’impresa, è questa la combinazione vincente.

Inoltre, questo ha un duplice effetto: la costante stabilizzazione delle risorse consente alle strutture pubbliche di poter fare la giusta e dovuta programmazione e questo diventa elemento di certezza per le imprese sapendo che la progettualità che hanno messo in atto sul mercato o sull’iniziativa consente loro di ripetere delle azioni che solo se portate avanti permettono una forte capacità penetrativa su un certo mercato.

Ha delle raccomandazioni da fare alle imprese che vogliono avviare o consolidare il percorso di internazionalizzazione.

Alle imprese mi sento di fare una forte raccomandazione: informarsi, sfruttare la rete e navigare i siti dell’ICE e delle altre agenzie in modo costante così da poter avere in tempo reale tutte le informazioni necessarie per le proprie attività. Lo stesso sito ICE è stato rinnovato e ha un’interfaccia più intuitiva per gli utenti, ci sono sezioni di primo orientamento che permettono di ottenere già le adeguate informazioni sui Paesi o sui mercati. Inoltre invito a partecipare alle iniziative informative ma anche formative, e a partecipare agli incontri con i buyers che ICE organizza sul territorio su indicazione del MISE e che rappresentano una importante occasione di networking. Quindi credo che una attenta e maggiore attenzione al calendario e alle attività promosse dall’ICE permette all’impresa una ottimizzazione di quella spesa che sappiamo essere una delle maggiori preoccupazioni.

E noi di Exportiamo, che da sempre supportiamo l’invito alla diffusione delle informazioni, cogliamo l’occasione per segnalare il calendario dei prossimi Roadshow per l’Internazionalizzazione, anche consultabile al link http://www.roadshow.ice.it/it/eventi

Benevento - Mercoledì 11 aprile 2018

Forlì-Cesena - Mercoledì 30 maggio 2018

Cagliari - Mercoledì 20 giugno 2018

Cremona - Mercoledì 19 settembre 2018

Pistoia - Mercoledì 3 ottobre 2018

Foggia - Mercoledì 14 novembre 2018

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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