Il settore legno-arredo italiano, da sempre punta di diamante del Made in Italy nel mondo, ha archiviato il primo trimestre del 2025 con un export pari a 4,7 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-0,4%). Una tenuta che, tuttavia, va letta con attenzione, perché nasconde dinamiche molto diverse a seconda dei comparti e dei mercati di destinazione.
Il monitor trimestrale di FederlegnoArredo evidenzia infatti un quadro composito, in cui alla stabilità dei numeri complessivi si contrappongono segnali di rallentamento in alcune aree storicamente strategiche, come Germania e Francia, e segnali di dinamismo in mercati extra-UE emergenti, come gli Emirati Arabi Uniti. Il tutto in un contesto geopolitico incerto, aggravato dalla crescente pressione competitiva della Cina e dallo spettro dei dazi USA.
Arredamento in flessione, legno in recupero
A livello settoriale, la performance dell’export si divide in due: da un lato il macrosistema arredamento, che registra un calo dell’1,1%, fermandosi a 3,4 miliardi di euro, e dall’altro il comparto legno, che chiude in territorio positivo con un +1,6% e un valore export di 1,25 miliardi.
All’interno dell’arredo, la flessione è più marcata nei segmenti delle cucine (-8,3%) e dell’arredo per uffici (-9,8%), che scontano una domanda debole sia in Italia che all’estero. Il comparto legno, invece, beneficia del buon andamento delle finiture per edilizia (+9,7%), un segnale incoraggiante legato probabilmente alla ripresa di alcuni progetti immobiliari nei mercati esteri.
Europa in rallentamento, USA e MENA in crescita
Dal punto di vista geografico, l’export verso i Paesi dell’Unione Europea – che assorbe più della metà delle vendite estere del settore – si mantiene pressoché stabile a 2,5 miliardi di euro (-0,2%). Tuttavia, all’interno dell’area si registrano segnali contrastanti: Francia e Germania, due mercati tradizionalmente forti per il legno-arredo italiano, perdono rispettivamente il 4,2% e il 2,6%, evidenziando una flessione della domanda e una concorrenza sempre più agguerrita da parte dei produttori locali e internazionali.
In netta controtendenza, invece, il mercato statunitense, che segna un incremento del 3% nel primo trimestre. Un risultato che, secondo molti operatori, è legato a una strategia di anticipazione degli ordini da parte degli importatori USA, in vista dei dazi che entreranno in vigore dal 1° agosto 2025. L’incertezza legata alla politica commerciale americana rappresenta un fattore di rischio importante per le aziende italiane, che si trovano a dover ricalibrare le proprie strategie in un contesto di crescente protezionismo.
Decisamente positivo anche l’andamento dei mercati MENA, in particolare degli Emirati Arabi Uniti, che con un balzo dell’11,1% e oltre 108 milioni di euro di export confermano il loro ruolo di hub strategico per l’intera area del Golfo. Un trend che potrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, grazie alla crescente richiesta di prodotti di alta gamma e design italiano nei grandi progetti residenziali e commerciali della regione.
Cina e Arabia Saudita deludono
Meno incoraggianti i dati provenienti dalla Cina e dall’Arabia Saudita, che segnano rispettivamente un calo del 16,4% e del 13,5%. Nel caso cinese, oltre alla debolezza della domanda interna, pesa anche l’aumento della produzione locale a basso costo e la crescente autosufficienza di Pechino in diversi segmenti del mobile. Una situazione che richiede nuove chiavi di lettura e, forse, un ripensamento del posizionamento del prodotto italiano in quel mercato.
Cresce la pressione cinese anche sul mercato interno
Un altro elemento che merita attenzione è il forte incremento delle importazioni di mobili dalla Cina verso l’Italia: +25% solo nel mese di marzo e +38,2% nel primo trimestre. Un dato che testimonia la crescente competitività dei prodotti cinesi in termini di prezzo, e che potrebbe avere effetti importanti sulla filiera italiana, soprattutto sul fronte della produzione di fascia media.
Produzione nazionale in leggera ripresa
Nonostante le ombre, alcuni segnali positivi arrivano dalla produzione industriale, che ad aprile 2025 ha registrato un incremento del 7,1% per il mobile e del 2,7% per il comparto legno. Si tratta di una ripresa importante, anche se non ancora sufficiente a compensare le incertezze legate all’export e alla domanda interna, che resta ancora debole.
Tra speranza e prudenza
Le previsioni per l’intero 2025 restano improntate alla cautela. Secondo le aziende intervistate da FederlegnoArredo, l’export potrebbe crescere del 7,1%, mentre il mercato interno dovrebbe attestarsi a +2,8%. Stime che, come ha sottolineato lo stesso presidente Claudio Feltrin, vanno interpretate più come “speranze” che come certezze, alla luce dell’evoluzione instabile dei mercati.
Il primo trimestre 2025 ci restituisce l’immagine di un settore solido ma esposto a molteplici pressioni: da un lato il rallentamento dei mercati europei, dall’altro la concorrenza cinese e il rischio dazi USA. In questo scenario, le imprese italiane dovranno puntare con decisione su diversificazione geografica, investimenti in innovazione, rafforzamento del presidio commerciale nei mercati extra-UE (in particolare MENA e Nord America) e su un maggiore orientamento alla sostenibilità, leva strategica ormai imprescindibile nel posizionamento globale del Made in Italy.