Esportare Alimentari e Bevande in Cina

Esportare Alimentari e Bevande in Cina
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04 Marzo 2021
Categoria: Food & Beverage
Paese:  Cina

La Cina è sicuramente uno tra i mercati più attrattivi per le imprese che vogliono esportare prodotti agroalimentari e bevande. Accanto ad enormi opportunità si aprono però anche scenari complessi e variegati che, tuttavia, possono essere facilmente superati, avvalendosi di organismi come Invest Hong Kong, che mette a disposizione esperienza e servizi gratuiti anche in Italia.

Quale mercato aprirà per primo le porte dopo la pandemia? La Cina. Quale nazione ha ad oggi il tasso di crescita più elevato nel settore Food & Beverage fra le nazioni “avanzate”? La Cina. Negli ultimi anni, infatti, la Cina è diventata il più grande mercato di sbocco per i produttori di alimentari e bevande nel mondo, superando gli Stati Uniti per un controvalore di oltre 600 miliardi di dollari ed un tasso di crescita di oltre il 15% annuo.

Ma per quanto possa sembrare eccitante, le caratteristiche del mercato cinese possono essere impegnative per aziende e produttori stranieri. Sebbene il mercato offra un grande potenziale di crescita, mantiene comunque una struttura unica fatta di abitudini alimentari e fattori culturali che modellano la domanda.

Il mercato consumer cinese è in continua evoluzione. Per questo motivo, i marchi stranieri devono essere consapevoli e reattivi ai fattori ambientali, sociali ed economici che tendono ad influenzare maggiormente l’interesse dei consumatori.

In primis, non va assolutamente sottovalutata la relazione con i distributori: spesso non aiutano a promuovere un prodotto e se un marchio non sta andando bene lo abbandonano e optano per uno simile. Pertanto, una strategia di marketing on/off line è estremamente importante per sopravvivere in un mercato altamente competitivo come quello cinese. Certo l’e-commerce ha consentito ai marchi internazionali di entrare più rapidamente e facilmente di prima ma, a maggior ragione oggi, è richiesta una precisa strategia di comunicazione e marketing pianificata e concordata con professionisti del settore. Non basta l’etichetta “Made in Italy” o essere riconosciuti come eccellenza alimentare in Italia. Molti brand non riescono a vendere i loro prodotti a causa della mancanza di conoscenza della cultura cinese. Pertanto, è estremamente importante comprenderne la complessità e comportarsi di conseguenza.

In secondo luogo va presa in considerazione un’importante tendenza che interessa ormai tutti i mercati ma che è ancor più significativa in quello cinese: l’impennata dell’e-commerce. La popolazione cinese online ha superato i 731 milioni di persone, un numero pari alla popolazione totale dell’Europa. E a farla da padrone non sono soltanto i classici settori fashion e luxury. Negli ultimi cinque anni, infatti, il numero di persone che, in Cina, acquistano cibo o bevande è praticamente raddoppiato. Se all’aumento del potere di acquisto di larghi strati della popolazione si aggiungono il cambiamento dei gusti e la maggior attenzione alla genuinità ed alla qualità dei prodotti, si arriva facilmente a comprendere come l’import cinese di alimenti e bevande provenienti da Europa e Stati Uniti sia triplicato nell’arco di un solo lustro. Una tendenza in rapidissima crescita che non mostra segni di rallentamento e che apre interessanti opportunità per le imprese nostrane.

L’e-commerce in Cina è trainato dall’utilizzo massiccio di dispositivi mobili e dal fenomeno del “social commerce” attraverso le piattaforme di contenuti (WeChat su tutte). Oltre che sulle applicazioni mobili, i clienti possono essere coinvolti sui social media, dove sono estremamente attivi, e rispondere ad ogni post è considerato un obbligo. Tuttavia, gestire il coinvolgimento dei social media in Cina non è facile. Un commento negativo può rovinare l’immagine di un marchio, quindi le aziende dovrebbero coinvolgere le persone in un modo da comunicare l’identità del marchio tenendo presente le preferenze dei clienti.

In Cina, i consumatori cercano costantemente nuovi e affidabili marchi di cibo e bevande, ma prima devono essere informati sui vantaggi del prodotto.

Last but not least, la registrazione dei diritti di proprietà intellettuale è un must al fine di proteggere il marchio da prodotti contraffatti. 

In questo senso, un enorme passo in avanti è stato compiuto proprio qualche giorno fa, con l’entrata in vigore il primo marzo dell’accordo bilaterale stipulato tra Cina ed Unione Europea che prevede la mutua protezione di 200 prodotti di identificazione geografica protetta. Con 26 denominazioni, l’Italia è il Paese più rappresentato nella lista dei cento alimenti europei che saranno tutelati da Pechino, tra i quali figurano molti dei prodotti italiani più contraffati come il Grana Padano, la Mozzarella di bufala campana, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma. Nel corso dei prossimi quattro anni, l’accordo si espanderà fino a coprire altri 175 nomi da entrambe le parti.

Il ruolo di Hong Kong

In quanto città cosmopolita, Hong Kong è la principale località turistica dell’Asia ed è rinomata per la sua vasta gamma di sapori orientali e occidentali. Questi aspetti caratterizzano Hong Kong come trend setter per quanto concerne le novità e le eccellenze, non solo nel comparto moda, ma anche in quello più sofisticato dell’agroalimentare e della ristorazione.

Altro fattore essenziale per il successo di Hong Kong è l’esenzione da dazi su prodotti alimentari e bevande alcoliche fino a 30 gradi. Se a questo si aggiungono gli eccellenti standard logistici e le modernissime infrastrutture di trasporto, nonché una legislazione su lavoro e protezione della proprietà “business friendly”, ecco composto il quadro ottimale che incentiva molti operatori del F&B ad optare per Hong Kong quale “vetrina” principale per lo sviluppo imprenditoriale in Cina ed in Asia.

Anche nel caso di Hong Kong è fondamentale pianificare e mettere in conto investimenti adeguati per confezionare un’adeguata campagna di penetrazione commerciale. L’ausilio di importatori/agenti e/o distributori può servire solo in una prima fase come testing del mercato, ma da subito va rafforzato con un apposito supporto, magari un project manager dedicato, che alimenti costantemente la comunicazione ed i rapporti con i propri interlocutori locali.

In questo senso diventa una scelta prioritaria quella di stabilire una “testa di ponte” in loco proprio per superare tutti gli ostacoli che un commercio a distanza rende essenziali. Disporre di uno stock di merci sul sito, favorire il tasting attraverso eventi ad hoc o manifestazioni fieristiche locali, sostenere le vendite con azioni promozionali e scontistica o, più semplicemente, fungere da backoffice immediato per ogni tipo di problematica con clienti o distributori può determinare il successo o meno di un marchio.

Hong Kong in questo senso offre l’incomparabile vantaggio di una lingua franca come l’inglese ed una legislazione di stampo occidentale. E proprio per aiutare le aziende italiane del food e della ristorazione a compiere questo passo, InvestHK mette a disposizione il suo personale qualificato a Milano e a Hong Kong. Si tratta di un dipartimento del Governo di Hong Kong, che offre gratuitamente assistenza e informazioni utili per stilare un business plan, dispone di un Team specializzato per l’analisi di progetti relativi a F&B, Vino e Ristorazione e di una propria rete di “service providers” (dall’avvocato al commercialista, dalla società di recruitment all’agenzia immobiliare, dai media planner ai professionisti nella promozione e comunicazione).

Se il vostro business sente il richiamo della Cina il primo passo è proprio quello di mettersi in contatto con il team italiano di Invest Hong Kong (italy@investhk.com.hk - WhatsApp +39 338 884 7287) e valutare insieme a loro le azioni più efficaci, la scelta dei prodotti e delle strategie più opportune.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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