I Vaccini sono Halal? Sfide e Opportunità dell’Industria Farmaceutica

I Vaccini sono Halal? Sfide e Opportunità dell’Industria Farmaceutica
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20 Gennaio 2021
Categoria: Health & Care

Negli ultimi mesi il settore farmaceutico è al centro dei riflettori globali. La pandemia ha messo in luce le grandi potenzialità dell’industria farmaceutica, che solo in un anno ha messo in commercio più di un vaccino anti-Covid.
Ma che nesso c’è tra i vaccini e l’Islam? La crescente popolazione musulmana mondiale ha aumentato la domanda di prodotti farmaceutici halal. Tuttavia, ci sono diverse sfide per questo settore emergente, la prima delle quali è la necessità di stabilire un sistema di accreditamento e gestione delle certificazioni adeguato, ben regolamentato e armonizzato.

Nel grande ecosistema dei prodotti conformi alle normative religiose islamiche non mancano i prodotti farmaceutici. Secondo lo State of the Global Islamic Economy 2020/21 di Salaam Gateaway il mercato raggiungerà i 174,59 miliardi di dollari entro il 2025. I Paesi a maggioranza musulmana hanno adottato un quadro regolamentato che guida il processo di certificazione halal per i prodotti farmaceutici.

I farmaci halal contengono ingredienti conformi alla legge islamica e prodotti secondo le normative islamiche. Per essere certificato halal, ogni ingrediente deve essere tracciabile ed i prodotti non devono contenere parti derivate da maiale, alcool, sangue, parti umane o insetti. Inoltre, gli ingredienti di origine animale devono provenire da animali macellati secondo il metodo prescritto dalla legge islamica.

Tutti gli ingredienti utilizzati devono essere sicuri per l’uomo e non devono essere preparati con apparecchiature contaminate da najis (impurità).

Infine, durante la sua preparazione, in lavorazione, manipolazione, confezione, stoccaggio e distribuzione, i prodotti farmaceutici halal devono essere fisicamente separati da altri prodotti farmaceutici che non soddisfano i requisiti di cui sopra.

Tra i prodotti farmaceutici soggetti alla certificazione non sono esclusi i vaccini, innescando così grandi dibattiti tra le diverse voci musulmane di tutto il mondo islamico.

I vaccini contro il Covid-19 approvati hanno ricevuto una risposta mista da parte della comunità teologica islamica, dagli esperti farmaceutici e dai governi.

Ad esempio, nel Regno Unito, il vaccino Pfizer-BioNTech, che viene somministrato al pubblico, è stato approvato dalla British Islamic Medical Association (BIMA) e da altri studiosi islamici. L’unico ingrediente dubbio nel vaccino è il colesterolo, poiché potrebbe essere derivato dal grasso animale, ma la casa farmaceutica afferma che proviene da fonti vegetali o sintetiche.

Lo Standards and Metrology Institute for the Islamic Countries (SMIIC) - una commissione che ha come scopo l’armonizzazione degli standard tra i paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC) - ha istituito un nuovo comitato tecnico per i farmaci halal per guidare il processo di standardizzazione del settore. L’organizzazione con sede in Turchia, però, non ha ufficialmente dichiarato la liceità del vaccino.

Non è chiaro invece, se i vaccini sviluppati da Moderna e dal China National Pharmaceutical Group (Sinopharm) contengano componenti haram (proibiti).

Tuttavia, in questo clima di incertezza, ma allo stesso tempo d’urgenza, alcuni governi hanno preso una posizione in deroga ai precetti sciaraitici. Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Pakistan hanno approvato il vaccino Sinopharm, mentre il governo di Singapore ha autorizzato l’uso del vaccino Pfizer-BioNTech nel Paese.

L’Ufficio del Mufti del Consiglio Religioso Islamico di Singapore (MUIS), ha dichiarato sul suo sito web che il vaccino contro il Covid-19 rientra nelle necessità di base, in quanto è un vaccino salvavita. Ed ha aggiunto che “la visione religiosa del vaccino deve quindi assumere una posizione più olistica che trascenda la questione dell’halal-ness o dell’ammissibilità dei suoi ingredienti”.

Ci si aspetta che l’autorizzazione religiosa e governativa data ai vaccini anti-Covid prevalga sulle preoccupazioni dei musulmani relative al fatto che il vaccino sia halal o meno.

La situazione illustrata dimostra come la pandemia abbia evidenziato le carenze del settore farmaceutico, che non risponde perfettamente alle esigenze dei consumatori musulmani. Per questa ragione i governi di alcuni Paesi islamici hanno chiesto che alcuni farmaci siano prodotti localmente, in modo da evitare problemi di approvvigionamento in caso di future pandemie e di essere più vicini alle richieste degli utilizzatori. Gli sforzi governativi si uniscono a quelli del settore privato, per investire in un settore con grandi potenzialità ma ancora poco esplorato.

Il Paese che registra i maggiori investimenti nella industria farmaceutica halal è la Malesia, in cui cresce la consapevolezza, sia dei pazienti che dei medici, sulle opzioni religiosamente ammissibili per i musulmani.

Il presidente dell’Indonesia ha chiesto di porre fine alla dipendenza dalle importazioni, con piani per imporre che il 95% dei vaccini destinati alle strutture sanitarie nazionali vengano acquistati localmente. Il Paese ha anche introdotto una legge che richiede l’etichettatura e la certificazione halal obbligatorie per tutti i prodotti chimici e biologici.

L’Arabia Saudita ha fornito incentivi per rafforzare la produzione farmaceutica come parte dei suoi piani di diversificazione economica, con un trattamento preferenziale per le società straniere che producono localmente o che esportano nel Regno.

Tuttavia, non ci sono ancora abbastanza medicinali e ingredienti certificati halal per coprire una domanda che continua a crescere. Per questa ragione il settore rappresenta una grande opportunità per le aziende che vogliono affacciarsi su questi mercati.

I maggiori esportatori di farmaci verso il mondo islamico, che conta più 2 miliardi di consumatori, sono Germania, Francia, India, Stati Uniti e Inghilterra.

La Germania è il più grande esportatore di prodotti farmaceutici nei 57 paesi dell’OIC. La più grande economia dell’Unione Europea ha venduto circa 5,2 miliardi di dollari di prodotti farmaceutici alle nazioni OIC nel 2019, secondo lo State of the Global Islamic Economy 2020/21 di Salaam Gateaway. Ciò rappresenta circa il 13,5% di tutto l’export del settore farmaceutico verso i Paesi dell’Organizzazione.

Un’azienda certificata halal può sviluppare nuovi rapporti commerciali, diversificando e consolidando la propria presenza internazionale.

Oltre alle opportunità all’estero, dare maggior spazio e attenzione ai consumatori di altri Paesi può essere un buon modo per favorire la comprensione e l’integrazione dei musulmani presenti in Italia e in Europa, la cui domanda di prodotti halal sta crescendo sempre di più.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Cristiana Oliva, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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