Moresque, il profumo italiano che ha stregato i mercati esteri

Moresque, il profumo italiano che ha stregato i mercati esteri
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15 Maggio 2019
Categoria: Un'Italia da Export

Con Cindy Guillemant, CEO di Moresque parfum, abbiamo parlato delle strategie della linea d’alta profumeria con una visione marcatamente internazionale che intende espandersi in numerosi nuovi mercati già nel prossimo biennio.

Se dovesse scegliere un aggettivo rappresentativo di Moresque parfum quale sceglierebbe e perché́?

Armonioso. Per ogni fragranza, il mio desiderio è di raggiungere l’armonia più sublime tra forma e contenuto, estetica ed essenza.

Su quali mercati opera principalmente l’azienda e con quali modalità̀?

Russia e Paesi mediorientali si sono confermati, negli anni, i nostri due clienti più appassionati. Le fragranze di Moresque, in questi Paesi, sono tra le più famose e desiderate. Tuttavia il fatto che questi siano i due mercati principali non significa che negli altri Paesi Moresque sia meno forte, anzi. Anche l’Italia, la Germania, l’Inghilterra sono diventati mercati di estremo interesse. In ogni Paese, poi, ci sono i bestseller. In Russia le fragranze più apprezzate sono Moreta e Diadema, mentre in Svizzera è Emiro a conquistare sempre più preferenze. Internazionalmente, invece, vincono Rand, Tamima e Regina: è difficile trovare un Paese che non si sia innamorato del fascino di queste tre composizioni.

In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità?

Dal primo giorno in cui abbiamo deciso di lanciare Moresque, sapevamo che l’avremmo distribuito a livello internazionale. Per me è impossibile immaginare un profumo lanciato solo su un mercato. La bellezza del nostro lavoro è lavorare con ambienti, dinamiche e culture differenti.

Nella sua esperienza qual è stato il mercato più̀ problematico e quello con maggiori margini di successo?

Diciamo che quello mediorientale, quando abbiamo iniziato quattro anni fa, è stato un mercato su cui abbiamo puntato con grandi ambizioni e aspettative. Nonostante i successi, in questi ultimi due anni è un po’ in calo. Mentre l’Europa è un mercato che sta crescendo gradualmente, in modo continuativo.

Se non si conoscono le modalità per accedere ad un mercato estero è facile cadere in trappole da parte di operatori locali?

Penso di sì, ma questo vale per tutti settori. L’esperienza è necessaria per conoscere le dinamiche relative a ogni Paese. Il nostro è un settore piccolo, e sappiamo bene quali sono le aziende serie e quelle… meno serie.

Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero?

Dipende dai Paesi. In Europa la burocrazia è molto snella anche se, spesso, non è la vicinanza geografica a decretare la semplicità delle pratiche. Ad esempio spedire profumi in Svizzera è più complicato che spedirli a Hong Kong.

Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

La nostra strategia per il biennio 2019-2020 prevede il consolidamento dei nostri mercati esistenti (Europa, Russia, Medioriente) e l’apertura sui mercati asiatici e USA. Cina, Hong Kong, Singapore, Vietnam, Corea saranno le nostre prossime sfide.

Ritiene che l’internazionalizzazione di cui oggi si parla tanto sia un’esigenza imprescindibile per tutte le imprese italiane?

L’internazionalizzazione richiede una strutturazione aziendale e un’organizzazione interna ben precise, diverse da quelle di aziende che lavorano solo sul mercato locale. Penso che non si possa generalizzare, non è detto che debba essere necessario per tutte le imprese italiane. Dipende. Ad esempio ci sono tante imprese esclusivamente concentrate sul mercato italiano che hanno grande successo.

Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

Ogni Paese è diverso e ha dinamiche diverse. Anche i rapporti umani, di interazione con il cliente cambiano molto. Penso ad esempio a contesti come la Russia, il mondo arabo o cinese. Tante cose si possono acquisire solo con l’esperienza, ma in linea di massima, secondo me è sempre fondamentale sapersi adattare e rispettare le culture diverse.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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