Canù, la Cannuccia Made in Italy che si Mangia

Canù, la Cannuccia Made in Italy che si Mangia
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28 Novembre 2019
Categoria: Un'Italia da Export

Con Raffaello Bonora, responsabile dello sviluppo nuovi progetti di Canù, abbiamo scoperto la prima cannuccia di pasta biologica e senza glutine, creata dalla Cooperativa Campo di Fossombrone nelle Marche, che da 40 anni si occupa di agricoltura biologica.

Da dove nasce l’idea di CANU’?

La cooperativa Campo produce biologico dal 1978, da sempre attenti al verde e alla sostenibilità. Con Canù abbiamo voluto dare una risposta alla lotta contro la plastica monouso, un’attenzione particolare all’ambiente e soprattutto a uno degli elementi più inquinanti al mondo, la cannuccia. L’idea è nata circa un anno fa ascoltando un’intervista del titolare di un ristoratore di Bristol, in cui diceva che il locale stava utilizzando un formato di pasta in sostituzione alle cannucce di plastica. La cooperativa Campo, vendendo pasta da oltre 40 anni, ha colto la sfida e ha creato sulla falsa riga della zita, una zita rivisitata che potesse essere utilizzata come cannuccia e non solo come pasta. Infatti Canu’ sia nella versione con glutine che nella versione glutenfree (mais certificato biologico e dal ministero della salute), dura più di 45 minuti all’interno di una bevanda e non altera il sapore della stessa durante l’assunzione. Grazie a Canu’ non dobbiamo cambiare la nostra abitudine a bere…..

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

La cooperativa consta di circa 20 dipendenti tra ufficio acquisti, ufficio commerciale, ufficio qualità e certificazioni, ufficio amministrazione e magazzino. Quando ci siamo affacciati sul mercato con CANU’ avevamo già, grazie alle nostre relazioni con i clienti di buona parte del mondo da più di 40 anni, un prodotto altamente innovativo e già pronto alla vendita, soprattutto grazie al lungo lavoro fatto nei nostri laboratori, alla possibilità materiale di produrre la pasta e al nostro patrimonio di competenze e conoscenze relative al prodotto.

Quali sono le principali difficoltà che una start up incontra nel mercato italiano?

Come già specificato siamo una cooperativa che opera nel biologico da 40 anni; ciò è stato fondamentale perchè ci ha permesso di presentarci sul mercato con un prodotto serio e credibile fin da subito seppur nuovo.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

In paesi come Australia, Emirati Arabi, Giappone, Sud Corea già da tempo i consumatori si sono mostrati attenti alle politiche del plastic free. Ma grazie alla direttiva del Parlamento Europeo 2019/904 che ha messo al bando, a partire dal 2021, una serie di articoli in plastica monouso, anche i Paesi europei e soprattutto l’Italia hanno posto maggiore attenzione sul tema.

Obiettivi per il futuro…

Sempre maggiore appare la consapevolezza rispetto alla salvaguardia dell’ambiente. Tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto a livello formativo e umano. In questo la cannuccia è un esempio molto importante: dal momento che eliminare l’uso delle cannucce è praticamente impossibile (si pensi a chi ne fa uso per necessità fisiche o ai bambini) occorre trovare misure alternative alla plastica monouso, ma anche modificare alcune modalità di pensiero e abitudini, come quelle che portano le persone a lanciare la cannuccia per terra o in mare. In questo la cannuccia di pasta è un’alternativa importante, perché se buttata in mare non solo non inquina ma diventa cibo per i pesci. Inoltre la pasta si degrada in appena 3 ore e non si accumula nell’ambiente. L’umanità ha già fatto troppi danni agli oceani, ma anche alle montagne, alle campagne, ovunque. Siamo quindi in un momento in cui è prioritario sensibilizzare i consumatori al plastic free e all’uso del biologico, quindi POISON FREE, no veleni nei campi, che poi finiscono nelle acque territoriali e mari proprio come la plastica.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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