Ricehouse: dal Chicco alla Casa Strizzando l’Occhio all’Ambiente

Ricehouse: dal Chicco alla Casa Strizzando l’Occhio all’Ambiente
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06 Aprile 2021
Categoria: Un'Italia da Export

Con Tiziana Monterisi, co-founder e CEO di Ricehouse, abbiamo parlato dell’innovativa startup che trasforma i prodotti di scarto della coltivazione del riso in nuovi materiali per un’edilizia etica, naturale e sostenibile.

Benvenuta Tiziana! Per chi non ti conoscesse, raccontaci un po’ chi sei e cosa fa Ricehouse.

Mi chiamo Tiziana Monterisi, sono un architetto e la mia specializzazione è l’edilizia bioecologica. Nel 2016 ho fondato, insieme al mio compagno Alessio Colombo (geologo), la startup Ricehouse, che trasforma gli scarti derivanti dalla lavorazione del riso in materiali naturali per la bioedilizia.

Dal 2020 Ricehouse è diventata una società benefit, una società cioè che, in aggiunta agli obiettivi di profitto, punta ad avere un impatto positivo sulla società, promuovendo un cambiamento responsabile: rappresenta, infatti, un esempio concreto di “economia circolare” e mira a scardinare l’edilizia tradizionale, che è la terza attività più inquinante al mondo.

Com’è nata l’idea di Ricehouse?

Ricehouse nasce proprio dal campo. Quando mi sono trasferita a Biella ho avuto la possibilità di osservare da vicino il mondo della risaia. Ogni autunno vedevo i roghi che bruciavano gli sfalci del riso e così ho iniziato a domandarmi come poter riutilizzare tutto quel materiale di scarto.

Grazie a questa intuizione, ho iniziato a studiare le caratteristiche organolettiche della paglia di riso, scoprendo in essa una grande risorsa: gli scarti della produzione risicola – non più commestibili – potevano diventare una vera nuova materia prima per il mondo dell’architettura naturale.

Da quali profili è composto il vostro team?

Nell’headquarter di Ricehouse - ad Andorno Micca, paesino nel biellese con poco più di tremila anime - lavorano 14 professionisti, tra cui tecnici architetti e urbanisti. Il team è al 70% composto da donne.

Qual è il vostro business model? Avete competitor in Italia? E all’estero? In cosa vi differenziate?

Ricehouse è il punto focale tra agricoltori, partner industriali e commerciali e attraverso protocolli di qualità, certificazioni e brevetti coordina la creazione di materiali innovativi che derivano dalla natura e al termine della loro vita utile ritornano alla natura in modo circolare. Vogliamo diventare un punto di riferimento internazionale per il mondo della bioedilizia e dell’architettura sostenibile. Grazie all’importante contributo di ricerca e innovazione tecnologica, i nostri materiali edili sono leggeri, durevoli, altamente termici e traspiranti, atossici e 100% made in Italy; inoltre, essendo completamente naturali, arrivati a fine vita non andranno ad impattare sull’ambiente, in quanto biocompostabili e biodegradabili. Sono indicati sia per ristrutturazioni sia per nuove costruzioni. Ricehouse è stata identificata da uno studio commissionato e condotto da Arup Berlino, come l’unica realtà sul mercato europeo in grado di soddisfare la domanda attraverso una proposta di materiali che derivano dai sottoprodotti del riso, interamente 100% naturali, formaldeide e VOC free, che considerano l’intera casa fatta di riso.

Chi è il vostro cliente tipo? Come lo intercettate?

Potenzialmente i nostri clienti sono tutti coloro che desiderano vivere in una casa naturale, quindi sana per l’uomo e per l’ambiente. I nostri clienti sono attenti all’alta efficienza energetica e si rivolgono a noi proprio perché i nostri edifici consumano pochissima energia per essere riscaldati o raffrescati e possono essere definiti come la nostra “terza pelle”, in un’ottica di sostenibilità ambientale.

Quanto tempo ci avete messo ad entrare sul mercato? Quale strategia avete adottato?

In pochissimo tempo siamo riusciti a trasformare la nostra idea in un progetto industriale, e quindi a passare dallo scarto del riso lasciato sul campo a un prodotto che arriva in cantiere pronto all’uso, direttamente in sacchi, pannelli, mattoni… ovvero in tutto ciò che il mondo dell’edilizia è abituato a utilizzare.

Come siete riusciti a finanziare la vostra startup fino ad ora e come pensate di finanziare i vostri progetti di crescita?

All’inizio siamo partiti impegnando risorse personali. Sono sempre stata pronta a reinvestire in Ricehouse tutto quello che guadagnavo, puntando su innovazione e ricerca dei materiali. Recentemente abbiamo concluso un aumento di capitale di 600 mila euro con l’ingresso di nuovi soci nella compagine societaria, tra cui Boost Heroes (Gruppo B Holding), Impact Hub, a|impact, Riso Gallo e l’imprenditore Jean-Sébastien Decaux. Questo ci consentirà di fare un significativo salto dimensionale e di espanderci alla conquista di nuovi mercati.

Ad oggi quali sono i vostri numeri?

Per quando riguarda i nostri prodotti, siamo partiti semplicemente dalla paglia come isolante e oggi, a distanza di pochi anni, abbiamo più di 20 prodotti che vanno dagli intonaci alleggeriti in calce e lolla ai pannelli isolanti, dalle pitture alle finiture, ovvero tutto ciò che serve per comporre un intero edificio.

Sono 20, tra Italia e Svizzera, gli edifici interamente costruiti con i prodotti Ricehouse e per il futuro sono già in cantiere numerosi altri progetti, sia residenziali che industriali.

E quali gli obiettivi per il futuro?

Con Ricehouse vogliamo sviluppare progetti sempre più innovativi e raggiungere gli obiettivi prefissati: 3 milioni di fatturato per il 2021, che equivale a 10 volte il fatturato 2020, oltre all’espansione in nuovi mercati esteri, a cominciare da Svezia, Austria, Germania e Francia. Inoltre, vogliamo iniziare a sondare le opportunità in Oriente, in particolare Birmania, Indonesia e Giappone.

Che consiglio daresti a chi sta per avviare una startup?

Il più grande errore che si possa fare è di non credere abbastanza nel proprio progetto. Se c’è un segreto per il successo di una startup, è proprio quello di provarci fino in fondo e se è la passione vera quella che ti spinge a fare impresa e a cambiare le cose, ti farà sempre trovare la soluzione a qualsiasi problematica. Tornando a noi, l’obiettivo di Ricehouse è quello di far dialogare agricoltura e architettura, per questo non dobbiamo smettere di innovare, né tantomeno di ripensare la filiera edile in un’ottica di rispetto dell’ambiente.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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