Gli oltre 400 milioni di consumatori cinesi che acquistano beni attraverso Alibaba, colosso e-commerce fondato da Jack Ma nel 1999 per connettere i produttori cinesi con acquirenti e distributori stranieri, fanno gola alle imprese di tutto il mondo.

Fra queste ci sono le 50mila imprese attive sul territorio reggiano che - come spiega il direttore generale della Camera di commercio di Reggio Emilia, Michelangelo Dalla Riva - intendono puntare con maggiore determinazione sull’export con l’obiettivo di “almeno raddoppiare il numero di imprese esportatrici che oggi sono circa 3mila in provincia”.

Attenzione però perché sbarcare su Alibaba non è sinonimo di successo. “Non siamo intermediari, mettiamo solo a disposizione l’infrastruttura tecnologica e di marketing per vendere in Cina”, questo il pensiero espresso da Manfredi Minutelli, business development manager di Alibaba Italia, di fronte alla sala convegni della Camera di commercio di Reggio Emilia, ente che avviato un progetto strutturato con il colosso dell’e-commerce asiatico per potenziare internazionalizzazione delle imprese locali.

Oggi sono 132 i flagshipstore italiani oggi presenti sulla piattaforma creata da Jack Ma e su Tmall (il grande centro commerciale virtuale per il retail B2C), principalmente della moda e del food&wine.

Ma quanto costa entrare a far parte di questo enorme marketplace?

La fee richiesta varia dai 5 ai 10mila dollari l’anno, dal 2 al 5% per ogni transazione commerciale a seconda della merceologia e un altro 1% per il pagamento tramite Alipay (unico sistema consentito), senza contare 25mila dollari di deposito cauzionale e tutti i costi per la gestione e manutenzione del sito con un partner.

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